Decreto sullo Sviluppo, le novità sul patto di famiglia

Il decreto sullo Sviluppo, approvato qualche giorno fa in maniera definitiva, contiene alcune importanti “misure” che puntano a rilanciare la nostra economia. Tra le norme previste, ci sono anche novità riguardanti l’istituto del “patto di famiglia”. Questo è uno strumento previsto dalla legge per favorire la continuità nell’esercizio delle imprese, in quanto agevola il passaggio dell’azienda di famiglia o delle quote di società possedute.

Con il “patto di famiglia” l’imprenditore può stabilire in vita la successione dell’azienda o delle partecipazioni sociali di cui è titolare, per evitare i problemi e i disguidi legati al ricambio generazionale dell’azienda. In molti casi, infatti, il passaggio provoca una crisi aziendale che va ad aggiungersi alle contingenze economiche sfavorevoli di questo periodo.

Il legislatore definisce il “patto di famiglia” come: “il contratto con cui, compatibilmente con le disposizioni in materia di impresa familiare e nel rispetto delle differenti tipologie societarie, l’imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l’azienda (o le proprie quote in partecipazione), ad uno o più discendenti”.

Questo è quanto prevede l’art. 768 bis del codice civile. In pratica, è possibile regolare il trasferimento generazionale dell’impresa tramite un contratto, e non servirà più un atto testamentario o una donazione. In questa maniera, viene ad essere salvaguardata la continuità dell’impresa e la conservazione del complesso aziendale.

Il Decreto sullo Sviluppo, in particolare, modifica le norme del codice civile in materia, prevedendo che l’imprenditore o titolare di una impresa di famiglia o di quote societarie possa assegnare la gestione dei cespiti ad un soggetto terzo, quindi estraneo alla famiglia stessa. La nomina però deve avvenire con la previsione di un termine o al verificarsi di una condizione sospensiva.

Altra novità di non poco conto è che il titolare può decidere di delegare ad un terzo la scelta dell’assegnatario, individuandolo tra alcuni soggetti indicati dall’imprenditore stesso, oppure facenti parte di specifiche categorie. Naturalmente questa scelta deve essere fatta rimanendo nei limiti fissati dalla legge, ovvero dall’art. 784 comma 1 del codice civile.

Il Decreto in questione, inoltre, elimina l’obbligo previsto dall’art. 768 quater c.c. Non è più obbligatorio, cioè, che il coniuge e tutti i legittimari siano presenti alla redazione dell’atto contrattuale, come pure è facoltativa la partecipazione del terzo futuro amministratore.

Se tutti i legittimari non partecipano al contratto, un esperto dovrà redigere una relazione in cui descrive i beni ed il relativo valore. Ancora, viene disposta l’abrogazione dell’art. 768 septies c.c., che stabilisce le cause di scioglimento del contratto relativo al patto di famiglia: “recesso” e “un diverso contratto”. Valgono in questo caso quindi le regole stabilite in generale per i contratti dall’art. 1372 del codice civile.

3 Commenti

  1. beniamino
  2. D.ssa Cristiana Lenoci
  3. beniamino

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