Non è dovuta l’iva sulla Tariffa per lo smaltimento dei rifiuti.

Non è dovuta l’iva sulla tassa rifiuti

L’iva (imposta sul valore aggiunto) pagata dai contribuenti per la Tia, la Tarsu o la Ta.Ri. (cioè le tasse pagate sui rifiuti) non è legittima.

Lo ha stabilito la Corte Costituzionale con la sentenza 238/2009. Tale decisione si basa sul fatto che la Tia, Tarsu e Tari sono tasse vere e proprie e non come venivano considerate, cioè tariffe alle quali applicare l’iva.

In quanto la TIA, Tarsu o Tari, comunque denominata, pur se è chiamata tariffa, è sostanzialmente una tassa, alle quali ovviamente non si applica l’Iva, altrimenti si finirebbe per pagare “una tassa su una tassa”. La natura di tassa è ormai certa, in quanto affermata esplicitamente dalla sentenza 238/2009 della Corte Costituzionale.

Anche la Corte di Cassazione ha preso posizione in merito.

Le Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione (Sent. n. 9668/2009) hanno stabilito che dinanzi a un rifiuto del fisco di rimborsare l’IVA, il contribuente deve proporre impugnazione davanti alla commissione tributaria.

La Corte ha infatti evidenziato che “nel vigore del d.P.R. n. 635 del 1972, queste Sezioni Unite hanno affermato che la domanda diretta a conseguire la restituzione di somme versate a titolo di IVA, una volta che l’amministrazione abbia esplicitamente o implicitamente rifiutato il rimborso, rientra nella giurisdizione delle Commissioni tributarie, anche quando sia proposta, anziché dal contribuente, dal terzo resosi cessionario del relativo credito. Il medesimo principio è stato ribadito anche nel vigore del d.lgs. n. 546 del 1992, in base al combinato disposto degli artt. 2 e 19 (SS.UU., ord. 23835/07). Secondo la giurisprudenza di queste Sezioni Unite, i presupposti di applicabilità della riserva alla giurisdizione tributaria riguardo alle controversie in tema di rimborso sono esclusi solo nel caso in cui ‘l’Amministrazione finanziaria abbia formalmente riconosciuto il diritto del contribuente al rimborso delle imposte e la quantificazione della somma dovuta, si che non residuino questioni circa l’esistenza dell’obbligazione tributaria, il quantum del rimborso o la procedura con la quale lo stesso deve essere effettuato’ (…). Nello stesso senso è l’ordinanza n. 14331/2005, secondo cui l’unica eccezione alla giurisdizione delle Commissioni tributarie è rappresentata dall’ipotesi in cui ‘l’ente impositore abbia riconosciuto formalmente il diritto del contribuente al rimborso, si che la controversia non riguarda la risoluzione di una questione tributaria, la un mero indebito oggettivo di diritto comune’. La individuazione del soggetto legittimato a chiedere il rimborso, al contrario, non è questione estranea al rapporto tributario, attenendo al profilo soggettivo della vicenda di rimborso del tributo, cosicché – in difetto del formale riconoscimento, da parte dell’amministrazione, del diritto del cessionario al rimborso – la controversia introdotta dal terzo che assuma di essere cessionario del relativo credito è comunque rimessa alla giurisdizione delle Commissioni tributarie, anche se tale pretesa sia – in concreto – contrastata dall’Amministrazione solo per ragioni relative alla validità della cessione, il che, d’altro canto, può essere verificato solo dopo l’instaurazione del giudizio dianzi al giudice competente”.

Ecco il testo della sentenza:

238/2009 Corte Costituzionale

Lo Stato sarebbe pertanto obbligato a rimborsare l’iva indebitamente attribuita ai cittadini.

Nonostante la detta decisione, le società di gestione continuano a richiedere il detto pagamento.

Qualora voleste provvedere alla richiesta di rimborso, inviate una raccomandata a/r al Comune o alla società che gestisce il servizio. In caso di diniego, potete ricorrere alla Commissione Tributaria Provinciale competente.

Potete farlo come singolo contribuente se il valore della causa risulti inferiore a 2.582,28 euro. Al di sopra di questa cifra è necessario farsi assistere da un avvocato.

Per fare ricorso alla commissione avete 60 giorni di tempo dal momento in cui ricevete la risposta negativa dell’ente o dal termine dei 90 giorni dalla presentazione della richiesta di rimborso.

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