Attenuanti generiche all’immigrato che compie reato ma vive in condizioni di disagio

L’immigrato che commette un reato nel nostro Paese, ma che versa in condizioni disagiate, può avere diritto alle attenuanti generiche. Di recente è intervenuta la Corte di Cassazione su questo argomento, emettendo la sentenza n. 22212 del 10 giugno 2010. Questo è il caso di specie che i giudici si sono trovati a dover risolvere: un immigrato viene condannato in primo grado per il reato di danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale, e il Tribunale gli ha riconosciuto le attenuanti generiche. Successivamente la procura di Torino ha inoltrato un ricorso, sulla base del fatto che le attenuanti generiche non possono

L’immigrato che commette un reato nel nostro Paese, ma che versa in condizioni disagiate, può avere diritto alle attenuanti generiche. Di recente è intervenuta la Corte di Cassazione su questo argomento, emettendo la sentenza n. 22212 del 10 giugno 2010.

Questo è il caso di specie che i giudici si sono trovati a dover risolvere: un immigrato viene condannato in primo grado per il reato di danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale, e il Tribunale gli ha riconosciuto le attenuanti generiche.

Successivamente la procura di Torino ha inoltrato un ricorso, sulla base del fatto che le attenuanti generiche non possono essere concesse solo perché l’immigrato versa in condizioni disagiate, ed anche perché i reati commessi sono stati contraddistinti da “pervicacia” e “gratuita violenza”.

La sesta sezione penale della Suprema Corte, chiamata a pronunciarsi sul caso di specie, ha ribadito che il Tribunale ha concesso le attenuanti generiche sulla base delle “disagiate condizioni di vita” dell’immigrato, non certo per la sua incensuratezza. Questa pronuncia della Corte di sicuro scatenerà un vespaio di polemiche nell’opinione pubblica. Il caso può sicuramente essere compreso tra quelli previsti all’art.62 del codice penale, ed anche alla luce della l. 24 luglio 2008 n. 125.

La condotta ed il dolo dell’immigrato, che sono stati giudicati di una certa gravità e intensità, rientrano comunque nella pena fissata dal Tribunale (due mesi e dieci giorni superiore a quella fissata nel minimo edittale previsto per il reato più grave, che è quello resistenza a pubblico ufficiale).

In effetti, anche se sono state concesse le attenuanti generiche, comunque la pena stabilita per i reati commessi è più alta rispetto al minimo edittale, proprio perché vi è stato dolo e violenza da parte dell’immigrato. Di questo la Suprema Corte tiene conto, e quindi perché non dovrebbe considerare allo stesso modo le condizioni di vita disagiate dell’autore del reato, che potrebbero averlo condotto alla commissione dei reati?

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