Fallimento: per l’istanza non è sufficiente il titolo provvisoriamente esecutivo del creditore.

Il creditore munito di titolo provvisoriamente esecutivo non può chiedere il fallimento del debitore.

Il Tribunale di Cagliari, con strutturata motivazione, si è pronunciato, lo scorso 4 gennaio 2010, in ordine alla legittimità dell’istanza di fallimento da parte del creditore, chiarendo come non sia sufficiente il possesso di un titolo provvisoriamente esecutivo.

Quanto all’accertamento della legittimità del creditore a proporre istanza di fallimento, il giudice cagliaritano ha chiarito quanto segue:

prima della riforma fallimentare, il creditore poteva proporre istanza di fallimento qualora il suo credito discendesse da una sentenza o da altro provvedimento giudiziale (ad es. decreto ingiuntivo) soggetto ad impugnazione o già impugnato (ad es. con opposizione a decreto ingiuntivo).

E ciò in quanto si riteneva che il thema decidendum nel procedimento volto alla dichiarazione di fallimento era costituito dalla sussistenza dei relativi presupposti legali, con la conseguenza che l’esistenza del credito del ricorrente poteva essere valutata incidenter tantum.

Nell’attuale quadro normativo, una volta venuto meno il potere di dichiarare d’ufficio il fallimento, l’attitudine del procedimento a pervenire ad una pronunzia sul merito della domanda è necessariamente condizionata dalla sussistenza del soggetto ricorrente della legittimazione ad agire.

Quanto al creditore, l’accertamento del credito costituisce un passaggio imprescindibile per il tribunale potendosi dichiarare il fallimento solo dopo avere accertate che il soggetto che ha proposto il ricorso è dotato della necessaria legittimazione ad agire.

Un simile accertamento trova i suoi limiti nella necessità di fondare la dichiarazione di fallimento su dati certi che non debbano poi essere smentiti né in ambito strettamente endo- fallimentare (con riferimento alla procedura per la verifica dei crediti), né in relazione all’esito della pronunzia giudiziaria investita prima della dichiarazione di fallimento della res litigiosa.

In altri termini, se dopo l’apertura del fallimento il credito del creditore istante non venisse ammesso al passivo, ciò significherebbe che la legittimazione del creditore istante era carente già prima della pronunzia dichiarativa di fallimento.

E la prova dell’esistenza certa del credito che sia oggetto di accertamento giudiziale, anche ove il creditore fosse munito di un titolo solo provvisoriamente esecutivo, in realtà non può ancora dirsi raggiunta.

“Quando è pendente davanti all’autorità giudiziaria il giudizio in ordine l’accertamento di una obbligazione deve escludersi che la stessa possa considerarsi esistente sino a che quella pronunzia di accertamento non sia stata emanata ed abbia acquisito la definitività di giudicato.

Quando un’obbligazione è supportata da un titolo provvisoriamente esecutivo la sua carenza di definitività è in re ipsa poiché il titolo provvisoriamente esecutivo è temporaneo per definizione”.

la sentenza (dal caso.it):

 TRIBUNALE DI CAGLIARI – 4 gennaio 2010

 

 

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