Il nuovo danno biologico: la cd. “personalizzazione”.

La personalizzazione del danno non patrimoniale.

Dopo le famose sentenze dello scorso 2008, il danno biologico potrà ancora essere determinato in via equitativa in base a criteri standardizzati e predeterminati (età, attività svolta, etc) attraverso le “Tabelle”, purché il risultato sia personalizzato, in base al caso concreto.

 Interviene un’ulteriore pronuncia della Cassazione, n. 9921 dello scorso 26 aprile 2010.

La Suprema Corte afferma che: “la liquidazione equitativa del danno biologico può essere legittimamente effettuata dal giudice sulla base di criteri standardizzati e predeterminati, assumendosi come parametro il valore medio per punto, calcolato sulla inedia dei precedenti in virtù della cosiddette “tabelle” presso l’ufficio giudiziario, purchè il risultato, in tal modo raggiunto, venga poi “personalizzato”, tenendo conto della particolarità del caso concreto e della reale entità del danno.”

Il riconoscimento di una somma, previsto dalle tabelle in uso, per ogni punto di invalidità permanente, a titolo di risarcimento da danno biologico, può essere effettuato in via equitativa, tenendo conto di tutte le correzioni necessarie in base alle condizioni personali della infortunata e di tutte le limitazioni conseguenti ai postumi permanenti accertati.

Si tratta di una valutazione equitativa, che tiene conto dell’adeguamento al caso concreto richiesto dalla consolidata giurisprudenza di questa Corte in casi del genere.

In definitiva, può sempre farsi riferimento alla “vecchia” metodologia di calcolo, purché poi, venga applicata e modificata a seconda del caso concreto sì da operare, se del caso, anche un aumento o una diminuzione dell’importo conteggiato.

Per personalizzare il danno non patrimoniale sarà necessario provare, con ogni mezzo, anche il danno morale, che, alla luce della nuova interpretazione, potrà ben essere superiore al danno biologico laddove ne sia data concreta prova e sempre nell’alveo di un’unica voce di danno non patrimoniale.

Una risposta

  1. cristina dr.ferri

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