Detenuti: devono essere trattati con più umanità

Il monito lanciato dalla prima sezione penale della Corte di Cassazione è chiaro, e non lascia spazio ad alcuna ambiguità: i detenuti chiusi nelle carceri non devono soffrire per trattamenti contrari al senso di umanità, soprattutto se già si trovano in condizioni di salute precarie. Le pene inflitte, infatti, non dovrebbero mai superare l’umana tollerabilità. Le carceri italiane sono strapiene di persone. Sono ormai all’ordine del giorno i suicidi dei detenuti all’interno degli istituti penitenziari: è la diretta conseguenza di un sistema giuridico penale che sta collassando. Sulla scorta degli ultimi episodi di cronaca e in risposta ad una vicenda

Il monito lanciato dalla prima sezione penale della Corte di Cassazione è chiaro, e non lascia spazio ad alcuna ambiguità: i detenuti chiusi nelle carceri non devono soffrire per trattamenti contrari al senso di umanità, soprattutto se già si trovano in condizioni di salute precarie. Le pene inflitte, infatti, non dovrebbero mai superare l’umana tollerabilità.

Le carceri italiane sono strapiene di persone. Sono ormai all’ordine del giorno i suicidi dei detenuti all’interno degli istituti penitenziari: è la diretta conseguenza di un sistema giuridico penale che sta collassando. Sulla scorta degli ultimi episodi di cronaca e in risposta ad una vicenda sulla quale è stata chiamata a giudicare, la Suprema Corte è intervenuta con la sentenza n. 30511/2010. La pronuncia accoglie il ricorso di un detenuto che doveva scontare una pena pari a cinque anni di reclusione, e che a causa di un intervento chirurgico per asportare un cancro al cervello, aveva chiesto il differimento della pena.

Il Tribunale di sorveglianza aveva rigettato la richiesta, negando al detenuto malato il regime dei domiciliari. Motivo? Il reato che il detenuto stava scontando impediva che potesse uscire dal carcere, e poi la detenzione non era incompatibile con la malattia in atto. La Corte di Cassazione ha ribaltato le cose, pronunciandosi a favore del detenuto, invocando a tal proposito un articolo della Costituzione italiana che sancisce il “diritto alla salute”, che è sacrosanto ed inviolabile per ognuno di noi.

I giudici della Corte hanno quindi preteso che il detenuto ricevesse un trattamento più umano, sancendo un principio cui uniformare le successive pronunce giurisprudenziali. L’organizzazione delle carceri e la vivibilità al loro interno deve diventare un obiettivo prioritario, se si vuole impedire che questi uomini perdano, insieme alla libertà, anche la loro dignità di persone. Ben vengano, quindi, interventi come questo da parte della Corte di Cassazione. Ma forse il problema è a monte, ed è all’origine che bisognerebbe intervenire.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.