Contratto d’opera professionale: sì alla penale per recesso anticipato

L’apposizione di un termine di durata per rapporto professionale ha carattere vincolante non soltanto per il professionista, ma anche per il cliente, il quale è tenuto a pagare l’intero compenso, salva la sussistenza di una giusta causa che legittimi la facoltà di recesso anticipato.

L’apposizione di un termine ad un rapporto di collaborazione professionale continuativa, basta ad integrare la deroga contrattuale alla facoltà di recesso, così come disciplinata dalla legge, senza che a tal fine sia necessario un patto specifico ed espresso, e comporta, senza necessità di altro, l’esclusione della facoltà di recesso ad nutum.

E’ quanto emerge da una recente sentenza del Tribunale di L’Aquila, n. 155/2012, nel giudizio incardinato dal ns. studio, in merito ad un contratto d’opera tra un professionista e il cliente.

Nello specifico il professionista, dottore commercialista, aveva pattuito un compenso su base annua per la consulenza e assistenza, per la contabilità e adempimenti fiscali a favore di un’azienda, stabilendo una durata di tre anni. Le parti, dunque, sottoscrivevano una scrittura privata, la quale prevedeva il pagamento dell’intero triennio, a titolo di penale, in caso di recesso senza giusta causa.

Comunicato il recesso anticipato da parte del cliente, il professionista adiva l’autorità per vedersi riconosciuto l’intero pagamento.

Il Giudice, infatti, richiamando le decisioni della Suprema Corte di Cassazione, ha chiarito che:

“In tema di contratto di prestazione d’opera intellettuale, la previsione della possibilità di recesso “ad nutum” del cliente contemplata dall’art. 2237, comma 1, c.c., non ha carattere inderogabile e quindi è possibile che, per particolari esigenze delle parti, sia esclusa tale facoltà fino al termine del rapporto; l’apposizione di un termine ad un rapporto di collaborazione professionale continuativa può essere sufficiente ad integrare la deroga pattizia alla facoltà di recesso così come disciplinata dalla legge; pertanto, poiché in assenza di pattuizioni diverse o di giusta causa, l’apposizione di un termine finale determina in modo vincolante la durata del rapporto, nel caso di recesso unilaterale dal contratto da parte del committente, il prestatore ha il diritto di conseguire il compenso contrattualmente previsto, per l’intera durata del rapporto”. (Cass. Civ. 29.11.2006 n. 25238 – Cass. Civ. 21.12.2006 n. 27293).

L’istituto del recesso ex art. 2237 c.c. configura un semplice elemento naturale del contratto per cui non esclude una diversa volontà delle parti che, in base al principio dell’autonomia contrattuale, prevale rispetto alle disposizioni della stessa norma.

In tal caso l’apposizione di un termine di durata per tale rapporto ha carattere vincolante non soltanto per il professionista, ma anche per il  cliente, salva la sussistenza di una giusta causa che legittimi la facoltà di recesso anticipato.

In presenza di un patto che determina in modo vincolante la durata del rapporto, escludendo in recesso salvo giusta causa, deve riconoscersi il diritto del professionista a conseguire l’intero compenso previsto nonostante il recesso del cliente (Cass. N. 1843/80).

Ecco la ns. Sentenza: Tribunale di L’Aquila, sentenza n. 155/2012

4 Commenti

  1. Avv. Mary Corsi
  2. Avv. Mary Corsi
  3. beniamino
  4. nicola

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