Corte Costituzionale: la confisca per guida in stato di ebbrezza non può essere retroattiva.

Ebbrezza: la confisca non è retroattiva.

Con la recente sentenza n. 196 del 04/06/2010, la Corte Costituzionale è stata chiamata a decidere sulla questione di legittimità dell’art. 186 del codice della strada.

E’ stata dichiarata l’illegittimità costituzionale, limitatamente alle parole “ai sensi dell’articolo 240, secondo comma, del codice penale”, dell’articolo 186 comma 2 lettera c), del Codice della Strada, come modificato dell’art. 4, comma 1, lettera b), del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 24 luglio 2008, n. 125.

Cosa vuol dire?

Vuol dire che la confisca a seguito di condanna o patteggiamento per il reato di guida in stato di ebbrezza, nella fattispecie di cui all’art. 186, comma 2) lett. C (tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l), è sempre obbligatoria, ma non potrà essere applicata per i reati commessi prima dell’entrata in vigore del DL 92/2008.

Ciò perchè sono state chiarite la natura e la funzione della misura.

La Consulta non ritiene che la confisca abbia natura di misura preventiva (che ha giustificato, sino ad oggi, l’applicazione retroattiva della norma) ma ha una funzione prettamente sanzionatoria.

L’istituto della confisca, disciplinato dall’art. 240 c.p., consiste nell’espropriazione da parte dello Stato di tutte le cose impiegate o destinate alla commissione del reato, compresi i beni costituenti il prodotto ed il profitto dell’attività illecita, quando sia stata pronunciata condanna. Si tratta dell’unica misura di sicurezza patrimoniale di tipo reale prevista dal nostro ordinamento, infatti il giudizio di pericolosità che il giudice deve formulare non riguarda la persona del reo, ma la cosa che, rimanendo a disposizione dell’autore del reato, potrebbe indurlo a commettere un nuovo reato.

L’art. 240 prevede la confisca quale misura facoltativa, di conseguenza, solo se il giudice rilevi un nesso di pertinenzialità tra la cosa ed il reato per il quale si procede, potrà deliberare per il relativo provvedimento.

La Consulta spiega, invero, che: “…. la confisca che dovrebbe essere applicata nel giudizio a quo, al di là della sua qualificazione formale, presenti «una funzione sanzionatoria e meramente repressiva» e non invece preventiva. A tale conclusione il remittente perviene sulla base della duplice considerazione che tale «misura è applicabile anche quando il veicolo dovesse risultare incidentato e temporaneamente inutilizzabile» (e, dunque, «privo di attuale pericolosità oggettiva») e che la sua operatività «non impedisce in sé l’impiego di altri mezzi da parte dell’imputato, dunque un rischio di recidiva», sicché la misura della confisca si presenta non idonea a neutralizzare la situazione di pericolo per la cui prevenzione è stata concepita.

 D’altra parte, il carattere sanzionatorio, proprio di tale misura, risulta confermato da quanto ritenuto da questa Corte in relazione alla confisca di ciclomotori o motoveicoli, prevista dall’art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada, allorché detti mezzi siano «utilizzati per commettere un reato».

Questa Corte – nel ritenere «non irragionevole la scelta del legislatore di prevedere una più intensa risposta punitiva, allorché un reato sia commesso mediante l’uso di ciclomotori o motoveicoli» – ha qualificato come «sanzione accessoria» tale forma di confisca (sentenza n. 345 del 2007, in particolare il punto 5. del Considerato in diritto).

Né, infine, vanno trascurate le peculiari circostanze con riferimento alle quali la citata sentenza è pervenuta a tale conclusione, essendosi questa Corte pronunciata relativamente ad un’ipotesi di confisca disposta proprio «nel caso contemplato dall’art. 186 del codice della strada», rispetto al quale si è riconosciuto «un rapporto di necessaria strumentalità tra l’impiego del veicolo e la consumazione del reato», giustificando, così, anche su queste basi, l’affermazione della natura sanzionatoria della confisca del mezzo (sentenza n. 345 del 2007, ancora al punto 5. del Considerato in diritto).

In conclusione, da quanto sopra consegue che, per rendere compatibile con l’art. 7 della CEDU – e quindi con l’art. 117, primo comma, Cost. – il novellato testo dell’art. 186, comma 2, lettera c), del codice della strada, è sufficiente limitare la declaratoria di illegittimità costituzionale alle sole parole «ai sensi dell’articolo 240, secondo comma, del codice penale», dalle quali soltanto deriva l’applicazione retroattiva della misura in questione.

Tale esito è, infatti, sufficiente a recidere il legame che – in contrasto con le indicazioni ricavabili dalla giurisprudenza tanto di questa Corte, quanto di quella di Strasburgo – l’art. 4, comma 1, lettera b), del decreto-legge n. 92 del 2008, convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge n. 125 del 2008, ha inteso stabilire tra detta ipotesi di confisca e la disciplina generale delle misure di sicurezza patrimoniali contenuta nel codice penale.

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