Cassazione: il P.M. non allontani da scuola il ragazzo “pericoloso”

La Corte di Cassazione ha confermato la pronuncia del C.S.M. (Consiglio Superiore della Magistratura) emessa nei riguardi di un magistrato che, in maniera alquanto arbitraria, aveva disposto con un’ordinanza l’allontanamento da scuola di un ragazzo reputato “pericoloso”. Il P.M. (Pubblico Ministero) non può disporre l’allontanamento di un ragazzo dalla scuola, disponendo tale misura cautelare senza che ci siano i presupposti (né di fatto né di diritto) necessari per applicarla. Così stabilisce la Corte di Cassazione circa la vicenda di un ragazzo, portatore di handicap, che era stato allontanato da scuola perché pericoloso, con un provvedimento del Pubblico Ministero. Di fatto

La Corte di Cassazione ha confermato la pronuncia del C.S.M. (Consiglio Superiore della Magistratura) emessa nei riguardi di un magistrato che, in maniera alquanto arbitraria, aveva disposto con un’ordinanza l’allontanamento da scuola di un ragazzo reputato “pericoloso”.

Il P.M. (Pubblico Ministero) non può disporre l’allontanamento di un ragazzo dalla scuola, disponendo tale misura cautelare senza che ci siano i presupposti (né di fatto né di diritto) necessari per applicarla. Così stabilisce la Corte di Cassazione circa la vicenda di un ragazzo, portatore di handicap, che era stato allontanato da scuola perché pericoloso, con un provvedimento del Pubblico Ministero. Di fatto il ragazzo oggetto della sentenza  era stato privato del diritto allo studio, e la sua libertà personale era stata fortemente limitata. Tra l’altro, trattandosi di un minore, la competenza apparteneva al Tribunale dei minori, e non alla Procura della Repubblica.

La sentenza n.18378 della Suprema Corte ha giudicato il provvedimento del magistrato in questione “abnorme e anomalo”. E in effetti così è, se si considera l’effettiva pericolosità del ragazzo, che è un portatore di handicap, ed il fatto che non ci fossero denunce a suo carico.  La Corte ha quindi giudicato il provvedimento del magistrato un atto frutto di negligenza, “grave ed inescusabile”.

Tra l’altro, nel ricorrere alla Corte, il magistrato non aveva aggiunto richiami ad alcuna norma. La scuola sta per riaprire i battenti, e i fenomeni di bullismo purtroppo sono all’ordine del giorno. Ma di certo non è con tali provvedimenti coattivi che tale fenomeno può arginarsi. La sentenza in oggetto ne è la prova, tanto più che qui si trattava di un soggetto portatore di handicap, e per questo più debole e bisognoso di tutela.

E poi, quali sono i criteri oggettivi per reputare un ragazzo “pericoloso” e decidere il suo allontanamento coattivo dalla scuola che frequenta?  La vicenda suggerisce numerosi ed interessanti quesiti, ed offre spunti per successive discussioni.

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