L’intervento dei creditori nel processo esecutivo

forma e tempo dell’intervento del sequestrante, ex art. 499 c.p.c. nel pignoramento presso terzi

L’intervento dei creditori nel processo esecutivo è disciplinato dall’art. 499 del codice di procedura civile. Con la riforma del 2006, il legislatore ha esteso la possibilità di spiegare intervento anche ai creditori non muniti di titolo esecutivo, quali quelli che avevano, al momento del pignoramento, eseguito un sequestro sui beni pignorati.

Ora, se il creditore sequestrante viene ritualmente avvisato del procedimento esecutivo (nella specie pignoramento presso terzi sulle somme da lui sequestrate), quali sono i termini e le forme dell’intervento?

Pubblichiamo di seguito due ordinanze relative ad un procedimento di pignoramento presso terzi patrocinato dal nostro studio, l’una di assegnazione e l’altra a seguito di opposizione agli atti esecutivi promossa dai sequestranti esclusi.

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L’intervento del sequestrante nel pignoramento presso terzi. Forma dell’intervento ex art. 499 c.p.c.. Intervento tempestivo e intervento tardivo. Assegnazione dei crediti. Sospensione del procedimento esecutivo. Insussistenza.

Proced. Esec. Mobil. N° 348/08 (pignoramento presso terzi) e del creditore

Il Giudice dell’esecuzione,

A scioglimento della riserva di cui al verbale il data 13.05.2008, pronunciando sulla richiesta di sospensione (avanzata dai difensori dei sequestranti ******* e ******, come da “comparse” depositate all’udienza del 6.05.2008 a seguito di chiamata ex art. 547, III comma c.p.c.), nonché sulle richieste di assegnazione dei creditori

OSSERVA

A)….La richiesta di sospensione è palesemente infondata. Invero la misura cautelare patrimoniale del sequestro conservativo non costituisce e non si traduce in una causa legittima di prelazione che dia luogo ad un diritto del creditore (che resta non munito di titolo esecutivo fin tanto che questo non si formi) a soddisfarsi sui beni sequestrati con carattere di priorità rispetto agli altri creditori. Al contrario, gli effetti dell’esecuzione nella misura ha il solo scopo di impedire la sottrazione del bene, da parte del debitore, alla garanzia patrimoniale del creditore impedendo, altresì, al debitor debitoris, nel caso di sequestro di crediti presso terzi, di liberarsi dalla sua obbligazione nel caso di pagamento effettuato al di fuori delle disposizioni date dal giudice (secondo l’espressa previsione di cui all’art. 543, comma 2, n° 2 c.p.c.) per tale dovendosi intendere il giudice dell’esecuzione, individuato in quello del luogo di residenza del terzo, per effetto del richiamo alle modalità del pignoramento presso terzi contenuto nell’art. 678 per il sequestro di crediti.

Peraltro anche le causa legittime di prelazione, neppure quelle di carattere reale, precludono ai creditori chirografari la pignorabilità dei beni gravati dalla garanzia, salva la facoltà di intervento dei creditori titolari della prelazione con diritto ad essere antergati in sede distributiva.

B)….Proprio perché l’esistenza del sequestro non impedisce agli altri creditori di potersi soddisfare sui beni sequestrati il codice di rito prevede espressamente (in deroga ed in aggiunta alle regole generali) ed in modo similare alla posizione dei creditori iscritti, che:

a) nel caso che il terzo dichiari la esistenza di precedenti sequestri (come si è verificato nella specie con la dichiarazione scritta 10.3.2008 dei sequestranti *******) il creditore procedente deve chiamare nel processo il sequestrante (adempimento che si attua, per espressa previsione di cui all’art. 158 disp. att. C.p.c., mediante la notifica dell’avviso di pignoramento di cui all’art. 498 c.p.c., nella specie eseguita con le forme della citazione che però ha la stessa valenza in ragione dell’effettivo contenuto dell’atto);

b) in assenza del detto avviso il giudice non può procedere all’assegnazione per 4espresso divieto imposto dall’ultimo comma dell’art. 498 cit.;

c) al creditore sequestrante, anche al di fuori e prima della conversione del sequestro in pignoramento, ex artt. 686 c.p.c. e 156 disp. att. C.p.c. (che presuppone la formazione di un titolo esecutivo anche se non definitivo), è consentito l’intervento ex art. 499 comma 1 c.p.c. in deroga al principio generale secondo cui per intervenire in un procedimento di esecuzione occorre vantare crediti fondati su titolo esecutivo.

C)….Tutta la ricordata disciplina conferma che non v’è alcuna preclusione all’assegnazione di crediti sequestrati che siano stati successivamente pignorati da altri creditori. Anzi, il codice di rito proprio per tale eventualità circonda la posizione del sequestrante di garanzie che valgono a consentirne l’intervento per far valere anticipatamente le proprie pretese creditorie (v. in particolare sul punto l’art. 499 comma 1 e la procedura per interpello del debitore prevista specificamente dal successivo comma 5 proprio per far assumere stabilità endoprocedimentale alla posizione del creditore intervenuto non munito di titolo esecutivo, in vista della fase di assegnazione o di distribuzione).

Tanto basta per rigettare la richiesta di sospensione del procedimento esecutivo che non trova alcuna ragione legittimante nel nostro ordinamento.

Chiarito che la esistenza del sequestro non sottrae alla garanzia degli altri creditori il bene colpito dalla misura (cose o crediti) deve darsi corso alla fase di assegnazione ai sensi dell’art. 553 c.p.c..

A tal fine va osservato che:

–oltre al creditore procedente **************, munito di titolo esecutivo

— risulta intervenuto ***************** con atto depositato il 18.3.2008, anch’egli munito di titolo esecutivo;

— di contro, i creditori sequestranti ************* (anch’essa debitrice, verso il creditore procedente *********, in solido con l’esecutato ***************, in forza del D.I. posto a base del pignoramento presso terzi) e ***********, si sono costituiti con le depositate “comparse di costituzione e risposta” che, però, non hanno il contenuto né la forma di cui all’art. 499 cp.pc., vale a dire la domanda per partecipare alla distribuzione notificata al debitore, entro dieci giorni successivi al deposito.

Ora, se può ritenersi integrata – sia pure tardivamente rispetto alla prima udienza di cui all’art. 551 che rinvia all’art. 525 c.p.c. – la domanda di partecipazione alla distribuzione per ************ in forza della richiesta del difensore contenuta nella parte finale del verbale del 13.5.2008 (ove si legge ” l’avv. ****** insiste se del caso, per la distribuzione in favore di *********, dell’importo sequestrato …” richiesta non contenuta nella comparsa) certo è, in ogni caso, che l’intervento non risulta notificato al debitore esecutato, ai sensi dell’ art. 499, comma 3 benché esperito dal creditore non munito di titolo esecutivo sicché manca l’adempimento necessario per ritenere instaurato il contraddittorio nel confronti del debitore stesso. Né può ritenersi superflua, ai fini dell’instaurarsi del formale contraddittorio sulla tardiva domanda di intervento, la necessità della detta notifica per essere il debitore rappresentato dal difensore avv. *********. Invero, deve rilevarsi che:

— per un verso l’avv. ******* è comparso in udienza in forza di procura che risulta rilasciata su un foglio a parte non accessorio a scritti difensivi sicché essa avrebbe dovuta avere la forma dell’atto pubblico ex art. 83 c.p.c. e non quella di scrittura privata autenticata dal difensore;

— per altro verso, la notifica ex art. 499, comma 3 c.p.c., per essere idonea a costituire il contraddittorio avrebbe dovuta essere effettuata al debitore personalmente per consentire la sua presa di posizione in vista dell’interpello prevista dal successivo comma 5 che mira a provocare una presa di posizione (non delegabile al difensore) con effetti ben determinati ed irreversibili in ordine alla incontestabilità endoprocessuale del credito non sorretto da titolo esecutivo.

Quanto alla posizione dell’altro creditore sequestrante (***********) valgono le stesse considerazioni con la particolarità ulteriore che non risulta proposta, neppure tardivamente, domanda per partecipare alla distribuzione.

Da quanto detto discende che le comparse di costituzione e risposta del creditori sequestranti non possono qualificarsi come atti di intervento in difetto dei requisiti di petitum e di forma propri del ricorso per intervento con la conseguenza che deve darsi corso all’assegnazione di cui all’art. 553 c.p.c. distribuendo la somma pignorata presso i terzi *********, ammontante ad €. ********** solo tra la creditrice procedente ******* ed il creditore tempestivamente intervenuto **********.

Dall’atto di precetto, non contestato, risulta azionato per la ********* il credito si €. *********** e per il ************* il credito di €. ********* per un totale complessivo di €. ************ di poco superiore alla somma disponibile di €. ************.

Conseguentemente, fatte le dovute proporzionali riduzioni, per le causali indicate in precetto, escluse le sole voci per le consultazioni e corrispondenza

— alla ************* va assegnato l’importo di €. **********

— a *********** l’importo di €. ***********

Restando incapienti gli interessi successivi e le spese del presente procedimento oltre che parte delle spese di precetto.

PQM

Rigetta la richiesta di sospensione di questo procedimento esecutivo;

ASSEGNA

La somma di €. ************** dovuta da ********, ****** e ******* a ********, salvo esazione

— alla ********* per l’importo di €. ***********

— a ***************** per l’importo di €. ********

Dichiara l’incapienza del credito pignorato per la parte residua di spese esposte in precetto e per le spese di questo procedimento.

Manda alla cancelleria per le comunicazioni di rito.

Così deciso nella camera di consiglio del Tribunale di Pescara il 15.5.2008

Il Giudice dell’esecuzione

Dott. Angelo ZACCAGNINI

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Opposizione agli atti esecutivi. Sospensione del processo. Interesse ad agire dei sequestranti. Non sussiste. Soddisfazione dei creditori. Postergazione dei creditori tardivi. Sussistenza.

Proced. Esec. Mobil. N° 348/08 (pignoramento presso terzi)

Il Giudice dell’esecuzione

A scioglimento della riserva di cui al verbale in data 14.10.2008, pronunciando sulla richiesta di sospensione (avanzata dai difensori dei sequestranti ************** e ************) come da atto di opposizione depositato il 22.5.2008

OSSERVA

L’ordinanza di assegnazione del credito pignorato costituisce l’atto finale del procedimento di espropriazione presso terzi e con essa, propriamente, si realizza l’esecuzione forzata; essa è quindi, compresa nella categoria degli atti di esecuzione contro i quali l’art. 617 concede il rimedio della opposizione agli atti esecutivi.

Va subito rilevato che dalla lettura dell’atto di opposizione emerge all’evidenza che i creditori sequestranti, opponenti in questa sede, non hanno impugnato l’ordinanza di assegnazione per aver ritenuto:

– non integrata la domanda di intervento, quanto alla ***************;

– e tardivo l’intervento della ************** per inosservanza dei termini di cui agli artt. 551 e 525, comma 2 c.p.c..

L’opposizione attiene ad altri motivi che non vale qui esaminare ai fini della pronuncia di delibazione sulla sospensione del provvedimento impugnato, fermo restando che l’ordinanza impugnata contiene già una sufficiente motivazione che involge i motivi di opposizione.

Certo è che, in difetto di censura dell’ordinanza di assegnazione per la parte relativa alla mancanza (quanto alla **********) e tardività (quanto alla ********) dell’intervento formalizzato con la richiesta di partecipazione all’assegnazione solo all’udienza del 13.5.2008 dopo rituale eccezione del creditore procedente (v. pag 6 del verbale di udienza del 13.5.2008), tale presupposto giuridico va tenuto fermo per essere ormai spirati i termini (gg.20) per introdurre motivi di doglianza diversi da quelli già articolati con il ricorso in opposizione depositato dagli avv.ti ******** (per la *********) e avv. ********* (per la Società) in data 22.5.2008.

Ciò posto deve sottolinearsi, per quanto qui rileva ai fini della verifica del fumus boni iuris su cui fondare una favorevole prognosi per la conferma o revoca della disposta sospensione in via d’urgenza inaudita altera parte, che ciò che pare difettare è l’interesse ad agire dei ricorrenti rispetto alla proposta impugnativa dacché nessun vantaggio concreto potrebbe loro derivare ove pure i motivi di opposizione fossero accolti, proprio perché, data per ferma – in quanto non censurata – la ritenuta mancanza e tardività dell’intervento, il provvedimento di assegnazione non poteva e non doveva subire ritardi con adempimenti del tutto inutili perché inidonei ad incidere sull’assegnazione.

Invero, in nessun caso i sequestranti avrebbero potuto partecipare alla distribuzione della somma pignorata: quanto alla SOCIETA’ per difetto di intervento e quanto alla ********I perché nessuna somma sopravanzava rispetto alle ragioni creditorie della pignorante *********** e del creditore tempestivamente intervenuto ************.

E’ fuor di dubbio che la mancanza di un atto integrante la domanda di intervento (con i contenuti di cui all’art. 499, comma 2 c.p.c.) e la qualificazione dell’intervento, come tardivo o come tempestivo (ex artt. 551 e 525 c.p.c.) incide direttamente nella distribuzione della massa attiva e dunque nella soddisfazione di tutti i crediti.

Se è vero che tutti i partecipanti al processo esecutivo possono avere interesse a che questo si svolga nel rispetto delle formalità di legge, con la conseguenza che legittimati alla domanda di accertamento dei vizi che inficiano il procedimento, con l’opposizione agli atti esecutivi di cui all’art. 617 cod. proc. civ., sono anche coloro che siano intervenuti nell’esecuzione, oltre al debitore esecutato ed al creditore procedente, è tuttavia anche vero che la portata di detto principio va circoscritta, quanto al possibile oggetto dell’opposizione, in relazione all’interesse ad agire del creditore intervenuto o che pretende di essere tale. In altri termini l’ambito della legittimazione del creditore intervenuto nel processo esecutivo a proporre l’opposizione ex art. 617 cod. proc. civ., per ottenere la dichiarazione di nullità di atti esecutivi, è delimitato, sotto l’aspetto oggettivo, dall’interesse che necessariamente deve esistere per il creditore stesso rispetto alla dichiarazione di nullità dell’atto esecutivo impugnato.

L’interesse ad agire esiste, per giurisprudenza pacifica, quando una determinata situazione giuridica attiva, riconosciuta e tutelata dall’ordinamento giuridico in favore di un soggetto, sia concretamente pregiudicata da un atto compiuto o da un comportamento tenuto da un altro soggetto ed il pregiudizio possa essere eliminato, con la reintegrazione della situazione giuridica attiva, soltanto attraverso il provvedimento giurisdizionale richiesto al giudice.

L’interesse ad agire, dunque, esiste in relazione ad una determinata situazione giuridica quale attribuita e tutelata dall’ordinamento giuridico; deve essere attuale e concreto sia nel senso dell’attualità di un concreto pregiudizio alla situazione giuridica attiva, sia nel senso che il provvedimento giurisdizionale richiesto renda, non già ipoteticamente e condizionatamente, bensì attualmente e concretamente possibile il conseguimento dell’interesse sostanziale qualificato come situazione giuridica attiva.

Nella specie il diritto a partecipare alla distribuzione delle somme pignorate.

L’interesse che il creditore intervenuto nel processo esecutivo ha alla dichiarazione di nullità dell’atto esecutivo impugnato con l’opposizione ex art. 617 cod. proc. civ. va determinato in relazione alla situazione giuridica dell’opponente ed al pregiudizio arrecato a tale situazione giuridica dall’atto esecutivo oggetto dell’opposizione. La situazione giuridica dell’opponente, fondamento della legittimazione ad agire ed alla quale è commisurato l’interesse ad agire che delimita l’ambito oggettivo della legittimazione, è quella di creditore intervenuto nel processo esecutivo avente diritto di ottenere il soddisfacimento, totale o parziale, del credito partecipando alla distribuzione della somma disponibile.

Il pregiudizio, determinante l’interesse ad agire, esiste quando l’atto esecutivo, di cui si deduce la nullità, abbia come conseguenza la eliminazione o la diminuzione dell’aspettativa del creditore intervenuto al soddisfacimento totale o parziale del suo credito.

Nel caso in esame non sussiste – in relazione ai motivi di censura mossi all’ordinanza impugnata – l’interesse ad agire:

– Della ***************, per la quale è stata ritenuta – senza censure sul punto – la mancanza dell’intervento;

– della **************, per la quale è stata ritenuta – anche per tale profilo senza censure-la tardività dell’intervento formalizzato per la prima volta in calce al verbale di udienza del 13.5.2008.

Dal che deriva che le opponenti non possono conseguire un concreto vantaggio dovendo essere esclusa (la prima) dalla distribuzione e postergata (la seconda) dal riparto che non presenta avanzi da distribuire.

Per le esposte considerazioni il decreto di sospensione, reso inaudita altera parte il 27.5.2008, deve essere revocato, per difetto del primo e fondamentale presupposto costituito dal fumus boni iuris, con conseguente ripresa di piena efficacia dell’ordinanza di assegnazione del 15.5.2008.

P.Q.M.

Rigetta la richiesta di sospensione dell’ordinanza di assegnazione del 15.5.2008 e revoca il decreto di sospensione emesso il 27.5.2008, con conseguente ripresa di piena efficacia dell’ordinanza di assegnazione sopra richiamata.

Visto l’art. 618, comma 2 cod. proc. civ., assegna alla parte interessata il termine perentorio di 30 giorni per l’introduzione del giudizio di merito oppositivo nel rispetto dei termini di comparizione di cui all’art. 163 bis, ridotti della metà.

Manda alla cancelleria per le comunicazioni di rito.

Così deciso, nella camera di consiglio del Tribunale di Pescara il 16.10.2008.

Il G.E.

Angelo ZACCAGNINI.

2 Commenti

  1. Avv. Mary Corsi
  2. corlo

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