La Class action passa al Senato, ma non sarà retroattiva

Diventa legge al Senato “l’azione collettiva”, ma le associazioni dei consumatori puntano il dito contro l’irretroattività ed altre lacune del testo legislativo. Di “class action” si parla già da tempo, per indicare il ricorso collettivo di più utenti o consumatori verso uno stesso destinatario, che abbia leso i propri interessi. Il testo di legge è stato approvato dal Senato, ma non essendo stata sancita la retroattività, sarà efficace solo dopo l’effettiva entrata in vigore, e non riguarderà i casi antecedenti il 1° Luglio 2008. La conseguenza di ciò è che non si potrà proporre alcun ricorso collettivo per i casi

Diventa legge al Senato “l’azione collettiva”, ma le associazioni dei consumatori puntano il dito contro l’irretroattività ed altre lacune del testo legislativo.

Di “class action” si parla già da tempo, per indicare il ricorso collettivo di più utenti o consumatori verso uno stesso destinatario, che abbia leso i propri interessi.

Il testo di legge è stato approvato dal Senato, ma non essendo stata sancita la retroattività, sarà efficace solo dopo l’effettiva entrata in vigore, e non riguarderà i casi antecedenti il 1° Luglio 2008.

La conseguenza di ciò è che non si potrà proporre alcun ricorso collettivo per i casi eclatanti di cui si è tanto parlato, come Giacomelli, Parmalat, Cirio. Le associazioni dei consumatori insorgono contro questa clausola della irretroattività, e parlano di una legge beffa. Addirittura ne auspicano la cancellazione da parte del Parlamento. Tra l’altro l’entrata in vigore della nuova legge non sembra neppure prossima, poiché è stata già rimandata più volte e per svariati motivi. Si aspetta ora il vaglio della Camera entro la fine di maggio.

Ci sono altri punti controversi nel testo di legge. Ciò che preoccupa maggiormente le associazioni dei consumatori è la concreta applicazione della legge. Per esempio, non è previsto alcun cenno al ruolo delle associazioni dei consumatori nel proporre il ricorso collettivo, cosa che invece non avviene in altri paesi europei. Il rischio è che potranno essere avviate migliaia di azioni legali senza alcun coordinamento tra di loro, e questo potrebbe intasare l’intero sistema, provocando la paralisi dei tribunali.

Altro timore (non infondato) è che questa class action “all’italiana” tuteli sole le imprese, a scapito dei consumatori, che continueranno a sentirsi lesi nei propri interessi. Altro punto dolente della legge in questione riguarda “l’interesse identico”. Nel testo di legge è previsto che chi promuove un’azione collettiva debba essere portatore di “identici interessi”, ovvero identiche richieste di risarcimento danni ed identiche motivazioni ad agire.

Ma nella realtà questo non accade, perché ogni consumatore ha esigenze diverse nel portare avanti il ricorso collettivo. Sarebbe opportuno, allora sostituire il termine “identico” presente nella legge con “analogo” o “omogeneo”. La differenza non è solo terminologica, ma incide sui concreti interessi che devono essere provati.

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