Debutta la Class action pubblica

Con la direttiva n. 4/2010 del 25 febbraio, il Ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta ha voluto imprimere un’accelerazione alla possibilità di promuovere la class action contro un ufficio pubblico. Il Ministro con tale direttiva ha spiegato che le azioni collettive sono “già esperibili” quando gli enti violano termini o non adottano “atti amministrativi generali obbligatori e non aventi contenuto normativo” entro un calendario stabilito dalla legge. In sostanza le azioni collettive possono essere promosse con riferimento a quegli atti di programmazione imposti ai vari livello di governo, la cui mancata adozione danneggi “interessi giuridicamente rilevanti” di una pluralità di

Con la direttiva n. 4/2010 del 25 febbraio, il Ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta ha voluto imprimere un’accelerazione alla possibilità di promuovere la class action contro un ufficio pubblico.

Il Ministro con tale direttiva ha spiegato che le azioni collettive sono “già esperibili” quando gli enti violano termini o non adottano “atti amministrativi generali obbligatori e non aventi contenuto normativo” entro un calendario stabilito dalla legge.

In sostanza le azioni collettive possono essere promosse con riferimento a quegli atti di programmazione imposti ai vari livello di governo, la cui mancata adozione danneggi “interessi giuridicamente rilevanti” di una pluralità di cittadini.

Quando manca un atto di programmazione e la sua latitanza blocca una serie di soggetti nell’esercizio di un diritto (es. la casa popolare) o di un’attività (es. l’apertura di un’attività commerciale), l’azione collettiva può essere esercitata.

Saranno senza dubbio i sindaci dei comuni i più esposti a eventuali rivendicazioni per mezzo dell’azione collettiva proprio in virtù dell’esistenza di rapporti diretti con i cittadini.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.