Per la Cassazione i controllori sul treno sono pubblici ufficiali

In quanto tali, è reato rifiutarsi di fornire loro le generalità richieste ed esibire il documento di identità. Lo ha stabilito la Suprema Corte, con la sentenza n. 38389/2009, emessa dalla prima sezione penale. Questo caso, giunto dinanzi alla Corte di Cassazione, riguarda una donna che, per dimenticanza, non aveva obliterato il biglietto, e si era inoltre  rifiutata di fornire il documento di identità al capotreno che glielo aveva chiesto. La donna, avendo quindi beccato una doppia sanzione, aveva deciso di portare la vicenda in tribunale. Dinanzi alla Suprema Corte la donna sosteneva che il capotreno non era da considerarsi

In quanto tali, è reato rifiutarsi di fornire loro le generalità richieste ed esibire il documento di identità. Lo ha stabilito la Suprema Corte, con la sentenza n. 38389/2009, emessa dalla prima sezione penale.

Questo caso, giunto dinanzi alla Corte di Cassazione, riguarda una donna che, per dimenticanza, non aveva obliterato il biglietto, e si era inoltre  rifiutata di fornire il documento di identità al capotreno che glielo aveva chiesto. La donna, avendo quindi beccato una doppia sanzione, aveva deciso di portare la vicenda in tribunale. Dinanzi alla Suprema Corte la donna sosteneva che il capotreno non era da considerarsi un pubblico ufficiale, poiché le Ferrovie dello Stato erano divenute una società per azioni.

La donna poi aggiungeva di aver comunque consegnato i suoi documenti ad un agente della Polizia Ferroviaria. Il caso di specie è stato esaminato dalla Corte di Cassazione, e i giudici si sono espressi nella sentenza decretando che gli addetti delle Ferrovie dello Stato, che ora si è trasformata in società per azioni, devono essere considerati a tutti gli effetti dei pubblici ufficiali, in quanto dotati di poteri certificativi e autoritativi. Inoltre svolgono una funzione amministrativa quando contestano i fatti e rilasciano le verbalizzazioni relative ad eventuali infrazioni che rilevano nel settore dei trasporti. Le loro funzioni sono regolate da norme di diritto pubblico.

Secondo i giudici della Suprema Corte, il fatto che la donna abbia esibito il documento ad un agente della Polfer non rileva, poiché questo è successo dopo la sua iniziale resistenza a fornire le generalità al capotreno. La donna quindi ha commesso il reato previsto dal nostro codice penale, all’art.651 (rifiuto di indicazioni sulla propria identità personale). La sentenza in oggetto è importante, perché crea un precedente per tutti i casi in cui ci si imbatta in un controllore sul treno. Quando si viaggia, conviene essere sempre in regola con il biglietto e le regole generali sui trasporti. Questo per evitare spiacevoli episodi come quello di cui sopra.

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