Lo sgravio della cartella deve comportare una “nuova” iscrizione al ruolo.

   a cura dell’Avv. Matteo Sances   Quando l’ente impositore elimina in autotutela alcune somme iscritte al ruolo, attiva sostanzialmente un procedimento amministrativo che deve portare alla formazione di un nuovo ruolo “depurato” delle somme indebite. Ciò è quanto sostenuto dal Presidente della IV° sezione della Commissione Tributaria Provinciale di Milano, il quale, per ora, ha aderito alle argomentazioni del ricorrente, concedendo la sospensione dell’esecuzione ex art. 47, comma 3, del Dlgs. nr.546/92 e ritenendo, quindi, che oltre all’esistenza di un pericolo grave e irreparabile (cd periculum in mora) vi fossero anche fondati motivi di illegittimità del ruolo (il decreto presidenziale

 

 a cura dell’Avv. Matteo Sances

 

Quando l’ente impositore elimina in autotutela alcune somme iscritte al ruolo, attiva sostanzialmente un procedimento amministrativo che deve portare alla formazione di un nuovo ruolo “depurato” delle somme indebite.

Ciò è quanto sostenuto dal Presidente della IV° sezione della Commissione Tributaria Provinciale di Milano, il quale, per ora, ha aderito alle argomentazioni del ricorrente, concedendo la sospensione dell’esecuzione ex art. 47, comma 3, del Dlgs. nr.546/92 e ritenendo, quindi, che oltre all’esistenza di un pericolo grave e irreparabile (cd periculum in mora) vi fossero anche fondati motivi di illegittimità del ruolo (il decreto presidenziale è visibile sul sito www.studiolegaleaugeri.eusezione diritto tributario).

Al fine, quindi, di poter comprendere tale problematica risulta necessaria una breve esposizione dei fatti.

La storia ha origine con la notifica al ricorrente di una cartella esattoriale a cui non era stata proposta tempestiva opposizione.

A seguito di ciò, quindi, il concessionario della riscossione riteneva di procedere esecutivamente nei confronti del ricorrente, decidendo di promuovere azione di pignoramento sui suoi conti correnti bancari (ai sensi dell’art. 72bis del D.P.R. nr. 602/73).

Dall’analisi dell’atto di pignoramento, tuttavia, il ricorrente notava che la somma indicata era inferiore rispetto a quella pretesa nella cartella di pagamento notificatagli in precedenza.

Volendo comprendere a fondo la questione, dunque, egli richiedeva l’estratto dei carichi pendenti dal quale si evinceva che l’ente impositore aveva a sua insaputa provveduto ad eliminare in autotutela alcune somme.

Il ricorrente, quindi, oltre a proporre in sede ordinaria opposizione agli atti esecutivi ex art.617, 2° comma, cpc decideva di ricorrere innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale, eccependo l’illegittimità del ruolo in quanto irritualmente sgravato e proponendo, pertanto, ricorso entro 60 giorni dalla notizia dell’avvenuto sgravio (ossia dal rilascio del certificato dei carichi pendenti).

La nozione di ruolo e l’istituto dell’autotutela

 

Occorre preliminarmente precisare che, al pari di quanto previsto per il processo di espropriazione forzata ordinaria, l’espropriazione forzata tributaria non può avere luogo che in virtù di un titolo esecutivo per “un diritto certo, liquido ed esigibile” e in questo senso l’art.474 c.p.c. risulta sicuramente applicabile anche nel caso di specie.

Relativamente all’azione esecutiva avente ad oggetto crediti tributari, occorre fare riferimento anche al D.P.R. nr.602/73 il quale, all’art.49, 1° comma, dispone che “per la riscossione delle somme non pagate il concessionario procede ad espropriazione forzata sulla base del ruolo, che costituisce titolo esecutivo“.

Nel caso in oggetto, dunque, la contestazione mossa dal ricorrente riguarda un vizio di illegittimità concernente il titolo esecutivo (ossia l’iscrizione al ruolo) da cui ha avuto origine l’azione esecutiva che ha coinvolto la ricorrente.

Tralasciando ora il fatto che il ricorrente abbia promosso anche opposizione agli atti esecutivi innanzi al giudice dell’esecuzione, il punto focale della questione riguarda l’annullamento in autotutela, ad opera dell’ente impositore (in questo caso l’Agenzia delle Entrate), di alcune somme inizialmente richieste nella cartella sopra citata e successivamente sgravate perché ritenute indebite.

In merito all’operazione di sgravio, è bene ribadire ancora una volta che il ricorrente ha avuto la contezza dell’adozione di tale provvedimento solo grazie alla richiesta – di propria iniziativa – della certificazione dei carichi pendenti.

Al fine, quindi, di comprendere al meglio l’illegittimità di tale operato, è necessario analizzare la normativa di riferimento.

Essa è prevista dall’art.26, 4° comma, del D.L. nr.112/1999, il quale stabilisce che: “si rettifica il ruolo secondo modalità definite nel decreto previsto dal comma 3“.

Ad oggi, pur non essendo stato ancora emanato tale decreto, non vi sono dubbi in merito alla natura amministrativa di tale procedimento (ossia relativamente alla rettifica del ruolo); pertanto, in mancanza di una norma specifica, si ritiene debba necessariamente applicarsi la normativa generale sul procedimento amministrativo, prevista dalla Legge 7 agosto 1990, n.241.

Attraverso le disposizioni contenute nel Capo I della predetta legge, quindi, sono dettati i principi generali in materia di procedimento amministrativo a cui tutte le pubbliche amministrazioni devono necessariamente attenersi.

Principi che, come è noto, oltre a costituire la diretta espressione del c.d. “buon andamento ed imparzialità della pubblica amministrazione” (art.97 della Costituzione) indicano le modalità di svolgimento dell’attività amministrativa, la quale deve necessariamente perseguire “i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di efficacia, di pubblicità e di trasparenza […]” (art.1, comma 1, della legge nr.241/90).

E proprio in aderenza a tali criteri che all’art.7, comma 1, della predetta legge è stabilito che “Ove non sussistano ragioni derivanti da particolari esigenze di celerità del procedimento, l’avvio del procedimento stesso è comunicato, con le modalità previste dall’art.8 […]”; modalità che, appunto, sono specificate al comma 2 dell’art.8, il quale stabilisce che: “Nella comunicazione debbono essere indicati: a) l’amministrazione competente; b) l’oggetto del procedimento promosso; c) l’ufficio e la persona responsabile del procedimento … d) l’ufficio in cui si può prendere visione degli atti“.

Successivamente all’avvio del procedimento – che, come sopra illustrato, deve essere per legge comunicato al cittadino/contribuente – è doveroso inoltre ricordare che l’amministrazione ha l’obbligo di giungere ad un provvedimento finale motivato.

D’altronde la motivazione, lungi dal rappresentare un mero corredo formale del provvedimento, “…deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione, in relazione alle risultanze dell’istruttoria” (art.3, comma 1 della legge nr.241/90).

Pertanto, nel caso di specie la pubblica amministrazione competente, ossia l’Agenzia delle Entrate, avrebbe dovuto notificare al ricorrente dapprima l’avvio del procedimento di scarico del ruolo e, successivamente, il provvedimento finale motivato, contenente almeno:

a) i presupposti di fatto e di diritto che hanno portato all’eliminazione in autotutela delle somme indebite;

b) un nuovo ruolo (ossia un nuovo titolo) reso nuovamente esecutivo a seguito della firma del responsabile del procedimento di sgravio.

Nello specifico, quindi, secondo quanto previsto dall’art.12 del D.P.R. nr.602/73, l’Agenzia delle Entrate avrebbe dovuto emettere un ruolo ex novo contenente “… il numero del codice fiscale del contribuente, la specie del ruolo, la data in cui il ruolo diviene esecutivo e … la motivazione anche sintetica della pretesa“.

Infine, una volta emesso il nuovo titolo esecutivo l’ente impositore avrebbe dovuto notificarlo al ricorrente a mezzo di nuova cartella di pagamento.

Relativamente all’importanza del rispetto, da parte della Pubblica Amministrazione, di tutte le fasi del procedimento sopra indicate, si è espressa in più occasioni la giurisprudenza amministrativa.

Di notevole interesse appare una recente sentenza del T.A.R. di Salerno (sent. nr.1133 del 3/08/2006), la quale sancisce che “La disposizione dell’art.7 della Legge nr.241/90 testualmente prevede, …, l’obbligo di comunicazione dell’avvio del procedimento stesso ai soggetti nei confronti dei quali il provvedimento finale è destinato a produrre effetti diretti. A maggior ragione tale obbligo sussiste nei casi in cui l’amministrazione adotti atti di secondo grado incidenti su posizioni giuridiche originate dal presente atto, oggetto della nuova determinazione amministrativa di rimozione. Infatti, qualora intenda rimuovere in autotutela una propria statuizione già emanata, indipendentemente dalla natura discrezionale o vincolata dell’autotutela medesima, la P.A. è tenuta a dare al destinatario preventivo e tempestivo avviso dell’avvio del relativo procedimento“.

Inoltre, è doveroso ricordare che le argomentazioni sopra illustrate oltre ad essere sostenute da dottrina e giurisprudenza non fanno altro che riprendere principi sostenuti da tempo anche dall’Agenzia delle Entrate.

Infatti, già dall’anno 1997, con circolare ministeriale 195/E non solo si sostiene che “Oggetto di annullamento d’ufficio possono essere non solo i tipici atti di imposizione quali gli avvisi di accertamento … ma anche gli altri atti … ad esempio il ruolo” ma soprattutto, in merito al procedimento che la Pubblica amministrazione deve adottare, si chiarisce che “… il potere di annullamento in via di autotutela va esercitato con l’osservanza dello stesso procedimento e delle stesse forme stabiliti per l’emanazione dell’atto da annullare“.

Alla luce di ciò, pertanto, occorre evidenziare che comportamenti difformi al dettato legislativo – oltre ad essere di per sé illegittimi – devono necessariamente interpretarsi alla luce della Legge 11 febbraio 2005 n.15, la quale riconosce una serie di garanzie al cittadino/contribuente e prevede anche le conseguenze derivanti dal loro mancato rispetto.

Tale norma, infatti, all’articolo 21-septies, comma 1, enuncia che “È nullo il provvedimento amministrativo che manca degli elementi essenziali“.

A questo punto, trattandosi di una vicenda giudiziale ancora agli inizi, non ci rimane che attendere i prossimi mesi e vedere se la CTP di Milano si sarà o meno allineata ai principi sopra illustrati.

 

Come sempre, chiunque si trovi di fronte a tali problematiche o abbia necessità di ulteriori chiarimenti potrà contattare senza timore l’autore dell’articolo ed avere tutte le informazioni necessarie.

 

Avv. Matteo Sances
sances.matteo@studiolegaleaugeri.eu

4 Commenti

  1. Gianluca
  2. Avv. Mary Corsi
  3. Rosalbino Barbiere
  4. pierelisa

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