E’ vietato spiare i dipendenti che navigano sul web

Il Garante della privacy si pronuncia nei riguardi di un’azienda che per nove mesi ha spiato un dipendente durante le navigazioni sul web, archiviandone i dati raccolti. Il comportamento della società, tra l’altro, viola lo Statuto dei lavoratori. Questa pronuncia del Garante della Privacy arriva in un momento di aspre polemiche sull’argomento. Certo, non è giusto che il dipendente di un’azienda trascorra le ore lavorative passando da un sito all’altro, o contattando gli amici su Facebook. Ma è altrettanto vero che la società non può servirsi di un dispositivo per controllare i propri dipendenti. Come faceva appunto l’azienda in questione,

Il Garante della privacy si pronuncia nei riguardi di un’azienda che per nove mesi ha spiato un dipendente durante le navigazioni sul web, archiviandone i dati raccolti. Il comportamento della società, tra l’altro, viola lo Statuto dei lavoratori.

Questa pronuncia del Garante della Privacy arriva in un momento di aspre polemiche sull’argomento. Certo, non è giusto che il dipendente di un’azienda trascorra le ore lavorative passando da un sito all’altro, o contattando gli amici su Facebook. Ma è altrettanto vero che la società non può servirsi di un dispositivo per controllare i propri dipendenti.

Come faceva appunto l’azienda in questione, l’Italian Gasket, che attraverso un software chiamato “Open Source Squid” raccoglieva tutti i dati relativi alla navigazione web, per poterli poi utilizzare ai fini di un provvedimento disciplinare nei confronti del dipendente stesso.

Chi naviga non si accorge assolutamente di essere monitorato. Il problema riguarda il trattamento dei dati personali. Il comportamento dell’azienda viola infatti l’art. 4 comma 1 dello Statuto dei Lavoratori, per i tempi e le modalità con i quali tale controllo è stato effettuato.

Stando a ciò che dice l’articolo in questione, il controllo dei dipendenti può essere fatto “per esigenze organizzative e produttive”. L ‘Italian Gasket, inoltre, ha violato una serie di statuizioni fissate dal Garante della privacy nel marzo 2007, riguardanti l’uso del web nei luoghi di lavoro.

Tali disposizioni stabiliscono che i controlli aziendali devono avvenire con una certa gradualità, e non possono avere come oggetto il singolo lavoratore. Quindi, non si può attuare un controllo dei dati costante e prolungato nel tempo. Ci sono altre pronunce del Garante che riguardano lo stesso argomento, e risalgono al febbraio scorso.

Negli Stati Uniti questo tema è ancora più sentito cha da noi in Italia. Nel 2006 un dipendente è stato licenziato dopo quattordici anni di servizio proprio a causa della sua “attività web”. Si tratta di Toquir Choudhry.

2 Commenti

  1. D.ssa Cristiana Lenoci
  2. GIORGIO

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