Immigrazione, la normativa vigente

Attualmente la legge che disciplina la materia dell’immigrazione è la c.d. legge Bossi- Fini (Legge del 30 Luglio 2002 n. 189), che ha modificato in modo alquanto restrittivo il precedente decreto legislativo n.40 del 1998, già definita “Legge Turco-Napolitano”.

Oggi, per entrare nel nostro Paese e soggiornarvi per un periodo superiore ai tre mesi è necessario possedere due requisiti: il permesso di soggiorno ed un contratto di lavoro. Il permesso di soggiorno viene concesso ad uno straniero che è già in possesso di un contratto di lavoro, e dura due anni.

Se nel frattempo lo straniero ha perso il lavoro dovrà tornare in patria, altrimenti diventerà irregolare. Solo dopo aver trascorso sei anni in Italia l’immigrato può richiedere la “Carta di Soggiorno” per la permanenza regolare definitiva. La legge Bossi- Fini prevedeva “l’accompagnamento alle frontiere” (e quindi il rimpatrio) per gli irregolari (ovvero coloro senza permesso di soggiorno, ma in possesso di documento di identità), e la permanenza fino a 60 giorni nei Centri di Permanenza Temporanea per i clandestini, sprovvisti sia di permesso di soggiorno, che di documento di identità.

A seguito dell’entrata in vigore della legge 24 luglio 2008 n. 125 (c.d. Pacchetto Sicurezza), la legge Bossi- Fini è stata integrata con l’introduzione di un nuovo reato: “ingresso e soggiorno irregolare”, configurabile quando non sussistono i presupposti di ingresso regolare, che prevede la comminatoria di una multa da 5.000 a 10.000 euro ed il rimpatrio immediato senza il nulla osta dell’autorità competente. Inoltre il “Pacchetto Sicurezza” prevede anche la pena della reclusione per il reato in questione.

Di contro, la Corte di Giustizia Europea sez. I, con sentenza n° C-61/11 del 28/04/2011 ha stabilito che “una sanzione penale come quella prevista dalla legislazione italiana può compromettere la realizzazione dell’obiettivo di instaurare una politica efficace di allontanamento e di rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali”.

E’ importante che la legge sia sempre applicata nel rispetto della persona, senza ricorrere ad interventi sommari e privi di regolamentazione, suscettibili di mettere in atto gravi violazioni dei diritti umani.

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