Riscossione: cosa cambia con il “Decreto Sviluppo”

La legge n. 106 del 2011 entrata in vigore il 13 Luglio scorso (“decreto sviluppo”) e la legge n. 111 del 2011 entrata in vigore il 17 Luglio hanno rafforzato le garanzie e le tutele a favore dei contribuenti italiani. I cittadini possono tirare una boccata d’ossigeno, poiché a breve cambieranno le regole circa la riscossione di tasse e contributi.Vediamo quali sono le principali novità previste.

Dal 1° Ottobre dovremo dire addio alla ormai obsoleta “cartella esattoriale”: verrà infatti sostituita con l’accertamento esecutivo, inviato dall’Agenzia delle Entrate nei confronti del contribuente. Questi avrà a disposizione più tempo per regolarizzare la propria posizione.

Per la precisione, 90 giorni nel caso di avviso di addebito, mentre per l’accertamento esecutivo è di 60 giorni, prorogabili di altri 46 giorni se il termine va a cadere in un periodo feriale, e 150 se si opta per il concordato. Fino ad oggi, invece, il contribuente aveva a disposizione 60 giorni di tempo per pagare l’importo della cartella esattoriale o per presentare il ricorso con le modalità stabilite sulla cartella stessa.

Iscrizione dell’ipoteca

In caso di mancato pagamento del debito da parte del contribuente, gli agenti della riscossione possono ricorrere alla misura cautelare dell’iscrizione dell’ipoteca sull’immobile di cui il contribuente sia proprietario (abitazione o attività commerciale). A questo potrebbe poi seguire la vendita dell’immobile all’asta.

L’iscrizione di ipoteca su immobile è però vietata se il debito non supera i 20 mila euro, se l’immobile da ipotecare è la casa principale del debitore e si rientra nei tempi per contestare davanti al giudice il debito. La legge n. 73 del 2010 è comunque tassativa nello stabilire che in caso di debiti inferiori agli 8 mila euro non si può procedere all’iscrizione di ipoteca su immobili.

Prima di ciò, comunque, va notificata al debitore almeno 30 giorni prima una comunicazione che intimi il pagamento con l’avvertenza che, altrimenti, si intende procedere all’iscrizione.

Ganasce fiscali

Con il termine “ganasce fiscali” ci si riferisce al fermo amministrativo dei beni mobili registrati a nome del contribuente, quali per esempio l’automobile. Se il debito è inferiore ai 2 mila euro questa misura cautelare viene preceduta da due solleciti (il secondo a distanza di almeno sei mesi dal primo).

Dopo aver ricevuto un preavviso di fermo il contribuente può mettersi in regola entro 20 giorni. Dopo che il contribuente ha estinto il suo debito nulla dovrà pagare per cancellare il fermo a suo carico.

Misure esecutive

Le nuove leggi in materia di riscossione hanno inoltre stabilito che le misure esecutive (pignoramento) non possono essere avviate prima che siano passati 180 giorni da quando l’Agenzia delle Entrate abbia preso in carico l’accertamento esecutivo.

Solo trascorso tale termine gli agenti di riscossione possono procedere al pignoramento delle somme giacenti sul conto corrente, oppure in caso di lavoro dipendente, del quinto dello stipendio. Anche in caso di pignoramento, se il debito non supera i 2 mila euro, l’agente della riscossione è tenuto ad inviare al contribuente due solleciti di pagamento, a distanza di almeno sei mesi.

Contestazione del debito

I contribuenti hanno a disposizione alcuni strumenti per far valere le proprie ragioni vero debiti arbitrari o da contestare. Se arriva una cartella di pagamento sbagliata, contenente vizi circa i crediti, il contribuente può presentare ricorso contro l’ente creditore davanti alla Commissione tributaria provinciale nel termine di 60 giorni se i crediti sono di tipo tributario. Se le somme dovute sono di altra natura, il ricorso va avviato davanti all’autorità giudiziaria competente.

Esiste anche lo strumento dell’autotutela, cioè si può chiedere direttamente all’ente creditore di annullare la pretesa. Tale eventuale annullamento va poi comunicato all’agente di riscossione che revoca ogni eventuale azione, con un provvedimento chiamato “di sgravio”.

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