Diritto del lavoro - articoli in archivio

  • Il Mobbing nella pubblica amministrazione

  • Mobbing nel Pubblico impiego: occorre provare l’esistenza di una serie di atti vessatori posti in essere con il fine specifico di emarginare il dipendente. Una recente sentenza della Suprema Corte (Cassazione n. 7985 del 2 aprile 2013), si è nuovamente pronunciata sulla questione del mobbing nella Pubblica amministrazione, ponendo in evidenza come, per la peculiarità del rapporto di Pubblico impiego, ai fini probatori della sussistenza del mobbing medesimo occorre provare l’esistenza di una serie di atti vessatori posti in essere con il fine specifico di emarginare il dipendente.

  • Illegittima la disposizione sull’inserimento “in coda”, anziché “a pettine”, nelle graduatorie scolastiche provinciali.

  • Di recente la Corte costituzionale si è pronunciata su una questione che nasce a seguito del ricorso presentato da alcuni docenti precari iscritti nelle ex graduatorie permanenti, ora ad esaurimento per effetto dell’art. 1, comma 605, lett. c), della legge 27 dicembre 2006 n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2007), i quali avrebbero impugnato alcuni atti ministeriali, nella parte in cui stabilivano, per il biennio 2009-2011, che i docenti che chiedevano il trasferimento ad altra provincia sarebbero stati collocati in coda alla relativa graduatoria.

  • Non lo assume per pendenza di un procedimento penale: Poste Italiane condannata

  • Poste Italiane condannata: ingiustificato il rifiuto ad assumere a tempo indeterminato un lavoratore per la sola sussistenza di un procedimento penale a suo carico.

    Interessante sentenza del Tribunale di Roma, sez Lavoro, del 22 marzo 2012, sull’illegittima mancata assunzione a tempo indeterminato di un ex CTD.

  • Violenza privata sul luogo di lavoro

  • I comportamenti denigratori e vessatori del “capo”eseguiti con continuità nei confronti dei lavoratori non sono qualificabili giuridicamente come mobbing o maltrattamenti in famiglia, bensì integrano il reato di violenza privata. Lo ha stabilito una recente sentenza della Corte di Cassazione (sesta sezione penale) del 21 dicembre 2010 n. 44803.

  • Lavoratore in prova: “libero licenziamento”

  • Il lavoratore in prova, nei sei mesi previsti dal contratto, può essere licenziato senza alcun obbligo di motivazione da parte del datore di lavoro. La Corte di Cassazione (con una recente sentenza del 17 Novembre n. 23227– della sezione lavoro) ha ribadito questo principio del “libero licenziamento”. 

  • Imprudente sul lavoro? No al risarcimento danni per infortunio!

  • Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 25/2010, ha stabilito che il lavoratore che utilizza macchinari pericolosi deve stare particolarmente attento, poiché l’imprudenza potrebbe costargli caro in caso di incidente: si escluderebbe, infatti, il diritto al risarcimento dei danni.

  • Dormire al lavoro non è giusta causa di licenziamento

  • La Corte di Cassazione non ha niente in contrario se un dipendente schiaccia un pisolino sul posto di lavoro. Se si tratta di un episodio (e non di una malsana abitudine), non si può essere licenziati per questo motivo. Fare la pennichella mentre si svolge un servizio professionale non rappresenta quindi una “giusta causa” di licenziamento.

  • Cassazione: licenziato il lavoratore improduttivo

  • Questa volta prendiamo atto di una decisione della sezione lavoro della Corte di Cassazione. La sentenza n. 3125/2010 ha statuito la possibilità, per le aziende, di procedere al licenziamento di un lavoratore che risulti, dal confronto con gli altri dipendenti, effettivamente improduttivo, e quindi non utile all’azienda.

  • E’ vietato spiare i dipendenti che navigano sul web

  • Il Garante della privacy si pronuncia nei riguardi di un’azienda che per nove mesi ha spiato un dipendente durante le navigazioni sul web, archiviandone i dati raccolti. Il comportamento della società, tra l’altro, viola lo Statuto dei lavoratori.

  • Un vademecum per i datori di lavoro, per fermare le “morti bianche”

  • Le regole per arginare il triste fenomeno delle “morti bianche” sono state redatte dalla Corte di Cassazione (quarta sezione penale) nella sentenza n. 27819 del 2009.

  • Cassazione: illegittimo licenziare il dipendente che lascia senza motivo l’ufficio

  • Ancora un’interessante sentenza della Corte di Cassazione in materia di lavoro. Il caso in questione riguarda un lavoratore che si è visto licenziare perché allontanatosi dall’ufficio senza alcun motivo. Il dipendente, prima di allora, non aveva mai ricevuto sanzioni disciplinari, in quanto il suo comportamento era stato sempre impeccabile.

  • Non va licenziato il lavoratore che finisce in carcere

  • La sentenza della Corte di Cassazione n. 12721/2009 della sezione “Lavoro”si riferisce al caso di un uomo che era stato licenziato dall’azienda in cui lavorava per “assenza ingiustificata”, in quanto era stato messo in carcere, per motivi estranei alla sua attività professionale.

  • E’ mobbing rimproverare il dipendente ad alta voce davanti ai colleghi

  • Aumentano i casi di “mobbing” e le denunce di lavoratori che vengono vessati sul posto di lavoro. La Corte di Cassazione è intervenuta su un caso di questo tipo, con la sentenza n. 6907 del 20 Marzo 2009.

  • Cassazione: non va licenziato chi dice al suo capo: “Chi c…o credi di essere?”

  • La Corte d’Appello di Napoli aveva decretato, nel caso di specie, che non può essere licenziato l’ausiliario di una clinica privata che aveva esclamato al suo superiore “Chi cazzo credi di essere?”. La Corte di Cassazione è intervenuta recentemente per convalidare tale decisione.

  • Diventare socio di una Cooperativa. Cosa comporta?

  • Mi capita sempre più spesso di affrontare tematiche inerenti la figura del socio-lavoratore di cooperativa. Con mia grande sorpresa, prendo atto di quanto poco si sappia sulla figura del socio-lavoratore e, più in particolare, dei suoi “diritti-doveri“.

  • Cooperative sociali: percentuale dei soci “svantaggiati”

  • L’accertamento della percentuale di persone socialmente svantaggiate come soci delle cooperative sociali (punto B).

  • Cassazione: gli operatori di Call Center precari vanno assunti

  • La Cassazione dà una mano ai precari dei call center: chi svolge lavoro in un centralino con l’obbligo di osservare un orario, utilizzando strumenti e l’ambiente messi a disposizione dal datore, ha diritto ad un contratto stabile