Trasfusioni infette e prescrizione: si riaprono le speranze.

La prescrizione per l’azione di risarcimento danni derivanti da contagi da sangue infetto è di 6 anni, e non 5.

Ne abbiamo già abbondantemente parlato nei numerosi articoli sul tema ma giova tornarci.

E’ un dato di fatto: i Giudici di merito ritengono che la prescrizione per l’azione di risarcimento dei danni di chi assume essere stato contagiato da trasfusioni, emoderivati o vaccinazioni infette, decorra dalla data di presentazione della domanda dell’indennizzo ai sensi della legge 210/92 e non dalla notifica della Commissione Medica Ospedaliera che attesta la sussistenza del nesso causale.

Pertanto, sui numerosi giudizi incardinati dopo le famose sentenze della Cassazione del 2008, incombe la mannaia della prescrizione: 5 anni dalla domanda di indennizzo.

Conseguenze disastrose.

Una voce isolata, ma che riaprirebbe le speranze per molti, viene dal Tribunale di Milano, con una sentenza del 23.06.2011 n. 8501 (e ringrazio vivamente i pregevoli colleghi avv. Lazzarini e Cappellaro per la soffiata), secondo il quale la prescrizione per il risarcimento danni da lesioni colpose matura in 6 (SEI) ANNI.

La Suprema Corte ha certamente riconosciuto la configurabilità astratta del reato di lesioni colpose, anche gravissime, o del reato di omicidio colposo non potendosi negare che il comportamento colposamente omissivo da parte degli organi del Ministero preposti alla farmacosorveglianza sia stata una causa, quanto meno concorrente, nella produzione dell’evento dannoso.

Le lesioni personali colpose, invero, costituiscono una fattispecie delittuosa per la quale l’art. 157 c.p. prevede un termine di prescrizione di sei anni.

Tale termine, pertanto, è destinato a trovare applicazione anche all’azione risarcitoria civile.

Il Giudice meneghino ha rilevato che: “ai sensi dell’art. 2947, 3° comma <<se il fatto è considerato dalla legge come reato e per il reato è stabilito una prescrizione più lunga, questa si applica anche all’azione civile>>.

L’art. 2947, 3° comma rinvia dunque all’art. 157 c.p. che commisura il termine di prescrizione del reato al massimo della pena edittale stabilita dalla legge, tiene conto degli aumenti di pena per le circostanze aggravanti ad effetto speciale (nel qual caso si tiene conto dell’aumento massimo di pena previso per l’aggravante) e stabilisce comunque un termine non inferiore a sei anni se si tratta di delitto e quattro anni se si tratta di contravvenzione, ancorché puniti con la sola pena pecuniaria. Dunque i reati di epidemia colposa e di lesioni gravissime si prescrivono in 6 anni. La giurisprudenza più risalente interpretava il riferimento dell’art. 2947 comma 3 c.c. a un fatto considerato dalla legge come reato nel senso di –fatto per il quale possa essere iniziato un procedimento penale- e riteneva che la querela costituisse una condizione di punibilità, per cui la sua mancanza impediva che il fatto potesse considerarsi come reato.

Recentemente, secondo un condivisibile nuovo indirizzo giurisprudenziale, si ritiene che l’applicabilità dell’art. 2947, comma 3, c.c. prescinda dalla procedibilità o meno del reato: nel caso in cui l’illecito civile sia considerato dalla legge come reato, ma il giudizio penale non sia stato promosso, anche se per la mancata presentazione della querela, l’eventuale più lunga prescrizione prevista per il reato si applica anche all’azione di risarcimento a condizione che il giudice accerti, incidenter tantum, con gli strumenti probatori ed i criteri propri del procedimento civile, la sussistenza di una fattispecie che integri gli estremi del fatto-reato in tutti i suoi elementi costitutivi, soggettivi e oggettivi, e la prescrizione stessa decorre dalla data del fatto e non dalla procedibilità del reato (sent. Cassazione S.U. 27337 del 2008 e 581 del 2008).

Pertanto il diritto al risarcimento del danno si prescrive nel termine previsto per il reato accertato anche se la querela non è stata proposta.”.

Il Giudice “ritiene incidenter tantum che sussistano tutti  i presupposti soggettivi e oggettivi del reato di lesioni gravissime. Non può negarsi infatti che la condotta colposamente omissiva tenuta dagli organi del Ministro preposti alla farmacovigilanza sia stata causa, quanto meno concorrente, nella produzione dell’evento dannoso. In conclusione l’eccezione di prescrizione dev’essere rigettata perché dalla domanda di indennizzo… alla citazione notificata …) NON è decorso il termine prescrizionale di 6 anni.

5 Commenti

  1. Avv. Mary Corsi
  2. francesco mozzillo
  3. avv. anna paola de marco
  4. Avv. Mary Corsi
  5. serena

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