Non va licenziato il lavoratore che finisce in carcere

La sentenza della Corte di Cassazione n. 12721/2009 della sezione “Lavoro”si riferisce al caso di un uomo che era stato licenziato dall’azienda in cui lavorava per “assenza ingiustificata”, in quanto era stato messo in carcere, per motivi estranei alla sua attività professionale. I giudici di Piazza Cavour sono stati chiari in merito: se il lavoratore finisce in carcere per motivi non legati all’attività professionale, non può essere allontanato dal posto di lavoro (e quindi licenziato in tronco, come il soggetto di cui si parla), ma perde soltanto il diritto alla retribuzione. L’azienda, durante il processo, aveva rilevato che lo stato

La sentenza della Corte di Cassazione n. 12721/2009 della sezione “Lavoro”si riferisce al caso di un uomo che era stato licenziato dall’azienda in cui lavorava per “assenza ingiustificata”, in quanto era stato messo in carcere, per motivi estranei alla sua attività professionale.

I giudici di Piazza Cavour sono stati chiari in merito: se il lavoratore finisce in carcere per motivi non legati all’attività professionale, non può essere allontanato dal posto di lavoro (e quindi licenziato in tronco, come il soggetto di cui si parla), ma perde soltanto il diritto alla retribuzione.

L’azienda, durante il processo, aveva rilevato che lo stato di detenzione dell’uomo aveva provocato un danno, interrompendo il normale ciclo di produzione. La Corte di Cassazione, invece, ha confermato la decisione dei giudici della Corte d’Appello, disponendo la reintegra dell’uomo nel posto di lavoro, e la conseguente condanna dell’azienda a risarcire i danni.

La Corte di Cassazione ha poi aggiunto che nei singoli casi devono essere valutate le esigenze oggettive dell’impresa, in base alla sua organizzazione, alla tipologia e all’importanza delle mansioni svolte dal detenuto, la presunta durata della carcerazione, la possibilità di sostituirlo o procedere a nuove assunzioni, ecc.

Insomma, è importante tenere conto di tutto ciò che serve a determinare l’effettiva tollerabilità dell’assenza. A proposito di reintegro nel posto di lavoro, è interessante la sentenza della Corte di Cassazione n. 26561/2007, che disciplina l’eventuale risarcimento per ritardato reintegro nel posto di lavoro, ai fini del ristoro dei pregiudizi economici subiti e del c.d. “danno esistenziale”. La disciplina del licenziamento non è uguale in tutti i Paesi europei, quindi conviene informarsi se si decide di trascorrere un periodo di lavoro all’estero, per evitare di essere lesi nei propri diritti di lavoratori.

Sono numerose le pronunce della Suprema Corte in materia di licenziamento, un tema delicato, ricco di sfaccettature. Torneremo presto sull’argomento.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.