Legge Pinto. Come ottenere un indennizzo per i processi troppo lunghi.

Legge Pinto. Come ottenere il risarcimento per i processi eccessivamente lunghi.

Chi non ha mai affermato che i tempi della giustizia sono “troppo lunghi”?

Chi è stato coinvolto in un procedimento per un periodo di tempo considerato irragionevole, cioè troppo lungo, può richiedere, in base alla legge n. 89 del 24 marzo 2001 (cd. “legge Pinto”), una equa riparazione.

Benchè recentemente il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, abbia annunciato che la detta legge dovrà essere ripensata, (a seguito del Disegno di legge approvato ad ottobre sulla riforma della giustizia civile, per cui si potranno smaltire in tempi ragionevoli gli oltre 5 milioni di processi che giacciono nelle procure italiane), la legge Pinto ha introdotto, nel nostro ordinamento, uno strumento che preveda un’equa riparazione a “chi ha subito un danno patrimoniale o non patrimoniale per effetto di violazione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali” in relazione al mancato rispetto del termine ragionevole di cui all’articolo 6, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 (“Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un tribunale indipendente e imparziale, costituito per legge”).

Essa consiste nel riconoscimento di una somma di denaro per ogni anno di eccessiva durata del processo ed ammonta a circa 750,00/1.500 euro, ma può aumentare fino a 2.000 euro in casi di particolare importanza (ed es. in tema di diritto di famiglia o stato delle persone, procedimenti pensionistici o penali, cause di lavoro o cause che incidano sulla vita o sulla salute) e a seconda della Corte territoriale competente.

La domanda può essere proposta a prescindere dall’esito della lite, sia che si vinca, si perda o si concili la causa davanti al giudice.

Per periodo ragionevole, solitamente si intende: 3 anni per il procedimento di primo grado, 2 anni per il secondo e un anno per la cassazione.

Qualora la domanda si proponga per una causa pendente, può essere liquidata una somma in base agli anni oltrepassanti il consentito. A fine procedimento può essere avanzata una seconda istanza per i successivi.

Ovviamente, nella determinazione del tempo ragionevole dovrà essere valutata una serie di circostanze, come ad esempio la complessità del caso o il comportamento delle stesse parti e del giudice.

Occhio ai termini. Il ricorso per equa riparazione va presentato entro sei mesi dal passaggio in giudicato della sentenza che definisce il processo. Scaduti i sei mesi, la parte è considerata decaduta dal proporre il ricorso. E’ sempre proponibile, invece, in pendenza di causa.

IL PROCEDIMENTO.

II risarcimento va chiesto con ricorso alla Corte d’Appello territorialmente competente, secondo una speciale tabella, e deve essere deciso entro 4 mesi dal deposito. Va proposto nei confronti del Ministero della Giustizia, se si tratta di procedimenti del giudice ordinario, del Ministero della Difesa quanto si tratta di procedimenti del giudice militare, del Ministero delle Finanze quando si tratta di procedimenti del giudice tributario.

Nel ricorso si dovranno esporre i fatti in maniera dettagliata. In particolare, sarebbe conveniente provare la lungaggine processuale attraverso la trascrizione pedissequa dei verbali di udienza, sì da dimostrare i ritardi intercorsi tra le udienze, soprattutto quelli relativi a rinvii d’ufficio. Bisogna, inoltre, allegare elementi da cui possa desumersi la violazione dell’art. 6, par. 1, anche sotto il profilo iniziale, laddove sia trascorso un notevole lasso di tempo tra il deposito della domanda e la data effettiva della prima udienza.

Orbene, una volta esaurita la procedura, la Corte d’Appello deposita presso la Cancelleria il decreto con il quale lo Stato Italiano viene condannato a corrispondere al ricorrente un indennizzo, oltre alle spese legali sostenute. Il decreto viene notificato, a cura del difensore, all’Avvocatura dello Stato.

Per quanto concerne il decreto che conclude il procedimento, esso sarà motivato in forma sintetica ed immediatamente esecutivo.

Se il Ministero non provvede volontariamente al pagamento delle somme, si potrà agire esecutivamente per il recupero forzoso del proprio credito.

Naturalmente i tempi dipendono dalla rapidità con cui le Corti d’Appello, dislocate sul territorio nazionale, provvedono alla fissazione dell’udienza ed al deposito del provvedimento conclusivo della procedura

In media, dal momento della proposizione del ricorso introduttivo a quello del concreto recupero dell’indennizzo, compresa la fase esecutiva, trascorre generalmente un lasso di tempo di circa 18 mesi.

DOCUMENTI NECESSARI: sono la copia conforme della sentenza, se il procedimento si è concluso o il certificato di pendenza della lite, se è ancora in corso. Per poter meglio argomentare sull’eccessiva durata del processo, come spiegato, sarebbe opportuno anche depositare gli atti introduttivi (citazione, ricorso, comparsa di costituzione e risposta, memoria difensiva, etc..), i verbali di udienza e le comparse conclusionali.

IL DECRETO.

La Corte competente emetterà un decreto immediatamente esecutivo. Di seguito un esempio di decreti ottenuti dal ns. studio:

DECRETO CORTE APPELLO TRENTO N. 95/2010

DECRETO CORTE APPELLO TRENTO N. 469/2010

 

 



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Questo articolo ha 292 commenti

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    cosa sta succedendo lo dovrebbe chiedere al Suo avvocato. Sì, il legale va pagato per le attività svolte. Prenda un bell’appuntamento con il suo avvocato e si faccia spiegare la situazione.

  • antonella scrive:

    Buonasera. Ho una causa di lavoro aperta dal 2002 e ancora non si conosce la fine. Mi sa dire cosa sta succedendo e l’avvocato che ha la pratica può chiedermi i soldi anche se la causa non è chiusa? Quanto può durare ancora,se vedrò la chiusura in questa vita e inoltre ho una causa civile per minaccia con un fucile ma anche lì non si vede fine. Sto solo accumulando un debito con il mio avvocato oppure il pagamento è inerente alla chiusura della causa? Aiutatemi perchè non so più cosa pensare. Grazie

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    le nuove disposizioni si applicano ai ricorsi depositati a decorrere dal trentesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione del Decreto Sviluppo.
    Il ricorso va fatto entro i 6 mesi dal momento in cui la decisione che conclude il procedimento è divenuta definitiva; non è più possibile agire in pendenza del procedimento.
    Sulle modalità di deposito non so molto, poiché non me ne occupo più da tempo. A ogni modo ritengo che le copie autentiche si riferiscano al fascicolo d’ufficio, non certamente a quello di parte.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    Ho eliminato tutti i dati sensibili da Lei indicati. Mi spiace, ma non ci occupiamo di ciò.

  • Paolo V. scrive:

    Gent.le Avv,
    sono un praticante avvocato e mi stavo interessando ai ricorsi per equa riparazione.
    Siccome il mio dominus non ha saputo aiutarmi e le informazioni che ho reperito non mi hanno soddisfatto volevo chiederLe un parere su un caso che stavo studiando.
    Ho i seguenti dubbi:
    Causa iscritta nel 2004 chiusa con sentenza del 7.7.12 depositata il 16.7.12,
    1. Si deve procedere secondo la vecchia legge Pinto o secondo la nuova riforma?
    2. i 6 mesi per proporre ricorso secondo Lei da quando decorrono? i termini feriali sono applicabili?
    3. ma secondo la nuova legge come faccio a depositare i documenti di parte in copia autentica se ho ritirato il fascicolo di parte? li riporto in tribunale per chiederne copia autentica?

    Grazie infinite se vorrà rispondere ai miei dubbi.

    Paolo V.

  • Alfio Patanè scrive:

    Sono stato coinvolto in un fallimento nel dicembre 1979, non tnendo conto il sig. Giudice dell’art. 10 L.F. Dopo tutto questo tempo trascorso, l’attuale gioudice delegato ordina la chiusura svendendo un patrimoni di oltre 2.000.000 di € per la misera somme di 186.000 €. Otto anni fa per tramite un avvocato della zona ho avanzato istanza presso la Corte di Srasburgo per i diritti dell’Uomo, a distanza di tutto questo tempo mi si respine l’istanza,
    Intendo fare opposizione a questo provvedimento, in quando il danno da me subito è incalcolabile e mi deve essere riconosciuto. Per eventuale contatti felefonico il mio numero è, ………… Rimango in attesa di notizie.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    ma di cosa sta parlando, scusi?

  • fernando transocchi scrive:

    ESITO LEGGE PINTO

  • fernando transocchi scrive:

    Prego notizie pratica in riferimento legge Pinto
    Fernando transocchi

  • fernando transocchi scrive:

    Spett/le Ufficio appelli.
    Potrei sapere esito mia pratica legge Pinto?
    Ringrazio Fernando Transocchi

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    mah.. per tre anni di procedimento penale, io non credo valga la pena. Ma si confronti con il Suo legale.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    Dunque, andiamo con ordine:
    1. per agire con legge Pinto, ora, la sentenza deve essere definitiva.
    1. la legge 89/2001 (pinto) prevede che entro 4 mesi dall’udienza di discussione la Corte dovrebbe decidere. FAVOLE: la corte d’appello di roma ancora non fissa udienza a due anni di distanza dal deposito del ricorso.
    3. ergo, impossibile risponderle.
    4. Qualora abbia il decreto di condanna, i tempi di pagamento variano tra i 2 e i 3 anni.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    1. le sentenze di primo grado (ovvio che dovete pagare la registrazione e la CTU, ma poi vi dovrebbero essere rimborsate dalla controparte) sono immediatamente esecutive; vuol dire che, intanto, appello o non, vi devono pagare.
    2. La controparte certamente può fare appello, è previsto dalla legge.
    3. La legge è cambiata, se la sentenza non è passata in giudicato non si può procedere ai sensi della legge Pinto (lungaggine del processo).
    4.. se la controparte si è modificata, va valutata la prosecuzione dei rapporti, ma qui è davvero impossibile parlarne. Sarebbe il caso che prendeste un lungo appuntamento con il Vs legale.

  • mary scrive:

    buonasera, a fronte di una causa ventennale, solo primo grado,
    il giudice ci ha assegnato la vittoria ed il risarcimento.
    dopo un anno, grazie all’avvocato di famiglia nn sapevamo che la sentenza fosse stata emessa, nn abbiamo ottenuto nessun risarcimento, anzi dovremo pagare una perizia e la registrazione della sentenza, assegnata in solido,
    abbiamo saputo che l’altro avvocato vorrebbe presentare l’appello. siamo ancora in tempo per avere almeno un risarcimento per la lungaggine del processo, nel frattempo la società alla quale era stata fatta causa si è trasformata il srl e nn ha una lira? cordiali saluty mary

  • maria scrive:

    buona sera avvocato volevo sapere del mio caso durata una causa di riconoscimento diciasette anni finalmente vinta,applicata la legge pinto quanto devo aspettare per il risarcimento grazie a presto

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    Tutte le parti in causa, anche chi ha perso, possono chiedere un indennizzo. Con la nuova normativa deve attendere che la sentenza sia passata in giudicato. Per il primo grado forse vi spetterebbe solo un anno di ritardo, per il secondo 3. Valuti se ne vale la pena con un legale.

  • Manuela scrive:

    Buongiorno Avvocato,
    ho la necessità di avere un Suo parere riguardo causa civile troppo lunga.
    Chiamati in causa per una servitù passaggio nel febbraio 2002. Sentenza primo grado,aprile 2006.
    Ricorso in Appello ottobre 2006 e sentenza aprile 2013.
    Credo di aver diritto di usufruire della legge Pinto.
    La causa è stata fatta a me e mio marito essendo entrambi i proprietari del terreno per la richiesta servitù.
    Per l’eventuale risarcimento,il diritto a percepirlo siamo entrambi, separatamente, come persone danneggiate oppure no ?
    Ringrazio anticipatamente per la risposta
    Distinti saluti
    Manuela

  • Ely scrive:

    Buonasera, vorrei un riscontro e la mia domanda è la seguente: nel Maggio del 2008 sno stata vittima di appropriazione indebita di una somma di denaro, di conseguenza ho sporto subito querela oralmente, senza assistenza di un legale presso i carabinieri ma la stessa, forse per la tracsuratezza del carabiniere che doveva portarla subito in Tribunale o per qualche impiegato dello stesso, è stata trascritta, grazie ad un legale con il quale ne ho poi parlato e da me incaricato a dicembre 2009, solo a gennaio 2010, ora si trova in tale fase delle indagini per l’appunto da fine gennaio 2010,..praticamente più di tre anni, con il rischio come mi avrebbe accennato il mio legale dela prescrizione del reato…però .potrei fare, come mi ha accennato il legale, un ricorso per ottennere una equa riparazione, e nel caso, ne varrebbe la pena?..e per i costi?..grazie

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    lasci perdere la legge Pinto (francamente) e valuti con un avvocato la possibilità di un ricorso.

  • Daniele Annaro scrive:

    Gentile Avvocato chiedo nel 2000 o subito un fermo a bordo di uno scooter prestatomi , fermandomi i Carabinieri anno constato che la targa risultava rubata e quindi mi anno denunciato la cosa lo un po trascurata negl anni per motivi personali oggi a distanza di 13 anni mi arriva una sentenza di 1 grado di 1 anno e 3 mesi parlo con un avvocato e mi dice di ricorrere ma mi dice pure che se mi sbrigo e in prescrizione cosa posso fare e in oltre posso usufruire della legge pinto per aver un risarcim grazie

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    i tre anni decorrono dall’atto introduttivo. Si tiene conto della lentezza della giustizia (rinvii, nomina di giudici diversi, etc) e non del comportamento delle parti. La sospensione feriale ovviamente non si computa essendo prevista per legge.

  • antonello scrive:

    Salve Avocato. La L. Pinto prevede un risarcimento per tutto il periodo di durata del processo eccedente i tre anni. I tre anni decorrono dall’apertura del dibattimento? si deve tener conto anche di eventuali atti interruttivi? della sospensione feriale? porgo i miei referenti saluti e ringrazio.

  • Paola scrive:

    Mi scusi per la mal espressione ma io non mi sto riferendo alla legge Pinto ma ad un caso a parte descritto dal commento precedente

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    Cara Paola, onestamente non ho capito nulla. Per procedere al ricorso Pinto non devono essere trascorsi 6 mesi dal passaggio in giudicato della sentenza.

  • Paola scrive:

    Dopo la prima sentenza passata ingiudicata scorso 6 mesi possiamo fare appello?
    In pratica dopo scaduti i termini d’appello di 6 mesi possiamo farlo comunque poichè in quel tempo la danneggiata , la sentenziata, non era nelle sue complete facoltà dimostrato anche da certificati neurologici?
    La sentenza risale al mese di ottobre 2011 con impugnazione legislativa Dicembre 2009.
    Vorrei anche informazioni inerenti alla possibilità di retrocedere il periodo di impugnazione poichè la stessa danneggiata superava il comporto malattia (Ottobre 2008) e se fosse presente un’altra possibilità di poter far appello.
    Se non ci fosse alcuna chance si potrebbe riaprire nuovamente una nuova vertenza?

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    Se tale tempo si riferisce al giudizio, certamente sì.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    Ci sono tempi tecnici di pagamento che dovrebbero aggirarsi intorno ai due anni.

  • dante_magellan... scrive:

    egregio avvocato
    ho pendente presso la CORTE DI STRASBURGO (ndr)2012,dopo che la CORTE D’APPELLO PERUGIA,ha condannato lo STATO a rifondermi una somma rilevante per LEGGE PINTO -LAVORO.
    Che posso fare di più?
    ho chiesto al DICASTERO GIUSTIZIA una previsione attraverso legge 241/90 niente?
    lettera morta.
    grazie
    dante

  • dante scrive:

    egregio avvocato
    ho pendente per ricorso presso la CORTE DI STRASBURGO( 2012) dopo la condanna da parte della CORTE D’APPELLO PERUGIA, (2010)una richiesta di risarcimento danno (legge PINTO)area lavoro.
    chissa quanto ci vuole ancora.
    Chiedo?
    non si può fare un tragitto attraverso la CLASS ACTION?

    grazie
    3889907050

  • fabrizio scrive:

    salve avvocato, vorrei delle informazioni riguardo la legge pinto su un caso che mi riguarda. Nel 1985 dopo la morte di mio padre, mia madre mandò una citazione alle ferrovie dello stato( allora FS) chiedendo il riconoscimento della causa di servizio per la morte di mio padre.( ciò comportava una pensione più sostanziosa. Nel 2011 Ci scrive la corte dei conti dicendoci che sta chiedendo un parere medico al ministero della difesa per definire la causa. A prescindere dall’esito della causa vorrei saper se ho diritto ad avvalermi della legge pinto visto che sono passati più di 25 anni dalla prima richiesta. grazie

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    Il pagamento viene effettuato sempre dalla parte soccombente, quindi dal Ministero attraverso gli uffici preposti. I tempi non sono particolarmente brevi, possono trascorre e anche due anni.

  • mario scrive:

    buona sera avvocato
    le chiedo scusa se non sono stato chiaro in precedenza,ma la mia domanda era la seguente.in base alla legge pinto poiche’ in prima istanza la corte di appello aveva rigettato il mio ricorso di equa riparazione del pregiudizio di natura non patrimoniale.mentre la cassazione accoglieva il ricorso condannando il ministero della giustizia al pagamento in favore del sottoscritto.poiche’ alla data odierna e trascorsi già diciotto mesi,vorrei gentilmente conoscere quale ente dovra’ risarcirmi ed a chi eventualmente sollecitare
    in attesa di una sua gentile risposta
    le porgo distinti saluti.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    Certo che no. I tempi previsti dalla legge sono 4 mesi dall’udienza di discussione, entro i quali la Corte d’appello dovrebbe depositare il decreto, ma ovviamente, i tempi dipendono dalla mole di lavoro. Quanto alla somma, non posso assolutamente dirLe l’ammontare. Dipende dagli anni di ritardo riconosciuti e dalla valutazione che ne fa la Corte.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    La cancelleria non paga nulla. E’ deandata ad altre atività, non certo per i pagamenti. E’ il Ministero a dover versare la somma.

  • Giovanni scrive:

    Buon giorno Avvocato in sintesi le spiego cosa mi è successo.
    Nel 84 ho fatto il militare e sono stato male miè stata riconosciuta la causa di servizio ed ho percepito la pensione per quattro anni.
    Nel 88 alla visita di controllo mi veniva revocata, da allora ci sono stati diversi ricorsi e un anno e mezzo fà c’è stata la sentanza definitiva non riconoscendomi la pensione.
    Tramite avvocato ho fatto ricorso per equa riparazione (legge Pinto).
    Mi sa dire cortesemente quanto tempo devo ancora aspettare e quanto sarà circa il risarcimento?
    Grazie anticipatamente

  • mario scrive:

    Buona sera avvocato, vorrei conoscere quale cancelleria di tribunale dovra’ risarcirmi in base alla legge pinto avendo avuto ragione in cassazione o meglio se deve risarcirmi la cancelleria della corte di appello o della cassazione.
    Cordiali saluti.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    gentile Mirko, nessun commento è stato rimosso, ma ogni richiesta deve essere prima moderata da me per ovvie ragioni.
    Ed ecco la Sua risposta: dal 2005 al 2012 sono 7 anni e qualhe mese. La valutazione del ritardo deve essere fatta in base a una serie di circostanze, tra le quali le attività istruttorie. Mi spiego meglio: se le parti hanno effettuato varie richieste di testimonianze, consulenze tecniche etc… il tempo minimo del giudizio aumenta a seguito delle attività delle parti, quindi una causa particolarmente complessa può certamente durare anche 5 anni, che non Le verrerrero riconosciuti a titolo di indennizzo. La Cedu stabilisce un massimo di 3/4 anni per il primo grado. Pertanto potrebbe richiedere l’indennizzo per i restanti (sempre che ve ne siano i presupposti per quanto sopra detto, ovvero ritardi per colpa dell’ufficio giudiziario); le corti italiane si attestano sui 750,00/1.000 per ogni anno eccedente. Per le spese che intende? Quelle del giudizio di primo grado assolutamente no. Al massimo il Ministero convenuto potrebbe essere condannato alle spese per la Pinto.

  • MirkoD scrive:

    Chiedo scusa, come mai il mio commento è stato rimosso? Ho chiesto delle semplici informazioni, non mi pare di aver scritto nulla di male!

  • MirkoD scrive:

    Gentile Avv. Corsi,

    ho una domanda per Lei. Verso la fine di Luglio 2012 è stata depositata una sentenza, a mio favore, relativa ad un processo per danni fisici, iniziato a gennaio 2005. Non c’è stato ricorso ne cassazione, quindi, secondo la legge pinto, ho diritto ad un risarcimento danni per il processo durato troppo. Saprebbe dirmi, più o meno, se mi conviene procedere e quanto potrei ricevere a titolo risarcitorio?
    Secondo i miei calcoli, a lordo, ci sono stati più di 4 anni e mezzo di ritardo e, valutanto il massimale, potrei ricevere 1500€ x 4anni = 6000€ più le spese sostenute?

    Grazie per l’attenzione,
    Cordiali Saluti.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    sì, solo le parti in giudizio.

  • Dante scrive:

    Esimio Avv. Corsi:

    Volevo domandarle s’è alla legge Pinto possono accedervi anche coloro che sono stati chiamati in causa.

    Cordialmente
    Dante Grieco

  • Giuseppe scrive:

    grazie Avvocato delle risposta. C´e la possibilita` di lettura della tabella unificata? dove posso trovarla?

    Grazie

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    C’è una tabella del contributo unificato che va applicata a seconda della materia e del valore della causa.

  • Giuseppe scrive:

    salve Avvocato,
    quanto costa la domanda di risarcimento alla Corte d´Appello?

    Grazie

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    i sei mesi decorrono dal passaggio in giudicato, ovvero dal termine ultimo per fare appello o ricorso in Cassazione, quindi, dopo la pubblicazione, deve conteggiare il termine per l’appello (6 mesi). Da quel momento decorrono gli ulteriori 6 mesi per il ricorso ai sensi della legge Pinto.

  • fausto scrive:

    salve avvocato,i sei mesi di tempo per fare richiesta di risarcimento per durata eccessiva del processo,si parte dalla data di quando passa ingiudicato,che vuol dire di quando viene pubblicata la sentenza o quando viene notificata.è stata pubblicata la mia sentenza alla corte dei conti di palermo il 1 marzo.mi scade il 31 agosto?saluti

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    Deve recarsi alla cancelleria fallimentare e chiedere informazioni.

  • Fausto scrive:

    Salve avvocato,
    vorrei sapere se il fallimento di mio suocero avvenuto nel lontano 1986 si e’chiuso …
    Come posso muovermi?Le anticipo che gli eredi mia moglie con altri due fratelli preferiscono non parlarne perche’ questa vicenda li ha molto scossi.La curatrice fallimentare non si fa’ viva ormai da anni e visto che all’epoca non rinunciarono ma accettarono la procedura con benficio di inventario.Avendo una casa ancora con mutuo da pagare sono unpo’ preoccupato per eventuali residui…
    Grazie
    Saluti

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    onestamente non ho capito cosa vuol sapere da me.. che intende per richiesta? Gli atti di causa dovono essere rilasciati al cliente se ne fa richiesta. Quindi il Suo avvocato è tenuto a darLe copia degli atti.

  • antonella scrive:

    salve avvocato le chiedo gentilmente di darmi notizie riguardo alla legge pinto .e stato inoltrata la richiesta dall avvocato quello che mi lascia dei dubbi e cio che la richiesta prevede non mi stato chiesto .potrei avere copia della richiesta fatta dall avv .per prenderne visione .insomma e un mio diritto mavere copia.ringrazio aspetto notizia , saluti

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    mi pare che in caso di compensazione delle spese, valga quello che ho scritto prima. Ad ogni modo chiederei all’Agenzia delle Entrate.

  • Gaetano scrive:

    La ringrazio per le delucidazioni. In merito alla registrazione ho trovato una circolare dell’agenzia delle Entrate (n. 13 /E del 23 marzo 2004)
    che così dispone: “Nel caso di rigetto, con provvedimento passato in giudicato, della domanda di “equa riparazione” l’imposta di registro – prenotata a debito per gli stessi decreti – sarà recuperata dagli uffici giudiziari (v. nota del Ministero della Giustizia del 1° marzo 2004) in capo al ricorrente. Non si procederà a nessun recupero nell’ipotesi di condanna dello Stato alla riparazione dei danni subiti per l’irragionevole durata del processo”. Deduco quindi che al ricorrente che abbia ottenuto la condanna dello Stato non spettino le spese di registrazione, nonostante la parziale compensazione delle spese. Cosa ne pensa?

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    non consiglio l’ottemperanza, poiché, oltre a dover essere cassazionisti, mi dicono che il procedimento è costoso. Quanto all’esecuzione, io mi avvalgo di una società di professionisti che si occupa esclusivamente di procedere all’esecuzione, ottenendo in circa 8/10 mesi l’assegno di Banca d’Italia e togliendomi, così, ogni impiccio relativo all’esecuzione, posto che il Ministero sta pagando le sentenze ditre anni fa.
    Onestamente valuterei se procedere per il ritardo della Pinto, per l’esigua somma che andresti a prendere. Molti fano ricorso alla CEDU.
    Inoltre, nel caso in cui la sentenza disponga la compensazione delle spese di giudizio, l’art. 159 del TUR prevede che “…se la registrazione è chiesta dall’amministrazione, l’imposta di registro della sentenza è prenotata a debito, per la metà o per la quota di compensazione, ed è pagata per il rimanente dall’altra parte; se la registrazione è chiesta dalla parte diversa dall’amministrazione, nel proprio interesse o per uno degli usi previsti dalla legge, l’imposta di registro della sentenza è pagata per intero dalla stessa
    parte”.

  • Gaetano scrive:

    Buongiorno Avvocato.
    Sono un praticante avvocato abilitato al patrocinio e mi sono occupato nello Studio di un ricorso ex legge Pinto andato a buon fine. A questo punto volevo chiederLe se consiglia il precetto oppure il giudizio di ottemperanza onde vedere ristorato l’indennizzo liquidato in decreto. Inoltre, avendo la Corte compensato le spese legali per 1/2 (stante la differenza tra quanto richiesto e quanto liquidato), a chi spetta la registrazione del decreto? Sarà la Cancelleria a richiederne la registrazione? E’ la prima volta che mi capita e quindi non conosco bene la procedura successiva all’emanazione del decreto. Infine, considerando che il procedimento ex legge Pinto è durato circa 2 anni (in contumacia dell’Avvocatura), lei consiglia un ricorso Pinto sulla Pinto oppure ricorrerre direttamente alla Corte Europea mediante denincia di inefficienza della legge Pinto (come qualcuno ha fatto precedentemente)?
    La ringrazio per ogni delucidazioni che vorrà fornirmi.
    Gaetano

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    iniziamo con il dire che il merito della causa non interessa ai fini della legge Pinto. Ogni parte, che abbia avuto torto o ragione, può ricorrere se ritiene che il giudizio abbia ecceduto il termine di durata. I parametri sono 3/4 anni per il primo grado, 3/2 per il secondo e 1/2 per la Cassazione.
    Non mi specifica l’anno iniziale del primo giudizio, né quello del secondo grado.
    Nella valutazione dell’eccedenza del termine, poi, si deve valutare l’attività delle parti (se chiedono rinvii, o le istanze istruttorie sono particolarmente complesse, il tempo non è imputabile alla macchina della giustizia).
    Le somme per ciascun anno di ritardo, sono di circa 750 euro, che aumentano sino a 1.000, 1.500 per i successivi anni.
    Pertanto, dovrebbe far valutare la situazione da un legale, che visioni gli atti di causa e i verbali di udienza per verificare la sussistenza dei requisiti. Le consiglierei di attendere la sentenza di appello.

  • filippo Peduzzi scrive:

    Egregio avvocato, le scrivo per avere delle informazioni riguardanti la ex legge Pinto.

    Passo a spiegarle,piu’ dettagliatamente, il sottoscritto fino al mese di novembre 2003, esercitava una propria attività di rivendita di “Giornali ,riviste e periodici”, a seguito di diverbio con il distributore di zona, che esercitava funzioni di “monopolio” e che si rifiutava di fornire materiale, affinchè la rivendita proseguisse dignitosamente a lavorare,costringeva il sottoscritto a chiudere definitivamente la propria attività costata enormi sacrifici economici e ritrovandosi quasi alla soglia dei 50 anni, disoccupato e senza alternativa economica alcuna.
    Presentato il ricorso ex art.700 cpc.veniva immediatamente accolto con l’obbligo dell’immediata riapertura dell’esercizio e con l’obbligo di una fornitura giornaliera,stabilita dal giudice, alla quale il distributore non diede alcun peso.

    Si passo’ quindi alla causa di merito, con relativa richiesta di risarcimento danni, per mancato guadagno,perdita della clientela,danni alla salute (che nel frattempo erano sopraggiunti) e tutto quello che ne consegue quando si chiude bruscamente un’attivita’ (debiti con le banche, inps, equitalia e quant’altro).

    Arriva il giorno della sentenza all’incirca l’anno 2007 e il giudice confermando l’ordinanza ex art.700 cpc. condanna di nuovo il distributore alla riapertura dell’esercizio, medesime finalità di rifornimento, ma in piu’ un risarcimento danni oserei dire “ridicolo”, della somma di euro 3.500,00 (tremilacinquecento), che sia per me,che per il mio legale sono stati una vera e propria presa in giro,perchè i danni ci sono stati e molto evidenti (tanto è vero,che piu’ volte il sottoscritto è stato costretto a rivolgersi ai servizi sociali del proprio comune e molto spesso è stato ospite della Caritas del proprio luogo di residenza). Passata questa fase decidemmo d’impugnare la sentenza e di fare ricorso in appello,adducendo tutte le ragioni, e sottolineando il fatto,che quella attività rappresentava per il sottoscritto l’unica fonte di reddito, in un mercato del lavoro purtroppo avaro. A tutt’oggi la corte di appello ancora non si pronuncia, il sottoscritto, ha dovuto subire 2 esecuzioni di sfratto, è riuscito a trovare dopo tanto peregrinare un posto di lavoro co.co.co ( a progetto) dove da circa 2 anni stà subendo “mobbing” dai colleghi di lavoro,per costringerlo a dare dimissioni volontarie. Le chiedo scusa,se mi sono dilungato, che posso fare? Sono in una situazione di bisogno, in che modo potrei usufruire dell’ex legge Pinto.? Le sarò immensamente grato se vorrà rispondermi dandomi un consiglio. Grazie.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    non interessa il merito della causa, ma i tempi. Naturalmente, se vi sono errori da parte dei legali, questi non vengono computati nell’eccessiva durata del processo. Bisogna valutare la documentazione e i verbali di udienza, per verificare quanto tempo eccedente la normale durata è imputabile alla macchina della Giustizia (rinvii etc etc). Così non potrei essere più precisa. Si rivolga ad un legale per valutare l’opportunità di fare ricorso ai sensi della legge Pinto.

  • GIANNI scrive:

    CERCO DI RACCONTARVI IN SINTESI LA MIA STORIA CHE RISALE AI TEMPI DEI TEMPI.MIA MADRE (DEFUNTA NEL 2000) ERA PROPRIETARIA DI UN TERRENO AGRICOLO DI 6700 MQ. CON ANNESSO UN FABBRICATO RURALE DI CIRCA 90 METRI QUADRI. NEGLI ANNI ’80 STIPULO’ UN CONTRATTO DI AFFITTO(NON REGISTRATO) CON UNA COPPIA PROPRIETARI DI UN TERRENO CONFINANTE CON LA NS. PROPRIETA’. NEL 1984 GLI INQUILINI, MANIFESTARONO L’INTENZIONE DI ACQUISTARE IL NS. TERRENO IN QUANTO AVEVANO UNA ATTIVITA’ COMMERCIALE.VERSO LA FINE DEL 1984 VENNE STIPULATO UN PRELIMINARE DI VENDITA TRA MIA MADRE E LA PARTE ACQUIRENTE.FURONO PATTUITI I TERMINI DELLA COMPRAVENDITA RICEVENDO COME CAPARRA LIRE 5.000.000 TRAMITE A/B.L’ACQUIRENTE NON E’ STATO IN GRADO DI SALDARE QUANTO DOVUTO.DAL 1985 HO DATO MANDATO AD UN AVVOCATO AFFINCHE L’INQUILINO LASCIASSE LIBERA LA MIA PROPRIETA’.NEL 1996 HO VINTO UNA CAUSA VIZIATA DAL MIO AVVOCATO IN QUANTO ANZICHE’ COINVOLGERE I DUE INQUILINI SOTTOSCRITTORI DEL CONTRATTO, E’ STATO INSERITO SOLTANTO IL NOME DEL MARITO.VITTORIA DI PIRRO!!!!
    DELUSO DAL COMPORTAMENTO A DIR POCO SCORRETTO DA PARTE DEL MIO AVVOCATO, MI SONO RIVOLTO AD UN ALTRO LEGALE PER CONTINUARE L’ITER BUROCRATICO DELLA LITE.CORREVA L’ANNO 1997. NEL 2000 VENENDO A MANCARE MIA MADRE, HO EREDITATO IL SUDDETTO TERRENO PER CUI L’ATTUALE MIO LEGALE MI FACEVA FIRMARE L’ATTO DI PROCURA PER CONTINUARE LA CAUSA PENDENTE.A TUTT’OGGI DI ANNO IN ANNO, PER MOTIVI DIVERSI, I GIUDICI INCARICATI HANNO RIMANDATO LA CAUSA….HO CHIESTO LE MOTIVAZIONI AL MIO AVVOCATO, MI E’ STATO RISPOSTO CHE AD ESEMPIO L’ULTIMA UDIENZA NEL 2011 NON E’ ANDATA A BUON FINE IN QUANTO IL GIUDICE INCARICATO ERA IMPEGNATO AD UNA COMMISSIONE DI ESAMI….A QUESTO PUNTO MI DOMANDA DOVE STA LA GIUSTIZIA ITALIANA A TUTELARE UN DIRITTO DEL CITTADINO, SE DOPO 25 ANNI NON SI RIESCE A RIENTRARE IN POSSESSO DEL PROPRIO BENE.
    DIMENTICAVO DI DIRE CHE L’INQUILINO SEMPRE NEI TEMPI CHE FURONO,HA COSTRUITO UNA VILLETTA NELLA SUA PROPRIETA’ A RIDOSSO DI UNA PARTE DEL MIO TERRENO. MI CHIEDO SONO TRASCORSI I TEMPI RAGIONEVOLI PER TENTARE UNA CAUSA ALLO STATO PER I DANNI SUBITI? QUALCUNO POTREBBE DARMI UNA DRITTA PER USCIRE DA QUESTO INCUBO? HO LA VAGA IMPRESSIONE CHE QUESTA CAUSA DOVRANNO CONTINUARE AD AFFRONTARLA I MIEI FIGLI ATTUALMENTE ULTRA QUARANTENNI.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per ROSALBINO:
    sono due uestioni distinte. Per la Pinto ci si rivolge alla Corte d’Appello competente per avere un risarcimento per un giudizio duratto eccessivamente a lungo, a prescindere dal merito della questione.
    Per quanto concerne il danno da illegittima segnalaizone, potrà certamente agire in giudizio, salvo verificare la prescrizione del diritto.

  • Rosalbino scrive:

    A seguito di un decreto ingiuntivo, da me regolarmente opposto, sono stato segnalato da ben tre istituti di credito, che si sono succeduti per acquisto di quel mio presunto debito, alla Centrale Rischi della Banca d’Italia in categoria 5 (sofferenze), per oltre quindici anni. Con sentenza, notificata e passata in giudicato, il decreto ingiuntivo è stato annullato perché il mio c/c risultava con saldo creditore (il saldo debitore era stato determinato da un’operazione arbitraria ed illegittima della banca) e l’istituto di credito è stato condannato a restituire le somme da me accreditate e a rifondere le spese legali, oltre interessi e rivalutazione, somma che mi è stata inviata con assegno circolare.
    Purtroppo, però, la Banca ha continuato a segnalare alla Centrale Rischi la posizione a sofferenza e dopo tre esposti a Banca d’Italia e richiesta all’intermediario di provvedere immediatamente ad adoperarsi alla cancellazione e correzione delle illegittime segnalazioni (delle quali aveva chiesto spiegazioni anche Banca d’Italia), l’intermediario ha comunicato “Sofferenze: Crediti passati a perdita”. Tutto ciò mi ha causato notevoli danni, poiché da imprenditore e libero professionista mi è stato sempre negato l’accesso al credito bancario e finanziario in genere. Le motivazioni (scritte) erano sempre le stesse: risultavo segnalato nel sistema. Cosa posso fare? E’ possibile chiedere ed ottenere un risarcimento danni? ormai sono quasi alla soglia della pensione e le mie attività (anche come ingegnere libero professionista), sono state tutte condizionate (in negativo) da queste assurde e illegittime segnalazioni a sofferenza che sono iniziate in data 29.02.1996 e, con cadenza mensile, sono proseguite fino a giugno 2011, per essere poi passate a perdita nel mese di luglio 2011, così come risulta da una visura effettuata presso la Banca d’Italia. Faccio notare che la sentenza che mi ha visto vittorioso, è stata depositata in data 06.12.2010 ed è passata in giudicato il 04 aprile 2011. Grazie. Rosalbino

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per ANTONIO:
    Istanza di dichiarazione del fallimento;
    Verbali di udienza;
    Sentenza dichiarativa di fallimento;
    Istanza di ammissione al passivo,
    Decreto di esecutività dello stato passivo;
    Certificato di pendenza o di chiusura della procedura fallimentare.
    Decreti,ordinanze, se sussistono.

  • Antonio scrive:

    Buongiorno Avvocato,
    mi hanno appena notificato la chiusura di un fallimento (snc di cui io ero socio) dichiarato nel 1994. Di che documenti ha bisogno per potere valutare se esistono i requisiti per potere iniziare un ricorso ex Legge Pinto? Infatti sono passati 17 anni e io sono stato costretto 3 anni fa circa a sollecitare il GD per fare riattivare il curatore che era assolutamente immobile.
    In attesa La saluto e La ringrazio io anticipo.
    Antonio

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per GIOVANNI:
    credevo trattavasi di procedimento civile. Ad ogni modo, le indicazioni sono le stesse, salvo che per il penale spesso i rinvii vengono comunicati il giorno stesso.

  • Giovanni scrive:

    Grazie, mi ha citato il PM.

    Una volta mi ha citato alle 15.30, io puntuale, l’udienza si è svolta (iniziata) alle 17.00 e il giudice ci ha soltanto detto del rinvio, scusandosi.

    La seconda ci ha citato alle 11.30, sempre puntuale, il giudice ha iniziato il processo alle 13.30 dicendoci che tutto è rinviato.

    Non mi sembra corretto far perdere tanto tempo alle persone che si mettono a disposizione della giustizia, la prossima volta prima di dire che ho visto qualcosa ci penserò bene… :(

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per GIOVANNI:
    no, solo le parti in giudizio possono ricorrere avverso l’eccessiva durata di un procedimento. La ragione mi sembra chiara, debbono attendere troppo tempo per tutelare i propri diritti avanzati in sede giudiziaria. Lei ha diritto, come evidenziato, al rimborso delle spese di viaggio più un’indennità giornaliera. Deve farne apposita istanza presso la cancelleria del Tribunale competente. Potrebbe, altresì, chiedere al Giudice di concludere la Sua posizione di testimone in un’unica udienza. Qualora vi siano rinvii d’ufficio, solitamente questi vengono debitamente comunicati in anticipo ai legali. Chieda al legale che la cita di avvisarla, semmai.

  • Giovanni scrive:

    Salve, sono coinvolto come testimone in un processo (omissione di soccorso in un incidente), vengo regolarmente citato 2-3 volte l’anno ma ci sono i soliti rinvii per svariati motivi. Purtroppo sono obbligato ad andarci, mi si minacciano multe da 500 e più euro e non potrei permettermele.
    Da quanto si calcolano i 3 anni del primo grado? dalla prima udienza o dal giorno del fatto? Posso io, testimone sempre citato, chiedere qualche rimborso che non sia quella miseria che danno ai testimoni? (le spese di viaggio, ridicole)
    Grazie

  • lilli scrive:

    buongiorno avvocato, grazie per la disponibilità,
    cordiali saluti
    lilli

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    Per FRANCESCO:
    La Pinto prevede un indennizzo per i procedimenti troppo lunghi, quindi bisogna valutare gli atti di causa. Attenzione. Bisogna agire perentoriamente entro sei mesi dal deposito della Sentenza della Cassazione. Se sono trascorsi più di sei mesi, non potrà far ricorso.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    Per LILLI:
    Il decreto viene notificato alle parti.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    Per ADELE:
    Munitevi di un avvocato e accedete agli atti.
    Per la legge Pinto bisognerà valutare con attenzione l’intero procedimento per verificare se vi sono ritardi nella procedura e a chi sono imputabili.

  • adele scrive:

    Buongiorno avvocato,
    volevo alcune informazioni circa il fallimento di mio padre avvenuto nel 1985,
    noi eredi all’epoca non abbiamo aderito alla rinuncia con beneficio di inventario e visto che la curatrice non ha mai comunicato nulla a riguardo e’ possibile sapere se e’stato chiuso se e’ancora aperto ? E cosa posso fare per la legge Pinto?
    Grazie Infinitamente
    Adele

  • lilli scrive:

    grazie, davvero anche per avermi risposto in modo tanto celere.
    capisco, ma come posso conoscere l’esito della decisione?.
    buona giornata.
    lilli.

  • francesco. scrive:

    Gentile avvocato avrei 1 domanda da porle riguardo la legge Pinto nel 1986 in data 27/02/ 1986 presentavo domanda di pensione presso la sede INPS di Cosenza Riguardo la legge 222 del 12/06/1984 dopo le varie sentenze 1° grado – Appello – e Cassazione e terminata il / 14 /04 /2007
    Avendo perduto la causa in appello per un errore commesso dal mio legale per non essere preparato riguarda la legge 222 dell’articolo 10 della legge o perso la causa ma la cosa più brutta e che questo signore non mi aveva informato della negatività della sentenza o appreso tramite terzi che la causa era stata fatta e decisa dopo 1 anno mi sono rivolto ad 1 altro legale per presentare ricorso per cassazione ma e stata bocciata per inammissibilità per i termini perentori vorrei sapere da lei se posso chiedere qualcosa per la legge Pinto se fosse si vi posso inviare tutta la documentazione sentenze dove sicuramente capirete della memoria scritta dell’avvocato che mi a fatto ricorso per cassazione gli errori commessi dal mi primo legale

    Cordiali saluti

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per LILLI:
    Cara Lilli, avrà depositato il ricorso a mezzo di un legale, suppongo. Come mai non si è presentato lui a discutere, a prescindere dai Suoi problemi? Ad ogni modo, se il ricorso è stato depositato e notificato nei tempi previsti dalla legge, la Corte deciderà egualmente.

  • lilli scrive:

    vorrei sapere che ne sarà dei procedimenti di cui mia precedente
    lilli

  • lilli scrive:

    ciao

  • lilli scrive:

    b.giorno.
    ho qs problema: ho deopsitato due ricorsi l. pinto alla Corte di Appello di Napoli, ma purtoppo per motivi di salute nn ho fatto in tempo a costituirmi per le relative udienze; Preciso: gennaio 2011, so essere state archiviate…e adesso?che faccio?
    grazie per la disponibilità. Lilli

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per SILVIA:
    premesso che non mi occupo di penale, ma il reato non si è prescritto?
    Cosa dice il Vs. avvocato?
    Ad ogni buon conto, queste sono situazioni eclatanti, poichè il carcere dovrebbeavere, quale scopo -tra gli altri- quello di riabilitare e reinserire il reo. In questo caso si rischia, invece, l’istigazione alla delinquenza.
    Valutate con il Vs. legale l’opportunità di ricorrere all’Ufficio di Sorveglianza.
    Quanto alla Pinto, dovrebbe far verificare da un legale esperto in tale ambito se vi siano presupposti per l’eccessiva durata del procedimento, poiché in penale la situazione è più contorta rispetto al civile

  • Silvia T. di Ancona scrive:

    Gentile avvocato ho bisogno di un suo consiglio. Il 14 Luglio 2011 mio marito ha avuto una cassazione a Roma dove gli hanno confermato 6 anni e 10 mesi e dal 23 è in carcere con l’accusa di spaccio. Il problema, oltre al fatto di vivere un vero e proprio incubo, è che sono passati la bellezza di 19 anni da quando ha commesso il reato. Era il 1992 ed aveva da poco 18 anni, faceva uso di sostanze. Poi gli anni passano e le persone possono anche cambiare, e così è stato per lui, ci siamo sposati abbiamo un figlio di 7 anni, lui lavora ed è apprezzato e amato dai colleghi, dal datore e dalla famiglia. Si è ripreso la sua vita in mano , a testa alta senza vergogna.
    Ma la legge italiana tutto questo non lo tiene in considerazione nè IMPORTANTE, riemerge dal passato dopo 19 anni e ti porta VIA l’esistenza e la tua vita, fatta di affetti, bisogni e AMOR PROPRIO.
    Io e mio marito abbiamo 37 anni, ci attende una vita , una famiglia e sopra ogni cosa un figlio che NON merita di viversi questo, va tutelato e lotterò per questo.
    La ritengo veramente una MAGRA, come si suol dire, consolazione pensare che un risarcimento in denaro ti possa ridare emotivamente e affettivamente quello che gli ALTRI hanno in potere di toglierti, ma le persone che ora mi stanno accanto mi hanno consigliato di informarmi se a mio marito spetterebbe.
    La ringrazio dell’attenzione, attendo una sua risposta.
    Grazie.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per ADELIO:
    grazie per avermi edotta. In ambito amministrativo bisogna valutare anche il comportamento della parte (deposito dell’istanza di prelievo). Calcolando come minimo i tre anni, residuerebbero 4 anni. Deve valutarne l’opportunità.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per ELISABETTA:
    i Suoi soldi non giacciono presso la Corte d’Appello, ma presso il Ministero. O si mette in coda per i pagamenti o agisce esecutivamente. La strada da perseguire non è facile. Io mi affido ad una società legale che si occupa solo di recuperare il credito. Vi è anche la possibilità di agire con giudizio di ottemperanza.

  • Adelio Bevagna scrive:

    Salve, con la presente la rendo edotta della lungaggine (secondo me) di un ricorso al TAR Toscana per un risarcimento da infortunio sul lavoro, caduta dalle scale (stabile Questura di Firenze) avvenuto il 1 giugno 1998. Ricorso è iscritto al reg.gen. nr.734 del 2004, la richiesta di risarcimento danni è del 16 dicembre 2002, il gg.11 maggio 2011 il TAR si pronunciava definitivamente a favore condannando il Ministero dell’ Interno al pagamente, la sentanza veniva depositata in data 27.6.2011.
    Grazie.

  • elisabetta carmignani scrive:

    gentilissimi, qual’è la strada per entrare in possesso dei miei soldi che giacciono alla corte d’appello di firenze avendo avuto ragione in base alla legge Pinto? Mi viene detto che siccome il governo non ha soldi al momento il rimborso non può essere riscosso. A lungaggine giudiziaria si permettono pure quella amministrativa?

    Mi può dare indicazioni? Grazie e buon lavoro

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per ANTONIO:
    purtroppo, come sempre, i termini per i legali sono perentori, mentre per i giudici sono ordinatori. No, non è un termine inderogabile. Alla Corte d’Appello di Roma, in un mio giudizio per la legge Pinto, non verrà fissata l’udienza di discussione prima di un anno.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per ADELE:
    dipende. Bisogna valutare la documentazione di causa e verificare se la lungaggine del procedimento è dipesa da disfunzioni della macchina della giustizia (rinvii eccessivi, cambi di giudice, etc) oppure dall’attività delle parti.
    Non è dovuto l’indennizzo se le parti, con il proprio comportamento, hanno allungato i tempi. Si pesi ad esempio a numerosi testimoni da sentire in causa, o rinvii chiesti dalle parti.
    Ovviamente, per dare risposte concrete, bisogna sempre visionare la documentazione. Si rivolga ad un legale.

  • adele scrive:

    Ssalve avvocato io ho perso una sorella con un incidente stradale,e dopo quasi 10 anni la causa contro l’ assicurazione e’ finita senza avere un soldo,perche’ era esaurito il massimale ,e’ stato condannato a pagare il conducente dell’ auto dove mia sorella era passeggera,ma lui e’ nulla tenente,l’ avv. ha fatto appello subito dopo ed e’ ancora in corso,ho diritto a chiedere la legge pinto, e ancora posso fare o avere qualcosa dall’ass.ne vittime della strada?l’ incidente e’ avvenuto nel 1999.GRAZIE,anche se a dire il vero ci credo poco nella giustizia e ho perso la speranza.

  • antonio de pau scrive:

    non mi è chiaro se i quattro mesi sia un termine inderogabile

  • antonio de pau scrive:

    Ho apprezzato molto la chiarezza di tutti gli argomenti, restano dei dubbi circa la inderogabilità o meno del termine dei 4 mesi, dopo il deposito del ricorso, per la decisione della Corte sul risarcimento; non ho capito se la Corte ha un termine, e quale sia, per fissare l’udienza e se questa sia unica nella nella quale la Corte decide sul risarcimento.
    Grazie

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per ELIO:
    ciò che è necessario è tutto quanto confermi le lentezze della procedura (direi che le relazioni non sono necessarie), ma gli avvicendamento del GD, le richieste di rinvio.. da quello che mi dice vi sono i presupposti per la legge Pinto.

  • ELIO scrive:

    Buongiorno, avvocato.
    Torno a scriverLe poichè, come da Suo cortese suggerimento, mi sono recato presso la cancelleria fallimentare del Tribunale competente per richiedere copia dell’intero fascicolo relativo al fallimento: ebbene, ho appreso che non avrei potuto ottenere la copia di TUTTO quanto richiesto poichè vi sono atti e documenti per ottenere copia dei quali è necessario rivolgere un’istanza al G.D.; in particolare, gli atti cui l’impiegato si riferisce sono, essenzialmente, le relazioni del curatore (rendiconto della gestione, relazione sullo stato passivo, etc.), nonchè i fascicoli afferenti i singoli creditori.
    Conseguentemente, ho fatto richiesta di acquisizione di tutto quanto fosse possibile fotocopiare.
    Orbene, i quesiti che Le pongo sono i seguenti: gli atti di causa, e i verbali di udienza dei quali a breve sarò in possesso sono sufficienti ad incardinare l’azione? E(dunque) ho inteso bene la Sua risposta, in relazione alla richiesta di acquisizione del fascicolo, se, cioè, è nel ricorso che dovrò fare tale richiesta?
    Infine, dalla disamina degli atti e dei verbali di udienza è emerso, in breve, quanto segue: 1) in 22 anni si sono avvicendati n° 5 G.D.; 2) molti rinvii sono stati richiesti dal curatore; 3) l’ultimo G.D. nel 2009 aveva tentato di revocare l’incarico al curatore per eccessivo…lassismo: ritiene, avvocato, ricorrano, sulla base delle tre argomentazioni, vi siano i presupposti per incardinare il giudizio?
    La ringrazio infinitamente per il Suo cortese aiuto.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per MANUELA:
    bisogna valutare i motivi di durata del procedimento. Vedo che c’è stata la CTU. Solitamente si devono detrarre 3/4 anni dall’intero procedimento di primo grado; pertanto residuerebbero 4 anni, da cui detrarre altresì eventuali udienze per la CTU e testimonianze. Quanto all’appello, la durata mi sembra conrua (2 anni).

  • manuela scrive:

    Buonasera,desidero sapere se ho la possibilità di chiedere risarcimento Legge Pinto:nel febbraio 2000 sono stata chiamata in causa per una servitù di passaggio.Sentenza giugno 2008,condannata a pagare tutte le spese legali, processuali,ctu e avvocato dell’attore. Immediato ricorso in Appello,ultima udienza definitiva febbraio 2011.
    Sono ancora in attesa della sentenza definitiva dopo 11anni e mezzoddell’inizio della causa. Posso chiedere risarcimento per questa “eterna”causa?

    Ringrazio cordialmente se mi potrà rispondere.
    Distinti saluti
    Manuela

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per ELIO:
    la prova incombe sul ricorrente che dovrà depositare gli atti di causa ed i verbali di udienza, in copia semplice, e richiedere l’acquisizione del fascicolo.

  • ELIO scrive:

    Salve, avvocato.
    Dalle Sue precedenti risposte mi è chiaro che la c.d. Legge Pinto trova applicazione anche in ambito fallimentare. Non mi è chiaro, tuttavia, se incomba al ricorrente l’onere della prova, ovvero se vi sia un’inversione dello stesso; in una: nella redazione del ricorso dovrà essere il ricorrente, a mezzo del suo procuratore, a richiedere e, conseguentemente, produrre i verbali della procedura concorsuale o, piuttosto, sarà sufficiente menzionare il numero di ruolo e la durata della procedura?
    La ringrazio anticipatamente per la Sua cortese risposta

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per SALVO:
    Le chiedo la cortesia di formularmi il quesito in maniera più semplice.
    Onestamente non ho capito nulla.
    Sicuramente si può ricorrere ai sensi della Legge Pinto anche in ambito fallimentare.
    L’esposto al CSM? In sede penale deve valutare eventuali reati con un legale.

  • SALVO scrive:

    si può fare un esposto al csm per inadempienza dell curatore
    e del giudice delegato falimentare
    Con la presente relazione si vuole, senza alcuna pretesa di esaustività, affrontare ad invocare la giustizia ordinaria per violazione del termine di durata dei processi.
    Ragionevole conseguenti incapacità personali del medesimo,“chi ha subito un danno patrimoniale o non patrimoniale per effetto di violazione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e della famiglia e delle libertà fondamentali” in relazione al mancato rispetto del termine ragionevole di cui all’articolo 6, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 (“Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un tribunale indipendente e imparziale, costituito per legge”). escluso la necessità senza prevedere la proponibilità di azione giudiziaria per contestare quelle limitazioni causando insofferenza i per tensiva di procedure in comprensibili dei giudici delegati e procedure per la durata ventennale ed a dogi non conclusa.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per TERESA:
    ovviamente, se il procedimento è eccessivamente lungo e l’addebito è mosso alla lentezza della macchina della giustizia, si potrebbe procedere con ricorso ai sensi della legge Pinto, ma non prima di aver esaminato gli atti di causa, da cui evincere quanto detto.
    Sarebbe il caso di far visionare la detta documentazione ad un legale.

  • teresa troisi scrive:

    a fronte della sua risposta e per la quale ringrazio per la solerzia, voglio precisare che l’istanza di prelievo è stata presentata nel 2010 nei sessanta giorni di tempo che il tar aveva indicato per ricevere risposta quando so stesso si è preoccupato di sapere se mi interessava ancora far esaminare la mia opposizione al diniego amministrativo. dopo di che nel giro di meno un mese mi hanno comunicato la perenzione dell’atto e allo stesso abbiamo fatto opposizione. alle mie continue richieste insistenti fatte in precedenza al legale di far esaminare l’atto,mi è sempre stato detto che bisognava aspettare. chiedo scusa per la lungaggine e ringrazio sin da ora

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per TERESA:
    non entro nel merito, avendo Lei proposto il quesito nell’ambito del procedimento Pinto.
    Da quel che mi dice, se il procedimento è perento vuol dire che non è stato depositata l’istanza di prelievo.
    In mancanza dell’interesse della parte a proseguire il procedimento, certamente non avrà diritto ad alcuna equa riparazione, poichè la lungaggine dipende dall’inerzia della parte e non certo dalla macchina della giustizia.

  • teresa troisi scrive:

    salve, sono un vigile urbano e nel 1996 ho fatto richiesta all’amministrazione di appartenza il conferimento del grado superiore di maresciallo per causa di servizio,avvalendomi di delibere adottate dalla stessa amministrazione nei confronti di almeno 20 unità di assunzione precedente alla mia di 18 mesi.dall’ufficio personale mi viene risposto che si è trattato di un provvedimento una tantum. propongo ricorso al tar.nel 2010 il legale mi avverte di aver ricevuto richiesta di sapere se dopo tanti anni ero ancora interessata all’esame del provvedimento.rispondiamo positivamente nei termini previsti di legge ,ma prontamente ci viene dichiarato perento il ricorso.quindi presentiamo ricorso per il riesame sulla perenzione , sono gia’ passati altri 10 mesi senza risposta. nel frattempo coloro che avevano ricevuto il beneficio hanno avuto altri 2 passaggi di grado sempre con determine dell’amministrazione , sono capitani (3 stelle) fra 3 anni vado in pensione. ho speranze? grazie

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per DANIELA:
    se in effetti, le lungaggini sono dovute ad eccessivi rinvii e cambi di giudice, riterrei che vi sono i presupposti.
    Bisogna valutare con attenzione la documentaizone di causa, specie i verbali di udienza.
    A parte le spese di domiciliazione del legale, a seconda del foro competente, gli onorari di causa vengono avanzati solo a recupero effettivo del credito.

  • daniela venturini scrive:

    Buonasera, ho iniziato la causa di separazione a Bologna il 24 maggio 2002 e, dopo molti rinvii e cambi di giudice, in aprile 2009 ho avuto la sentenza che ho appellato ed è ancora in corso.Posso ancora chiedere un risarcimento? Come funziona esattamente il vostro compenso? Ho altre 2 cause in corso, una dal 2002 e l’altra dal 2003 per usucapione. Sono risarcibili? Grazie D. Venturini

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    Per ANDREA:
    Certo, c’è il rischio di condanna alle spese.

  • andrea scrive:

    se si perde il ricordo cosa succede? si deve pagare qualcosa alla controparte?oppure no? grazie andrea

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per LUIGI:
    i tempi di recupero sono molto lunghi. Lo Stato non paga quasi mai spontaneamente e pertanto necessità una procedura esecutiva che può ben durare un anno o più.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per ANNA:
    a seguito dell’intervento delle Sezioni unite della Cassazione, con sentenza n. 6306/2010 tutti i pricedimenti devono incardinarsi presso la Corte d’Appello nel distretto ove si è svolto il giudizio di merito, in base alla tabelle.
    Il ricorso di propone contro il Ministero delle Finanze.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per GIOVANNI:
    si dovrebbe capire come mai non è stato emesso alcun provvedimento. E’ stata depositata istanza di prelievo? In caso negativo, non può chiedere nulla. Le consiglio di chiedere delucidazioni al Suo legale.

  • challancin giovanni scrive:

    io nel 1994 ho presentato un ricorso al tar del Lazio per un adeguamento di una indennita’,la pratica non è mai stata istruita, non sono stati presi nessun provvedimento secondo lei posso fare ricorso per ritardo di giudizio. grazie

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per ANNA:
    cause ordinarie, certo. Ministero della Giustizia. Per il recupero la questione è complessa.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per GIUSEPPE:
    non mi occupo di Pinto per il penale, poichè è necessario conoscere bene gli atti.
    I tempi delle indagini possono prolungarsi, se ve ne è necessità. Dovrebbe chiedere al Suo legale.

  • Giuseppe Cremona scrive:

    Attendo da oltre 2 anni dalla mia querela, per patita aggressione, che il P.M. depositi le motivazioni “chiusura di indagini”. – Considerato che ad oggi nulla mi è stato comunicato, domando se, con i tempi previsti dal mio Tribunale, potrei rientrare nella legge Pinto. – Grazie distinti saluti.

  • anna scrive:

    per delle cause di lavoro, devo citare in giudizio il Ministero della Giustizia? ottenuto il decreto, come procedere per l’esecuzione?Grazie

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per FRANCESCO:
    il termine per presntare ricorsoè di 6 mesi, decorrente dal momento in cui è divenuta esecutiva la decisione, che conclude il procedimento (ovvero dalla pubblicazione della sentenza di Cassazione) e non contano le procedure esecutive.. Se dimostra la responsabilità del legale può evitare il pagamento.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per ROBERTA:
    si ha tempo 6 mesi dal passaggio in giudicato della sentenza, per cui poteTe anche attendere il secondo grado, oppure agire con certificato di pendenza della lite.
    Per valutare i presupposti della Pinto bisogna calcolare quale tempo eccessivo è imputabile alla macchina della giustizia, attraverso i verbali di udienza..

  • Roberta scrive:

    volevo sapere se posso fare richiesta tramite questa legge per mia mamma che sta portando avanti dal 1996 una causa contro la asl a seguito di contagio di epatite c tramite trasfusioni di sangue.La causa è stata persa in primo grado ,ora si sta procedendo all’appello.

  • Francesco scrive:

    Salve, nel 1985 parte una causa verso una associazione sportiva, nel 2004 arriva in Cassazione con vincita, ma l’associazione non esiste più è 4 atti di precetto non hanno esito.
    Nel 2007 il quinto avvocato riesce a trovare i responsabili del pagamento e minacciando un pignoramento il pagamento viene effettuato.
    Da sempre gli avvocati contattati mi dicevano che non si poteva aprire la procedura per la Legge Pinto prima del pagamento finale del risarcimento da parte della parte condannata.
    L’ennesimo avvocato competente per il tribunale di Genova mi afferma che siamo nei termini per presentare la domanda LEgge Pinto…. e rassicurato accetto di procedere, nella condizione ben comunicata di non potermi permettere ulteriori spese e di voler procedere solo se davvero sussistono le condizioni per avere diritto al beneficio della legge Pinto.
    Dopo un anno arriva la sentenza: il tribunale di Genova RIGETTA e condanna a pagare le spese processuali di 1100 euro!!!
    Tra le motivazioni, la inammissibilità per SCADENZA dei termini nella presentazione!!!!
    Adesso che mi sono messo a cercare informazioni ho scoperto che la scadenza era di sei mesi dalla Cassazione, invece gli avvocati a me dicevano tutti che la scadenza era da considerarsi dal pagamento ricevuto….
    Come è possibile che l’avvocato non sappia fare il suo lavoro e pretenda pure di essere pagato?
    Posso fare qualcosa per dimostrare che oltre che vittima di 25 anni di processo, sono anche vittima per avermi addossato le colpe del mio avvocato che mi ha seguito nella legge Pinto?

  • Anna tributario scrive:

    Si tratta di un processo tributario. Per i primi 2 gradi tutto ok. Invece, il ricorso alla Commissione Tributaria Centrale di Roma risale al 1992; la Commissione Tributaria Centrale di Roma è stata soppressa nel 1996 e, ad oggi, il ricorso, assegnato alla Commissione Tributaria Centrale di Napoli, risulta pendente (decisione sarà emessa a inizio maggio). Vorrei proporre ricorso per ottenere l’equo indennizzo, ma ho debbi sulla competenza: a che si dovrebbe proporre il ricorso?

  • luigi scrive:

    dieci anni fa diedi mandato ad un avvocato x un recupero credito nei confronti di una ditta,tutto fatturato, gli firmai una procura ad incassare, lui mi dice che è tutto a posto e che a momenti dovrebbero arivare i soldi, ma melo dice da oltre un anno allora tre sono le cose:primo, sono arrivati i soldi e si è dimenticato di dirmelo secondo ci vuole ancora molto tempo, terzo sono arrivati i soldi e se li è tenuti potete aiutami a sbrogliare questa matassa? sentiti ringraziamenti luigi napoli 27,aprile 2011

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per ENRICA:
    La procedura fallimentare è caratterizzata, di regola, da una peculiare complessità in considerazione sia della presenza – nella maggioranza dei casi – di una pluralità di creditori, sia della necessità di un numero di adempimenti non semplici (relativi all’accertamento dei crediti, alla individuazione e definizione dei rapporti in corso, al recupero dei crediti, alla ricostruzione dell’attivo, alla liquidazione), stabiliti proprio al fine e nel tentativo di realizzare al meglio i diritti dei creditori.
    Pertanto non è facile determinare il termine ragionevole.
    La disciplina della equa riparazione per la irragionevole durata del processo trova applicazione anche nella procedura fallimentare, in quanto la nozione di procedimento presa in considerazione dall’art. 6, par. 1, della citata Convenzione Europea, in conformità anche alla interpretazione fornita dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo, riguarda anche i procedimenti esecutivi e in genere tutti i processi che appartengono alla giurisdizione, essendo condotti sotto la direzione o la vigilanza del giudice a garanzia della legittimità del loro svolgimento.
    Anche il decreto di archiviazione ex art. 414 cod. proc. pen. ha carattere definitivo non essendo prevista una fase successiva collegata alla proposizione di mezzi di impugnazione da esperire entro un determinato termine, pur essendo possibile la riapertura delle indagini senza limiti di tempo.
    Sarebbe il caso di sottoporre la questione e la mole di documentazione ad un legale.

    Ai fini della corretta interpretazione e applicazione della Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo e della stessa giurisprudenza della Corte di Strasburgo da parte delle Corti di Appello in tema di applicazione della legge Pinto occorre fare alcune puntualizzazioni.

    Il giudice italiano deve interpretare la L. n. 89/2001 in modo conforme alla CEDU per come essa vive nella giurisprudenza della Corte europea, entro i limiti in cui detta interpretazione conforme sia resa possibile dal testo della L. n. 89/2001; qualora ciò non sia possibile ed egli dubiti della compatibilità della norma interna con la disposizione convenzionale interposta, deve investire la Corte costituzionale della relativa questione di legittimità costituzionale rispetto all’art. 117 Cost., comma 1, restando escluso che possa procedere alla “non applicazione” della prima.

    Il “dies a quo”, ai fini del computo del termine di ragionevole durata del processo coincide con la data della sentenza di fallimento e il “dies ad quem” con il momento in cui diviene definitivo il decreto di chiusura della procedura concorsuale, cioè con il termine di improponibilità del reclamo ex art. 119, secondo comma, l.f., salvo prolungamenti in ragione delle complessità riguardanti, in particolare, l’attività, anche giudiziale, necessaria per il recupero dell’attivo fallimentare

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per TONI:
    se lo Stato non adempie spontaneamente (cioè quasi mai) bisogna agire esecutivamente. Il Suo avvocato saprà inforormarLa a dovere.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per NUNZIA:
    in effetti i tempi mi sembrano un pò troppo eccessivi. Sicuro che trattasi di Pinto e non di appello avverso la sentenza? Ad ogno modo, se il ricorso è stato depositato non dovreste aver problemi di prescrizione e l’avvocato non ha colpe. Prenda appuntamento e visioni gli atti.

  • nunzia cocciolla scrive:

    dal 6/11/2000 al 12/6/2007 e durata la causa contro vittime della strada x un incidente in cui ho perso mia madre e io e mia sorella siamo rimaste con gravi postumi.a luglio 2007 abbiamo dato mandato a una avvocatessa x richiedere la legge pinto e con stupore ci e stato detto che l’udienza e fissata x il 4/5/2011 a roma io sospetto che i tempi sono troppo lunghi e che la nostra richiesta venga prescritta devo denunciare l’avvocato?

  • enrica mazzocchi scrive:

    vorrei sapere se dopo 11 anni e’ possibile chiedere un risarcimento per un fallimento in corso da 11 anni quasi 12 e ancora non si vede la fine.
    mio marito titolare di snc ha chiesto il fallimento nel 2000 ed io essendo socia sono fallita in proprio anch’io.
    abbiamo sopportato di tutto, trattati non come essere umani che hanno sbagliato, ma come delinquenti, mio marito si e’ ammalato di parkinson e siamo stati buttati fuori dalla nostra casa nel giro di 2 mesi.
    vorrei sapere se possiamo essere risarciti da questo stato incivile.
    distinti saluti.

  • toni scrive:

    buona sera vorrei chiedere dei chiarimenti riguardante la legge pinto.
    ho vinto la causa,e mi devono rinborsare di 8500 euro da quasi 2 anni.
    secondo voi quanto passera prima di vedere qualche euro.distinti saluti

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per ROMEO:
    premesso che la mancata presentazione del ricorso in Italia renderebbe irricevibile il ricorso alla CEDU, avverso il decreto emesso dalla Corte d’Appello competente può essere fatto ricorso in Cassazione.
    La Cassazione verificherà la conformità delle pronunce camerali delle Corti territoriali ai principi stabiliti dalla Corte di Strasburgo, come prevede l’art. 6 L. Pinto.
    Pertanto, non può pretendere di avere due risarcimenti per il medesimo fatto.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per BARBATO:
    ci potrebbero essere i presupposti. Le consiglio comunque di attendere la sentenza. Ha tempo 6 mesi dal pasaggio in giudicato per depositare il ricorso ai sensi della legge Pinto.

  • Barbato Pellegrino scrive:

    mi chiamo rino è sono un poliziotto, ho presentato ricorso al tar del lazio contro il ministero dell’interno, perchè durante il corso di formazione di agente della polizia di stato effettuato nel 2002 non ho percepito il trattamento economico più favorevole in quanto ero già effettivo nell’aeronautica militare e non ho percepito nemmeno la liquidazione perchè il passaggio dall’aeronautica alla polizia è avvenuto nell’arco delle 24 ore quindi il rapporto di lavoro con l’impiego statale non è mai cessato e praticamente mi hanno tolto il quinto livello economico per poi ridarmelo dopo sei mesi. il ricorso è stato presentato il 15/01/2003 e a tuttoggi nonostante continue istanze di prelievo e sollecitazioni da parte del mio avvocato ancora non è stata fissata alcuna data di fissazione udienza senza nessun gistificato motivo da parte del T.A.R. del Lazio. Volevo sapere se dopo tutti questi anni ho diritto a usufruire del risarcimento che prevede la legge Pinto, in attesa di un riscontro, anticipatamente ringrazio

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    Per ROCCO:
    Caro Rocco, cosa vuole sapere? Non basta dire che una causa è durata tot anni per sapere se vi sono i presupposti per la Pinto. Bisogna valutare, documenti alla mano, il perché di tali lungaggini. Rinvii eccessivamente lunghi, cambi di giudici, rinvii d’ufficio? Potrebbero esserci i presupposti. La causa è durata a lungo perché vi sono state molte attività istruttorie (ctu, testimoni, etc)? Non spetta. Faccia valutare da un avvocato le carte del procedimento, solo allora saprà se può ricorrere o meno.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    Per VINCENZO:
    Il distretto competente per la Corte d’appello di Napoli (di cui fa parte il Tribunale di primo grado) è Roma. La legge prevede che entro 4 mesi la Corte d’appello adita debba emettere il decreto. Poi ci vuole circa un anno per recuperare le somme. Nessuno La deve convincere a presentare ricorso. I tempi della Corte d’appello di Roma saranno certamente un pò più lunghi.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    Per ANTONIO:
    Poiché il Ministero difficilmente ottempera spontaneamente, bisogna agire con azione esecutiva. Nell’arco di circa un anno si riesce ad ottenere il pagamento. Per quanto concerne il soggetto contro cui agire, io mi avvalgo di una società di recupero che si occupa solo dell’azione esecutiva.

  • antonio scrive:

    Buonasera se è possibile vi chiedo dei chiarimenti,ho vinto il ricorso per il processo lungo,da chi si viene rimborsati dall’agenzia dell’entrate o altri soggetti,se dovesse passare molto tempo diciamo altri 8 anni cosa succede. Distinti Saluti

  • vincenzo scrive:

    e anche i tempi del rimborso , sarebbe ridicolo aspettare un altra decina di anni
    , visto che devo fare appello alla sentenza

  • vincenzo scrive:

    causa di lavoro tribunale di santa maria capua vetere (ce) primo grado 9 anni , una domanda dove si presenta il ricorso per la legge pinto alla corte di appello territoriale o quella di roma ?

  • rocco marinelli scrive:

    desidero avere chiarimenti riguardo alla legge PINTO avendo avuto delle cause di lavoro con degli operai iniziate dal 17.01.2002. e con sentenze concluse e depositate per due in data 21.07.2009 e per altri due sempre concluse e depositate in data 11.01.2011.Attendo risposta e anticipatamente ringrazio

  • romeo scrive:

    Salve.
    Premetto che sono stato risarcito in base alla legge “Pinto”perchè il mio fallimento è stato chiuso dopo 16 anni.Al mio legale avevo firmato 2 mandati:uno alla corte d’appello di genova ed uno alla corte europea di strasburgo.La corte d’appello di genova ha fatto il suo lavoro condannando
    il ministero competente.Il mio legale ,nonostante il mandato di cui sopra,dice che verso la corte europea non si deve avanzare richieste.
    La mia domanda è questa:se si è risarciti dalla corte d’appello in Italia,non si deve chiedere niente alla corte europea.

    In attesa di una Vs. risposta Vi ringrazio anticipatamente.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per LUCA:
    per valutare la sussistenza dei presupposti, avrei bisogno degli atti di causa, in copia semplice. In particolare citazione e comparsa, verbali di udienza (tutti) ed eventuali ordinanze di rinvio, oltre alla copia conforme della sentenza. Attenzione, il termine per proporre il ricorso è di sei mesi dal passaggio in giudizato della sentenza.
    Può inviarmi il tutto al seguente indirizzo:
    avv. Mary Corsi
    via dell’Industria 8
    67100 Bazzano (AQ)
    corredando i documenti del modulo che trova in calce all’articolo.

  • luca scrive:

    vorrei inviarmi previo consiglio legale mia documentazione per ricorso legge pinto per eccessiva lentezza oltre otto anni mio procedimento di causa da me indetta verso il propietario che mi ha venduto la casa la sentenza a me purtroppo avversa è di dicembre attendo risposta grazie

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    PER GIULIANA:
    i dati che mi fornisce sono un pò troppo scarni. Si tratta di un procedimento civile?
    Bene, innanzitutto non serve conoscere chi ha vinto o meno. La Pinto può essere chiesta da ogni parte nel giudizio, anche se soccombente.
    Per valutare se ricorrono gli etsremi bisogna verificare il perchè dei tempi così lunghi.
    La CEDU ha stabilito un massimo di 3/4 anni per il primo grado, pertanto si può agire per l’indennizzo dei restanti anni, ma sempre che il ritardo sia dovuto alla macchina della giustizia (rinvii trioppo lunghi, cambi di Giudice, rinvii d’ufficio etc etc) e non a causa del comportamento delle parti (ad esempio rinvii chiesti dagli avvocati, oppure perché la causa era complessa sotto il profilo probatorio a mezzo di numerosi testimoni, CTU etc).
    Infine, si può agire entro 6 mesi dal passaggio in giudicato della sentenza.

  • cialdella giuliana scrive:

    DESIDERO AVERE PIù CHIARIMENTI SULLA LEGGE PINTO,CHE COME NEL MIO CASO,SONO DECORSI I TERMINI,SONO PASSATI SETTE ANNI MEZZO.E IL PROCESSO è STATO PRESCRITTO,NESSUN VINCITORE E NESSUN VINTO.IN TAL CASO PPOSSO AVVALERMI DELLA LEGGE PINTO? GRAZIE

    PER GIULIANA:
    i dati che mi fornisce sono un pò troppo scarni. Si tratta di un procedimento civile?
    Bene, innanzitutto non serve conoscere chi ha vinto o meno. La Pinto può essere chiesta da ogni parte nel giudizio, anche se soccombente.
    Per valutare se ricorrono gli etsremi bisogna verificare il perchè dei tempi così lunghi.
    La CEDU ha stabilito un massimo di 3/4 anni per il primo grado, pertanto si può agire per l’indennizzo dei restanti anni, ma sempre che il ritardo sia dovuto alla macchina della giustizia (rinvii trioppo lunghi, cambi di Giudice, rinvii d’ufficio etc etc) e non a causa del comportamento delle parti (ad esempio rinvii chiesti dagli avvocati, oppure perché la causa era complessa sotto il profilo probatorio a mezzo di numerosi testimoni, CTU etc).
    Infine, si può agire entro 6 mesi dal passaggio in giudicato della sentenza.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per MASSIMO:
    sempre 3 anni.
    Poi dipende da una serie di circostanza (controinteressati, etc) oltre che dalla bagarre sulla data da cui far partire il termine.
    Io propendo per il deposito del ricorso, altri dall’istanza di prelievo.

  • massimo scrive:

    ho ottenuto una sospensiva dal tar del lazio nel gennaio 2000 e ad oggi sono ancora in attesa della defizione di giudizio. quanti anni di ritardo ha l’amministrazione? cioè quando si sarebbe dovuto concludere tutto? i tre anni per il primo grado ecc,,,che significano in un ricorso al tar?
    grazie massimo rinaldo

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per MIRELLA:
    sì, si applica anche alle procedure fallimentari. Tuttavia tali rpocedure vengono considerate “particolari” dal punto di vista della tempistica, nel senso che spesso i ritardi sono dovuti a delle complessità oggettive del procedimento e non solo alla lentezza della macchina processuale.
    Deve valutare con estrema attenzione se ve ne siano i presupposti.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per CLAUDIO:
    per ricorrere alla legge Pinto non interessa il merito della causa, nè chi ha vinto o perso. Ogni parte che si ritiene lesa dalla lentezza della giustizia, può procedere. No, il Suo avvovcato non è tenuto ad avvisarla. E’ un procedimento che prescinde dal merito, ripeto. Può comunque chiedergli di occuparsene.

  • Claudio scrive:

    Spett. Avv.ho avuto una causa riguardo una costruzione di un riporto di terra effettuato con sistema delle” terre armate”per il sostegno di una strada a confine con il mio vicino, opera effetuata con progetto e autorizzazione del comune,dopo 13 anni e 4 giudici (il 5 che ha emesso la sentenza a favore del vicino era un Avv) ho perso la sentenza per mancato rispetto delle distanze,volevo chiederle in questo caso ha sbagliato il geometra?posso usufruire della legge Pinto? e se é cosi deve essere il mio Avv. a consigliarmi? anticipatamente ringrazio.

  • padovan mirella scrive:

    buongiorno, vorrei sapere se la legge pinto e’ valida anche per il fallimento , ne ho uno dal 1995 con un patrimoni di 11 miliardi andato in fumo per la lentezza di procedura.Grazie

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per ENZO:
    bisogna valutare se vi sono i presupposti, in linea di massima il giudizio di primo grado non deve eccedere i 3 anni. Si può far domanda a prescindere dalle’sito del giudizio.
    Ha comunque tempo di proporre istanza di indennizzo entro 6 mesi dal passaggio in giudicato della sentenza.

  • enzo scrive:

    buogiorno, ho una causa di lavoro in corso dal febbraio 2005 ad oggi. devono ancora essere sentiti i testimoni ad aprile 20011. parlando con il mio legale posso chiedere il risarcimento in riferimento alla legge pinto? a prescidere dall esito di giudizio?grazie.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per MARIA GRAZIA:
    basta recarsi in cancelleria. Su internet è possibile solo ove abbia polisweb (ma l’hanno solo gli avvocati).

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per RENATO:
    sono accordi che doveTe prendere con il Vs. avvocato.
    Se riteneTe sia eccessivo, poteTe chiedere altri preventivi.
    Io solitamente agisco con patto di quota lite. Una percentuale sul risarcimento, solo a decreto di condanna del Ministero.
    Ma ognuno è libero di agire come ritiene.

  • MARIA GRAZIA scrive:

    E’ possibile verificare se esiste già un ricorso a mio nome alla Corte di Appello per la legge Pinto? Se sì, posso verificare io di persona, magari su internet o bisogna andare di persona alla Corte di Appello? Grazie.

  • Renato scrive:

    Il mio legale, vista la lungaggine della causa intentata da insieme ad altre dieci persone circa, mi ha proposto di ricorrere alla legge Pinto, ma ci richiede un rimborso spese anticipate di € 1.700 circa cadauno. Vorrei sapere se sono costi ragionevoli o meno.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per FABIO:
    mi scusi, ma credo di aver capito quanto segue:
    il ricorso Pinto è ESENTE da costi (contributo unificato, bolli, etc…), gli unici costi vivi sono quelli relativi alla conformità delle copie dell’eventuale decreto.
    Pertanto ritengo che la cifra chiesta sia a titolo di diritti e onorari di avvocato.
    Non capisco però cosa intende per primo e secondo grado.. forse si riferisce al merito, nel qual caso ritiro quanto sopra, poichè i giudizi sono onesori in termini di spese. Ovviamente, in tal caso, in caso di sconfitta in secondo grado, la cifra da pagare deve essere divisa per tutti i ricorrenti dell’appello.
    fermo restando che non conosco il merito della causa…

  • fabio scrive:

    Ciao,per quanto riguarda lo stesso caso…in 1° grado siamo costretti a pagare 10000 euro per spese che per 200 concorrenti è una cifra accettabile…ora in 2° grado non stiamo ricorrendo tutti 200…mi chiedo se la cifra da pagare in caso di sconfitta è proporzionata al numero di concorrenti,al grado di giudizio o si può ripetere la situazione?…Grazie e ciao

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per FABIO:
    certamente, ogni parte ha diritto all’equa riparazione sugli anni eccedenti.

  • fabio scrive:

    Ciao,sono un militare che ha fatto un ricorso nei confronti della mia amministrazione per un trattamento da me ricevuto durante un corso di formazione…il ricorso al TAR è stato respinto,ma la sentenza l’ho avuta dopo 5 anni e 10 mesi…avendo fatto un ricorso collettivo con altri 200 paricorsi,l’equariparazione di circa 1000 euro è dovuta per ognuno di noi?ciao e grazie

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per MARCO:
    si potrebbe, ma solitamente la Corte riconosce solo gli anni eccedenti i 3. Pertanto, se non vi sono state particolari attività istruttorie, Le spetterebbero 3 anni. In ambito di lavoro si chiedono 2.000 annui, ma poi è la Corte a stabilire il quantum.

  • Marco scrive:

    Salve,

    ho perso il ricorso contro le poste italiane, la causa è durata circa 6 anni e volevo chiedere se posso far richiesta della legge pinto e se trattandosi di “lavoro” si può chiedere un risarcimento di 2000 eruo per anno senza togliere i primi 3.

    grazie mille

    buon lavoro

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per IVAN:
    sì, si applica anche ai giudizi amministrativi.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per NICOLE:
    la competenza non è derogabile. Competente per i procedimenti di eccessiva durata incardinati a Bari, è Lecce.

  • Nicole scrive:

    Buona sera avvocato sono Nicole
    Vorrei avere chiarimenti per una causa in corso durata 14 anni in primo grado ed attualmente esattamente ad ottobre siamo in appello. Mi è stato detto che per aver diritto al risarcimento secondo la legge pinto la corte d’appello territorialmente competente è quella di Lecce essendo la causa svoltasi a Bari, è vero? O è possibile farla comunque sul territorio di Bari

  • giovanni scrive:

    Spett. Avv. Il sottoscritto per effetto L. PINTO (equa riparazione) ho ricevuto dal ministero la somma dovuta dopo 44 mesi di ritardo (44-6)=38 mesi effettivi.
    Secondo la recente sentenza del 21/12/2010 la corte Europea dei diritti dell’uomo ha condannato
    L’ITALIA per i ritardi con cui vengono pagati gli indennizzi, stabilendo la cifra (da 200, 300, 400,)
    euro per ogni mese di ritardo.

    La domanda: Ho ricevuto la somma dovuta il 22/01/2010 oggi 24/12/10 dopo 11 mesi è sopravvenuta la PRESCRIZIONE ? posso ricorrere per l’indennizzo secondo la citata sentenza?

    Può inviare la risposta cell. 3388293146 fax n.0805043572 oppure scrivere via M.L.King 91
    Bari itestata a Pascazio Giovanni, e naturalmente anche la somma Euro…. per l’informazione.

    Colgo l’occassione per gli Auguri delle festività.

    Cordiali saluti
    Pascazio Giovanni

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per DONATELLA:
    esatto. La cifra indicata è per ogni anno di eccessivo ritardo.

  • DONATELLA scrive:

    Grazie per la risopsta cosi’ veloce , mi scusi pero’ lei mi parla di un importo che va da 900,00 euro a 2.000,00 euro ma voglio essere certa, questa cifra si riferisce ad ogni anno, quindi se un cittadino ha un ritardo riconosciuto di 10 anni ,per ipotesi , si parla di 9.000,00 euro di risarcimento. Grazie ancora Donatella

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per DONATELLA:
    può ricorrere alla legge Pinto chiunque lamenti l’eccessiva durata, anche se soccombente.
    Il termine è di 6 mesi dal passaggio in giudicato della sentenza.
    La somma è determinata dalla Corte, si parte da 900 euro a 2.000 per questioni più delicate.

  • DONATELLA scrive:

    Buongiorno avvocato vorrei capire bene:
    mio suocero ha avuto una causa di lavoro che dal 1982 si e’ protratta fino al 2010 con il 2 appello ,la causa e’ stata persa da lui per 7.000 euro, puo essere risarcito per tutti questi anni anche a 1.000,00 euro all’anno? SArrebbero diversi soldi a me sembra poco probalile , ma e’ proprio circa 1.000,00 euro all’anno o bisogna fare il calcolo su una base imponibile di partenza?
    Grazie

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per CARMEN:
    si rechi al sindacato e chieda lì.

  • carmen scrive:

    nel 2008 tramite un sindacato di polizia ho presentato ricorso per l’equa riparazione contro il riordino della carriere . quest’ anno ho deciso di non rinnovare la tessera del sindacato . il mio ricorso va comunque avanti o è necessario essere iscritta al sindacato?

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per MASSIMO:
    il recupero del credito non è facile. In effetti una branca del mio studio si occupa solo del recupero. Mi contatti privatamente.

  • massimo scrive:

    il mio avv dice che la corte di appello ha condannato il ministero della giustizia al pagamento di euro 10.000 in mio favore per irragionevole durata del processo ma che bisogna chiedere il pignoramento alla banca d’Italia per il pagamento altrimenti i tempi di pagamento sono lunghissimi.ho letto nelle sue risposte che non si può più pignorare e che una societa a latere del suo studio si occupa di questo se è possibile vorrei informazioni grazie

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per LEONARDO:
    non mi è possibile. Basta avvalersi di un buon legale.

  • leonardo scrive:

    la ringrazio per la velocità nella risposta.
    mi chiedo: se dovesse andare male a cosa vado incontro?
    Può seguirmi lei?
    grazie di tutto
    Leo

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per LEONARDO:
    L’orientamento prevalente della giurisprudenza di Cassazione sulla proponibilità del ricorso Pinto per i processi tributari è stato negativo.
    Essa ritiene che, poiché la legge 24 marzo 2001, n. 89, è strumentale all’attuazione della convenzione europea dei diritti dell’uomo e il giudice nazionale deve interpretare tale convenzione in conformità agli indirizzi espressi dalla CEDU, e l’art. 3 della suddetta legge deve essere interpretato nel senso che il principio di un termine ragionevole di durata dei procedimenti non trova applicazione nel processo tributario, in quanto tale contenzioso esula dall’ambito dei diritti e obblighi di natura civile -Cassazione 27 agosto 2004 n. 17139; Cassazione 30 agosto 2005 n. 17497; Cassazione 8 novembre 2005 n.
    Un’altra pronuncia della sezione V civile della stessa Corte di cassazione, che si occupa di materia tributaria, sembra dare un’interpretazione diversa, aprendo uno spiraglio alla possibilità di applicare la legge Pinto anche ai processi tributari. (Cassazione 24 gennaio 2007 n. 1540).
    Si può tentare.

  • Leonardo scrive:

    Gent.mo avv.to
    i miei genitori hanno proposto, avverso la decisione della commissione tributaria di II grado di Treviso, nel lontano 1995, ricorso alla commissione tributaria centrale di Roma. quest’ultimo si è concluso con sentenza di rigetto lo scorso 30 ottobre. (ho copiato pari pari quello scritto nell’atto). era una cosa relativa al pagamento della tassa INVIM.
    Mi chiedo se questo caso rientra tra quelli che riguardano la legge Pinto ed in caso affermativo se

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per MICHELA:

    tutto quello che Le ha detto il legale corrisponde a verità. Ogni anno vengono messi a disposizione i fondi per il pagamento degli indennizzi, ma bisogna fare la “fila”. Pertanto, è possibile recuperare, ma con lunga attesa. Mentre prima era possibile pignorare i beni dello Stato, oggi no lo è. Una società a latere del mio studio si occupa solo del recupero del credito, vantando solo gli onorari stabiliti dal Giudice dell’esecuzione. Se vuole siamo a disposizione, con il beneplacito del Suo legale, ovviamente.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per MICHELA:
    tutto quello che Le ha deto il legale corrisponde a verità. Ogni anno vengono messi a disposizione i fondi per il pagamento degli indennizzi, ma bisogna fare la “fila”. Pertanto, è possibile recuperare, ma con lunga attesa. Mentre prima era possibile pignorare i beni dello Stato, oggi no lo è. Una società a latere del mio studio si occupa solo del recupero del credito, vantando solo gli onorari stabiliti dal Giudice dell’esecuzione. Se vuole siamo a disposizione, con il beneplacito del Suo legale, ovviamente.

  • michela scrive:

    buongiorno, ho appena ricevuta sentenza legge pinto che mi riconosce la somma di euro 10.000, l’avv. mi dice che non è facile recuperare la somma perche non ci sono i fondi… e allora che senso avrebbe questa legge? L’avv. mi ha anche riferito che per una legge recente sono divenuti impignorabili i fondi messi a disposizione… non ho ben capito. E’ solo che così diventa tutto inutile. la sentenza è stata notificata ma non so se andrà a buon fine il recupero. La mia domanda è: ma ci sono possibilità di recupreo e come? Grazie e Buona Giornata Michela

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per GIOVANNI:
    sempre valutando le motivazioni dei tempi eccessivi (escludendo, quindi, particolari attività istruttorie delle parti quali testimonianze etc) direi di sì.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per ANTONIO AIELLO:
    quello che dice è errato. La Corte d’appello nulla sa in ordine ai fondi.
    Evidentemente quello che voleva dire è che ha ottenuto il decreto dalla Corte, lo ha messo in esecuzione, ma non riesce a recuperare le somme.
    O si mette in fila in attesa dei fondi, o si rivolge ad un legale che sappia mettere in esecuzione la sentenza.
    Se mi contatta via mail, Le spiego come fare.

  • antonio aiello scrive:

    E’ da circa 2 anni che aspetto il risarcimento da parte della Corte di Appello di Salerno piu’ volte ho sollecitato il pagamento ma la risposta è sempre la stessa “non ci sono fondi” cosa posso fare per ottenere l’ indennizzo per il risarcimento? grazie

  • giovanni scrive:

    egr.gio avv.corsi ho avuto una causa contro inail in 2 grado ( appello ) con inizio dicembre 2002 e terminata con deposito sentenza il 21/07/2009. la domanda e se posso avere la legge pinto. in attesa di una vosta risposta porgo cordiali saluti.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per ANNALISA CALABRESE:
    ho bisogno della copia della documentazione del giudizio e il certificato di pendenza della causa, da richiedere presso la cancelleria. Ricordo che ha tempo sei mesi dal passaggio in giudicato della sentenza per procedere.

  • Annalisa Calabrese scrive:

    ho una causa di lavoro in corso, da circa 7 anni, visto la lunga durata e la non ancora decisione di emettere sentenza da parte del giudice, chiedo consulenza in merito, quali documenti vi devo fornire?
    in attesa di una vostra risposta porgo cordiali saluti

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per CARLO:
    Caro lettore,
    arrivano centinaia di commenti al giorno e, qualche volta, può sfuggirmene qualcuno. La pregherei, al fine di evitarmi di leggere tutti i commenti, di ripropormi la sua domanda.

  • Carlo scrive:

    salve io ho mandato un messaggio circa fine agosto-primi di settembre ma ancora non ho ricevuto risposta, qualora non fosse possibile potreste perfavore rispondermi quanto meno via email, Grazie

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per ROSSMY:
    per valutare l’opportunità di ricorrere ai sensi della legge Pinto, non interessa il merito della causa, né il vincitore, potendo, chiunque abbia rilevato tempi eccessivamente lunghi, adire la Corte d’Appello competente.
    L’iter dipende da molti fattori, tra cui annoverarsi certamente la mole di cause dei vari Tribunali.

  • rossmy scrive:

    grazie per la risposta celere!
    altra domanda: se la richiesta di risarcimento da legge 238/97 nn venisse accolta ,il soggetto leso può comunque ricorrere alla legge pinto?
    Ma l’iter di queste cause è veramente così lungo oppure come sempre si distingue ancora 1 volta il sud?

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per ROSSMY:
    proprio per questo esiste la legge pinto. Potete provvedere a far ricorso anche se il giudizio non si è concluso.

  • rossmy scrive:

    salve avrei bisogno di 1 parere legare in merito ad una causa per trasfusione da sangue infetto che una persona a me cara ha in corso da ben 12 anni.
    E’ possibile che i tempi della giustizia italiana siano così lunghi?
    Mi viene da dire “oltre al danno anche la beffa!”
    Un cittadino ricorre alla giustizia per far valere i propri diritti lesi e questa non lo tutela.
    Ma aspettano che il soggetto muoia prima di liquidarlo?

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    Per GIANLUCA:
    Direi che ne possano sussistere i requisiti. Per meglio valutare deve inviarmi copia di tutti gli atti di causa che non visionerò prima di settembre.

  • gianluca scrive:

    salve avrei da porle qualche quesito…1: mio padre e come lui tanti altri possidenti terrieri,nel lontano 1974 hanno subito un grosso esproprio da parte di una cementeria tuttora in attivita,la causa va ancora avanti…potremo richiedere risarcirmento allo stato per la durata eccessiva della causa?grazie attendo vostre notizie

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per VINCENZO:
    L’art. 116 c.p.p. autorizza il rilascio di copie estratti o certificati di singoli atti del procedimento, durante e dopo la sua definizione, a “chiunque vi abbia interesse..”.
    La competenza è del P.M. o del giudice che procede al momento della presentazione della domanda ovvero, dopo la definizione del procedimento, al presidente del collegio o al giudice che ha emesso la sentenza o il decreto di archiviazione. Si tratta di un’attività meramente amministrativa, discrezionale per sua natura, ed il relativo provvedimento, che conceda o neghi l’accesso agli atti, è inoppugnabile.

  • vincenzo scrive:

    Salve,
    volevo gentilmente sapere se un imputato può richiedere copia degli atti di un processo penale che si trova in attesa alla corte di appello di roma

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per GIORGIO:
    non capisco come mai inserisce nell’articolo sulla legge Pinto questo Suo commento. Ad ogni modo, forse sarebbe il caso di rivolgersi ad un legale. Credo sia più facile dimostrare la responsabilità del datore che il cedimento del Suo ginocchio, ma per farlo ha bisgno di una perizia medica e di un avvocato. Auguri.

  • giorgio scrive:

    mi sono fratturato un piede cadendo dalle scale……procurandomi parecchi danni allo stesso….in un uffico dove io collaboro….xro’ in nero…ora il propietario dello stesso…ha denunciato il fatto…diciamo cautelandosi..dicendo che il danno e’ stato dovuto..x il cedimento del mio ginocchio…che mi ha fatto cadere……secondo lei potro avere un risarcimento dei danni?…visto che x accendere la luce bisogna fare quasi una rampa di scale?….x andare in bagno?……

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per MARG:
    sì, si può agire per procedimenti eccessivamente lunghi, dinanzi a qualsiasi autorità giudiziaria, quindi anche dinanzi al Gdp, sempre che ve ne siano i presupposti. Il fatto che abbia dichiarato l’incompetenza territoriale, mi dà da pensare. Se l’errore è dell’avvocato, non vi sono i presupposti. Se invece dipende da disfunzioni degli uffici giudiziari, sì potrebbe procedere.

  • marg scrive:

    salve vorrei sapere se è possibile agire anche per le cause penali pendenti dinanzi al Gdp…
    ho un procedimento pendente dacirca 5 anni dinanzi al gdp….il quale dopo una serie di udienze e rinvii ha ritenuto di dover dichiarare la sua incompetenza per territorio…trasmettendo il fascicolo al pm ..
    ad oggi nn è stato fatto null’altro nonostante una serie di istanze e solleciti del mio legale…
    qundi vorrei sapere se anche in tal caso si può agire ai sensi della legge pinto..
    grazie.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per FRANCESCO:
    i termini per proporre ricorso ai sensi della legge Pinto sono 6 mesi dal passaggio in giudicato della sentenza (ovvero entro sei mesi dall’ultimo giorno utile per proporre appello).
    Da quello che narra direi che sussistono i presupposti, purchè le lungaggini non siano dovute al comportamento delle parti (ovvero a rinvii chiesti dagli avvocati), ma da disfunzioni dell’ufficio giudiziario.
    Per procedere bisogna valutare copia di tutti gli atti di causa e dei verbali di udienza.
    Se interessato mi contatti pure privatamente, alla sezione conosci gli autori.

  • Francesco scrive:

    Buonasera,
    vorrei sapere se è possibile oppure no, appellarsi alla Legge Pinto per l’evento che qui in breve vi narro.
    Causa Civile cominciata nell’anno 1991.
    Il Tribunale Civile di Crotone si è pronunciato in via definitiva il 23 Aprile 2009.
    Successivamente in data 04 Maggio 2009 la Sentenza è stata depositata.
    Il mio legale mi ha fornito copia della stessa solo un paio di mesi addietro, asserendo che prima di detto lasso di tempo non si poteva in alcun modo avere copia della Sentenza Depositata.
    Ad oggi, sono ormai decorsi i termini per poter richiedere un risarcimento, dato che la mia causa è durata ben 19 anni!!!!
    Grazie e spero di ricevere una vostra risposta!

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per ARcANGELO:
    non si preoccupi. Era per chiarire che ogni singolo commento, prima di essere pubblicato, deve essere approvato dallo staff, al fine di evitare la pubblicazione di commenti sconvenienti o passibili di denuncia.

  • Arcangelo scrive:

    Buona sera gent.ma Avv. Mary CORSI.Voglio precisare che,l’invio del mio secondo commento,è dovuto alla impossibile visualizzazione del primo commento,non certo alla richiesta,peraltro eccessiva,non corretta e scortese per un immediato riscontro.Mi auguro che,il chiarimento sia benevolmente accolto.Grazie.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per ARCANGELO:
    solitamente rispondo in un giorno, ma può accadere che, per lavoro o questioni personali (anche io mi ammalo) non mi colleghi per alcuni giorni. Vi inviterei ad avere un pò di pazienza. Siete in tanti. Prima o poi rispondiamo a tutti. Grazie per l’attenzione e continuate a seguirci.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per ARCANGELO:
    se la lungaggine è dovuta a colpa degli uffici (rinvii troppo lunghi, sostituzioni di giudice, etc) sì. I termini sono 6 mesi dal passaggio in giudicato (ovvero entro 6 mesi dall’ultimo giorno utile per appellarsi). Per i distretto di Bari è competente la Corte d’Appello di Lecce. Ma attenzione. Per stabilire la Corte d’Appello competente, in base all’ultima decisione della Cassazione, bisogna valutare una serie di questioni (tra cui l’intero svolgimento dei procedimenti, se svoltisi anche in fase di appello). Il Suo avvocato sarà in grado di aiutarLa.

  • Arcangelo scrive:

    Salve!Ho inviato un commento in mattinata ma,a quanto pare,non è stato pubblicato.Lo riscrivo augurandomi che vada a buon fine.Nel marzo u.s. il giudice del lavoro ha emesso la sentenza di primo grado,a me favorevole(ricorrente)Posso richiedere l’applicazione della legge PINTO,visto che la causa ha avuto inizio nel 1996?

  • Arcangelo scrive:

    Nel marzo u.s.,il giudice del lavoro di BARI ha depositato la sentenza a me,ricorrente,favorevole.Il ricorso fù depositato nel lontano 1996.Posso chiedere l’applicazione della legge PINTO?Quali sono i tempi da rispettare,per depositare il ricorso e qual’è la Corte d’Appello competente?

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per ALESSANDRA:
    il penale è ben diverso dal civile, ove vige il principio della soccombenza, per cui chi perde paga. Nel penale è lo stato contro l’imputato. E’ Lei a dover pagare il Suo legale, salvo nel caso in cui si fosse avvalsa del patrocinio a spese dello Stato.

  • alessandra scrive:

    vorrei sapere in caso di causa penale con assoluzione con formula piena a chi spetta pagare le spese di avvocato, visto che il mio mi ha chiesto € 8.000 ?

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per SARA:
    sì. I termini sono sempre di 6 mesi dal passaggio in giudicato dell’ultima sentenza.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per TIZIANA:
    da quello che mi dice, direi di sì. Dipende dai motivi di rinvio e senza documentazione posso solo essere indicativa.

  • sara scrive:

    Buongiorno,
    volevo sapere se la legge Pinto vale anche nel caso di prescrizione del reato. il processo penale è iniziato nel 1998 e nel 2004 sono stata condannata in primo grado. mi sono appellata e un mese fa mi è arrivata la sentenza che dichiara il reato prescritto. Mi ritengo vittima di un’ingiustizia (cosa che sarebbe lungo spiegare) vorrei almeno rifarmi facendo sborsare loro qualche migliaio di euro!

  • tiziana scrive:

    ho una causa civile dal 2000 con l’impresa che mi ha venduto la casa dove vivo , ci sono state vari rinvii e a tutt’oggi non si sa niente di concreto . posso usufruire della legge pinto? grazie

  • avv.andrea giuliodori scrive:

    enrico :la mia famiglia è coinvolta dal 1985 in una causa a seguito di una eredità lasciata dal mio bisnonno. da allora è stata emessa una sentenza nel 2007 (se non erro) che è stata impugnata dai parenti (serpenti) che avevano dato il via alla cosa.dato che il procedimento è ancora in vita può essere richiesto l’indenizzo per il danno derivante dalla lungaggine del processo o dovevamo farlo entro 6 mesi dalla data della 1° sentenza?grazie per la risposta

    Bhe … hai un libretto di risparmio in mano e non l’hai ancora riscosso????
    Puoi fare traquillamente ricorso per la legge Pinto!!

    ciao ciao

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per LOREDANA:
    Sì. Il danno non patrimoniale risarcibile ai sensi della cd. Legge Pinto può essere domandato dagli eredi sia jure proprio sia jure successionis ed è conseguenza normale, sebbene non automatica, della violazione del diritto alla ragionevole durata del processo.
    Non entro nel merito, non essendo giudizio sottoponibile per l’equa riparazione.

  • loredana scrive:

    mia mamma ormai deceduta nel settembre 2009 ha fatto ricorso nel 1999 per non esserle stato riconusciuto un indennizzo di 100 giorni causa un incidente su mezzo di trasporto pubblico a roma, mezzo tamponato da un suv,incidente per il quale fu trasportata in ambulanza al vicino pronto soccorso, dove le hanno riscontrato un trauma da colpo di frusta al collo e quindi sottoposta al collare con successivi controlli ospedalieri,
    in primo grado ci fu la proposta di un indennizzo di solo dieci giorni riconosciuti, rifiutando l’offerta ingiusta,nel 2007 il giudice ha stabilito che mia mamma era seduta in modo irregolare, concetto discutibile, ora la sentenza emessa in aprile 2010 ha confermato quanto stabilito dal giudice pertanto mia mamma non ha nemmeno avuto risarcimento dei 10 giorni offerti all’inizio della trattativa e di conseguenza ora noi eredi saremo costretti al pagamento delle spese legali. quindi gentilmente le domando se possiamo richiedere equa riparazione in corte d’appello anche se mamma ormai non c’è più? grazie loredana

  • attanasio dionisio scrive:

    ho un contenzioso con un condominio per un pagamento di lavori eseguiti nello stesso, sono quasi 11 anni ed il giudice non si decide di stilare la sentenza, (nel contesto della causa si evince un prospetto dell’ingegnere del condominio il quale quantifica ed autorizza il condominio stesso a pagare la somma alla impresa per i lavori eseguiti, a regola d’arte e nelle quantità stabilite come da contratto di appalto. ora domando: entra nella legge pinto, per chiedere il risarcimento? o devo aspettare la sentenza , gradirei una vostra risposta per autorizzare il risarcimento.

  • giuseppe scrive:

    salve
    io ho un processo al tar da più di quindici anni ancora pendente e non ho mai propopsto l’sianza di prelievo. potrò agire lo stesso con la legge pinto?

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per PAOLO ANTONIO:
    ripeto, anche in questa sede, che per quel che concerne la legge Pinto, non possiamo entrare nel merito. Vanno valutati esclusivamente i motivi di lungaggine. Colpa delle parti? dell’avvocato? Non spetta nessun indennizzo. Rinvii eccessivamente lunghi, sostituzioni di giudici, etc? In questo caso sì. Senza documentazione nulla posso dire. Necessita la copia dell’intero fascicolo del giudizio. Solo se ricorrono i presupposti si chiede un indenizzo per i danni morali, che sono insiti e maggiori in caso di questioni di famiglia.
    Quanto al Suo stato disagiato, ciò non rileva ai fini della legge Pinto. Può solo rivolgersi ad un legale per far modificare le condizioni di separazione o divorzio.

  • PAOLO ANTONIO scrive:

    Nel 1999 è iniziata la causa di separazione tra me e la ex moglie. Si è conclusa tutta la vicenda a gennaio di questo 2010. 11 anni di tormenti e rinvii perchè il primo giudice era malato ecc.. poi la separazione è avvenuta nel 2007 ma i giudici che hanno trattato la vicenda hanno commeeso errori vari per cui si è dovuto procedere alla richiesta di divorzio per quanto riguardava gli alimenti ai figli (i precedenti giudici avevano inserito anche un figlio già sposato e con prole!!!!) insomma un caos totale. Ho canbiato avvocato durante l’iter perchè il precedente aveva commesso troppi errori,,,,,e finalmente ora è tutto concluso. Io sono invalido civile al 100%, mi sono aggravato durante questi 11 anni, mi sono trovato in condizioni economiche tali da dover ricorrere alla caritas ed ho subito un intervento di asportazione di tumore nel 2006. Potete dirmi quali risarcimenti posso chiedere. Inoltre il primo giudice, avendo accolto (benchè non dovesse, ma il primo avvocato non ha fatto opposizione….Sic!!!) un’istanza di sequestro del mio TFR, mi ha causato danni con la finanziaria che mi aveva concesso la cessione del quinto ed ora rischio di non avere un soldo della mia liquidazione.
    Ho quindi subito molti danni fisici, morali ed economici, anche perchè nel ’99 ero malato di distimia endoreattiva, il giudice ha messo dei paletti per come potessi vedere i figli, la mia ex non ha fatto nulla per agevolare gli incontri, ora sono odiato da loro e la mia depressione è ora diventata molto più grave, infatti nel certificato dell’invalidità è presnte una “DEPRESSIONE MAGGIORE” che è molto più grave della precedente.
    Mi rivolgo a voi per avere un consiglio su come muovermi. Vi basti sapere che per anni non ho potuto, data la misera somma restante della mia pensione, neanche farmi analisi e visite per mancanza del denaro per il tiket della ASL. Veramente sono in una condizione di sconforto totale. gradirei se possibile una risposta celere, anche perchè sono ipovedente grave (1/50 di residuo visivo all’ occhio sinistro, il destro è cieco) e devo farmi aiutare da altri per fare molte cose, inoltre non vorrei che il tempo passasse e non poter fare più nulla mi darebbe il colpo di grazia.
    Grazie infinite
    Paolo Antonio

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per FRANCESCO:
    il rpocedimento è esente, pertanto anche le notifiche lo sono.
    Purtroppo, sì, in pratica sono impignorabili i fondi del Ministero. Dopo il decreto non si deve fare un’altra causa, ma tentare l’esecuzione, con i limiti appena detti. Ad ogni buon conto, ogni anno vengono stabiliti dei fondi per il pagamento dei decreti di condanna. Tutt’al più deve attendere un pò di tempo.

  • Francesco Martire scrive:

    Vorrei sapere: 1) Mi hanno detto che le notifiche al Ministero del decreto emesso dalle corti d’ Appello sono gratuite. E’ vero? In base a quale legge?
    2) E’ vero che i soldi del Ministero non possono essere pignorati?
    3) Si può fare un’altra causa – e dove – quando, dopo il decreto, nessuno ti paga? Attendo risposta. Garzie

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per PAOLA:

    Art. 3.

    1. All’articolo 5 della legge 24 marzo 2001, n. 89, dopo il comma 1 sono aggiunti, in fine, i seguenti:
    “1-bis. La cancelleria comunica immediatamente il decreto di cui al comma 1 altresi’ al Ministero dell’economia e delle finanze affinche’ provveda al pagamento entro novanta giorni dalla data di pubblicazione del decreto.
    1-ter. Decorsi i termini di cui al comma 2, l’eventuale notifica del precetto ed i successivi atti di esecuzione forzata dei titoli esecutivi di cui agli articoli 2-bis e 3 sono compiuti in ogni caso nei confronti del Ministero dell’economia e delle finanze, indipendentemente dall’amministrazione nei cui confronti si e’ formato il titolo della cui esecuzione si tratta.”.

    Per iniziare l’esecuzione bisogna attendere 120 giorni.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per GABRIELE:
    sarebbe il caso di chiedere al Suo avvocato. Per me è davvero impossibile risponderLe.

  • gabriele scrive:

    Carissima Avv.Mery le scrivo se mi potevate dire gentilmente quanto dovro’ aspettare ancora per avere riconosciuto la violazione dell’art.6 dalla corte europea dei diritti dell’uomo,poiche’ la sentenza del Consiglio di Stato Passo’ definitiva il 10.09.2007.
    Faccio presente che la mia pratica fu’ inoltrata
    presso la corte europea dei diritti uomo di Strasburgo.

    Cordiali saluti
    Gabriele

  • paola ferrarelli scrive:

    Buongiorno,
    gent. avv. vorrei chiederLe, se possibile, la soluzione ad alcuni quesiti.
    premetto che ho già ottenuto un decreto di condanna da parte della corte d’appello in seguito al quale mi è stato fatto compilare un modulo nel quale indicare tutti i dati relativi alla scelta di accredito della somma, modulo che la cancelleria, avrebbe provveduto ad inoltare al Ministero competente (credo).
    A distanza di circa un anno non ho avuto alcuna notizia, pertanto mi chiaedo:
    1. il decreto và comunque notificato a mia cura?
    2. per iniziare l’esecuzione è necessario attendere 120 gg. dalla notifica?
    3. in che modo effettuare una proficua escuzione? verso chi indirizzarsi?
    La ringrazio anticipatamente per la Sua disponibilità.
    Paola Ferrarelli

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per GABRIELE:
    mi spiace, ma non mi pare di aver ricevuto nulla. Io non sono più a L’Aquila, anche se provvedo di tanto in tanto ad andare a ritirare la posta. La pregherei di rinviarmi di nuovo il tutto al seguente indirizzo:
    via Adige, 2 – 65129 Pescara.

  • gabriele scrive:

    Carissima avv. mary sono Gabriele gli spedii tempo fa’ la documentazione presso lo studio dell’Aquila,
    nella speranza di non aver sbagliato,gradirei sapere se avete ricevuto la documentazione oppure ancora no’.
    Cordiali Saluti
    Gabriele

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per DANIELE:
    1) basta recarsi in calcelleria del TAR e richiedere il certificato di pendenza della lite;
    2)la giurisprudenza è contrastante in merito. Bisognerebbe valutare un pò tutto il procedimento
    3)direi proprio di sì, ed anzi, in ambito di diritto del lavoro, l’indennizzo per ogni anno di ritardo è stato liquidato al massimo (fino a 2.000 euro per ogni anno eccedente)

  • Daniele scrive:

    Gentile Avv. Corsi,
    scusandomi preliminarmente per essermi spinto ad approfittare della Sua competenza, vorrei chiederLe tre consigli sulla (eventuale) proposizione di un ricorso ex lege Pinto per un processo tuttora (dal 2000) pendente dinanzi al Tar per una questione relativa alla retribuzione individuale di anzianità.

    1)Ho letto che, essendo pendente il procedimento, tra i documenti da allegare per presentare correttamente il ricorso, serve il certificato di pendenza della lite. Ciò vale anche per i processi amministrativi? Se sì, come posso richiederlo?
    2)Ho letto che, trattandosi di processo amministrativo, la corte d’appello chiamata a giudicare il ricorso ex lege Pinto potrebbe dare importanza alla presentazione dell’istanza di prelievo. Il nostro avvocato l’ha presentata soltanto nel 2009. Crede che questo potrebbe costituire un problema?
    3)Trattandosi di un processo instaurato per ottenere il riconoscimento della retribuzione individuale di anzianità, Lei pensa sia possibile, nel rispetto di quanto richiede la Legge Pinto, dimostrare di aver subito un danno patrimoniale e/o non patrimoniale per effetto della eccessiva durata del processo?

    La ringrazio per l’attenzione e lo spazio dedicatimi.
    Cordiali saluti.

    Daniele

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per GIUSEPPE:
    è necessaria l’assistenza di un avvocato.

  • giuseppe scrive:

    Gentile Avv. Mary,
    Vorrei avere alcune informazioni:
    nel 2003 ho presentato un ricorso al tar di venezia che ad oggi non ha ancora risposto; per avvalermi della legge Pinto devo rivolgermi ad uno studio di consulenza/avvocato? o è possibile presentarlo da solo?
    La ringrazio anticipitamente.
    Cordiali saluti
    Giuseppe

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per PASQUALE:
    da quello che mi dice, in effetti, l’appello è molto lungo. Per valutare la sussistenza del diritto bisognerebbe vedere i documenti. Si rivolga ad un avvocato.

  • pasquale scrive:

    sono un militare professionista nel 2002 sono stato condannato a tre mesi e 10 giorni dal tribunale di venezia poi feci ricorso in appello e ora siccome sono passati otto anni da quando feci ricorso a fine gennaio cade in prescrizione volevo sapere se potevo avere un risarcimento

  • gabriele scrive:

    Carissima avvocato mary vorrei sapere se gia’ avete ricevuto la mia documentazione oppure ancora no’.
    Cordiali Saluti
    Gabriele

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per ENRICO:
    siete nei termini. I 6 mesi decorrono dal passaggio in giudicato della sentenza, che, essendo ancora in corso il procedimento d’appello, non risultano spirati.

  • enrico scrive:

    la mia famiglia è coinvolta dal 1985 in una causa a seguito di una eredità lasciata dal mio bisnonno. da allora è stata emessa una sentenza nel 2007 (se non erro) che è stata impugnata dai parenti (serpenti) che avevano dato il via alla cosa.
    dato che il procedimento è ancora in vita può essere richiesto l’indenizzo per il danno derivante dalla lungaggine del processo o dovevamo farlo entro 6 mesi dalla data della 1° sentenza?
    grazie per la risposta

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per DOMENICO:
    non facciamo confusione. Un conto è chiedere il risarcimento per fatto ingiusto, un altro è chiedere l’ndennizzo per eccessiva durata del procedimento. In quest’ultimo caso, mi sembra di capire che i termini sono scaduti (sei mesi dal passaggio in giudicato della sentenza). In tal caso, non può fare nulla. Deve valutare, con l’assistenza di un legale, se vi sono i presupposti per un risarcimento per ingiusta detenzione (o misura cautelare), con tutte le conseguenze in termini di spese.

  • Domenico scrive:

    vorrei sottoporre la mia situazione all’attenzione di codesto studio: in data 27.06.1997 venivo sottoposto a misura cautelare -arresti domiciliari- ” per esigenze probatorie” -un mese-; in conseguenza sospeso dal servizio – durata due mesi-dopodichè posto in quiescenza volontaria ! settembre 1997.; nel 98 rinvio a giuduizio. Nel 2003 si apriva dibattimento definito solo in appell a firenze favorevolmente solo nel 2007 per la maggiorparte dei reati perchè i fatti non sussistono, per non arli commessi e solo due di minore entità per prescrizione.Ho chiesto il rimborso delle spese legali e il Ministero dell’interno si osrina a non pagare le percelle perchè per i due reati prescritti. Ho chiesto di rimborsare per i reati di piena assoluzione e non ha dato risposto. attualmete è stato interessato il Capo dello Stato.Il mio avvocato non ha provveduto alla richiesta dell’applicazione della legge Pinto nei termini dei sei mesi. Vorrei saope se sono sempre in tempo per la applicazione della legge pinto; per il pagamento rimborso delel spese legali e se posso chiedere al Ministeo dell’interno la ricostruzione della Carriera, polichè sono stato costertto alla pensione e a perdere la qualifica di Sostituto commissario che se rimanevo in servizio avrei comunque maturato tale avvanzamento. Caso positivo sono disposto all’affidamento dell’incarico.

  • gabriele scrive:

    Carissima avv.Mery Corsi,spero di incontrarla in ottima salute,e colgo
    l’0ccasione per farle gli auguri di un sereno Natele e un prospero anno
    nuovo estensile in famiglia.
    Ricordandole che gia’ gli o spedito tutta la ducomentazione.

    Cordiali Saluti
    Gabriele

  • Maria scrive:

    buonasera in base alla legge Pinto, posso avere un risarcimento in quanto la mia causa è durata dieci anni, una causa di eredità conclusa a sentenza in agosto di ques’anno, con danno patrimoniale e non patrimoniale perchè dopo dieci anni le azioni investite nel 1999 hanno perso di valore. chiedo come fare, e un consiglio da voi avvocati.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per CARMELA:
    superati i 3 o 4 anni del primo grado si può chiedere un indennizzo. Direi che è il caso di attendere la sentenza. ha tempo 6 mesi dopo il passaggio in giudicato.

  • Carmela scrive:

    In base ala legge pinto,posso avere un risarcimento visto che la mia causa dura da ben 5 anni? E come fare? Mi date un consiglio?
    Grazie…. Aspeto una vostra risposta!

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per GABRIELE:
    certamente. I miei recapiti sono nella sezione sinistra “CONOSCI GLI AUTORI”.Saluti

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    Per ROBERTO:
    l’art 3, comma 6, prevede che “La corte pronuncia, entro quattro mesi dal deposito del ricorso, decreto impugnabile per cassazione. Il decreto
    e’ immediatamente esecutivo.”.
    Entro 4 mesi, pertanto, dovrebbe esservi la sentenza. Ricambio i graditi auguri.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per DOMENICO:
    non ritengo vi siano i presupposti. Ricordiamo come la legge Pinto sia stata prevista per ottenere un giusto ristoro per procedimenti eccessivamente lunghi, e non certo per questioni di merito.
    In 9 anni si sono avuti tre gradi di giudizio (se non anche 4 con il rinvio), pertanto i tempi rientrano perfettamente nelle previsioni.
    Può valutare, con un legale, i presupposti per un risarcimento danni solo nei confronti degli esecutati.

  • Gabriele scrive:

    Vorrei sapere se posso mandarle delle Sentenze per sapere se posso chiede dei risarcimenti alla mia amministrazione dopo avere avuto da Strasburgo la violazione dell’art.6.

    Aspettando una sua risposta
    Cordiali Saluti
    Gabriele

  • Roberto MINUZ scrive:

    HO LETTO ATTENTAMENTE TUTTI I SUOI CONSIGLI QUI SOPRA DESCRITTI, LI HO TROVATI MOLTO INTERESSANTI.
    COLGO L’OCCASIONE PER CHIDERLE UN QUESITO.
    HO DUE RICORSI PER LA LEGGE PINTO, ENTRAMBI SONO IN SENTENZA IL PRIMO DAL 22.09.2009 E IL 18.11.2009 IL SECONDO, QUESTI RICORSI SONO IN RIFERIMENTO A DUE PROCESSI AMMINISTRATIVI, LA CUI DURATA E’ STATA DI 10 ANNI CIASCUNO. VISTO E CONSIDERATO CHE NON SI HA NOTIZIA DELLE DUE SENTENZE, LE CHIEDO:
    QUANTO TEMPO HA LA CORTE D’APPELLO, PER LA PRONUNICIA DELLA SENTENZA?
    GRAZIE E CON L’OCCASIONE LE AUGURO BUONE FESTE A LEI E TUTTA LA SUA FAMIGLIA.

  • Domenico scrive:

    VOGLIO SOTTOPORVI UNA VICENDA GIUDIZIARIA PENALE VISSUTA DA ME PERSONALMENTE

    Premesso che nel 2000 ho acquistato all’asta dal fallimento “IMMOBILIARE ISCHIA” di Fornaro Maria Pia & C. snc, presso il Tribunale di Pistoia, un complesso immobiliare di natura mista. I primi dell’anno successivo (31 marzo 2001), l’ufficiale giudiziario competente mi immetteva nel pieno e legale possesso dell’intero immobile a seguito di esecuzione forzata.

    Accadeva il 16 maggio 2001,che i familiari dell’esecutata, Coletti Isabella e suo padre, Coletti Gaetano, sporgevano denuncia-querela, nei miei confronti per violazione di domicilio ex art. 392, esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose e sulla persona, art. 614 e appropriazione indebita art.646 c.p..

    Il Tribunale di Pistoia, Sez. di Pescia,P.M.titolare Dott. Grieco Giuseppe, giudice Monocratico, Dott.ssa Selvarolo Rosa, a seguito di indagini esperite a senso unico da parte della p.g.dei CC. di Pescia e della p.g. del Commissariato di P.S. di Pescia, sono stato prepotentemente riconosciuto colpevole dei reati sopra descritti e condannato alla pena di anni uno di reclusione senza la sospensiva della pena, pur essendo incensurato. Sentenza del mese di marzo 2006. Sono stato, inoltre condannato al pagamento in favore delle parti offese costituite della somma di €10.000,00 oltre accessori a titolo di risarcimento danni “morali”.

    La seconda Sez. Appelli Penali della Corte di Appello di Firenze, con sentenza emessa dalla suddetta Corte nel mese di aprile 2008,confermava integralmente la sentenza di primo grado.

    La Corte Suprema di cassazione, quinta Sez. Penale, con sentenza del 14 novembre 2008, annullava la suddetta sentenza con rinvio ad altra Sezione della Corte d’Appello di Firenze.

    La terza Sez. Appelli Penali della stessa Corte d’Appello di Firenze all’udienza del 10 aprile 2009, assolveva il sottoscritto, previa rinuncia da parte dell’imputato alla intervenuta prescrizione dei reati, perchè il fatto non costituisce reato.

    Allo stato è mia intenzione chiedere il risarcimento danni, previo un Vs. parere ed alle condizioni di cui alla CONSULENZA GRATUITA con patto di quota pro lite.

    Attendo un cortese e sollecito riscontro in quanto i sei mesi previsti per chiedere i danni scadono i primi di gennaio prossimo.

  • Domenico scrive:

    L’articolo è molto interessante.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per MARIO:
    i tempi sono questi. E’ possibile depositare il ricorso Pinto entro 6 mesi dal passagio in giudicato della sentenza.
    La sentenza passa in giudicato dopo un anno e 45 giorni dal deposito, ovvero dopo 30 gg dall’avvenuta notifica della santenza ad opera della parte vittoriosa.

  • Mario scrive:

    Nel 1989 mio padre fa causa al comune in quanto, nell’attraversare la strada io, minorenne, inciampavo in uno scavo procurandomi lesioni.
    Nonostante le fotografie, le relazioni del corpo VVUU e la testimonianza di una signora che mi vide piangere a terra (ma non vide l’incidente), perdo la causa per non aver saputo dimostrare il “nesso di causalità”.
    Il procedimento è stato nel tempo rimandato, prima per maternità del giudice, poi perchè il giudice era in malattia, poi per trasferimento del giudicante arrivando alla decisione nel 2008 e stabilendo, oltre il danno la beffa, che siano a mio carico le spese sostenute per la difesa del comune (diverse migliaia di euro).
    In ciò, chiesi al mio avvocato quantomeno di richiedere il risarcimento per la Pinto ma, a mia insaputa, niente fu fatto giustificandomi verbalmente che “non l’ho mai fatto, e poi non so se rientravi nelle possibili fattispecie”.
    Ora mi ritrovo a più di un anno dal deposito della sentenza. C’è una possibilità di poter accedere comunque al risarcimento ?

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per ANDREA:
    mi pare di capire che vi sia stato un preciso errore da parte dell’Autorità Giudiziaria. Riterrei sussistenti i danni.

  • Andrea scrive:

    nel 2005 ho presentato querela per diffamazione, basata su prova scritta. a tutt’oggi non ho potuto ancora costituirmi parte civile, restando solo parte offesa, poichè siamo ancora alla riformulazione del capo d’imputazione (con terzo rinvio del fascicolo dal gdp al pm e quarta volta che si rifà la prima udienza), sbagliato perchè riferito ad un reato diverso – ingiuria – e riportante circostanze sbagliate. la giudice dice che il processo certatamente si prescriverà. in tale situazione assurda, ove non dovessi pervenire nemmeno alla sentenza di primo grado potrei accedere alla legge pinto?

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per ALESSANDRO:
    prima di esperire l’azione dinanzi la Corte di Strasburgo, deve necessariamente rivolgere la Sua domanda presso la Corte d’appello competente. Per agire deve obbligatoriamente rivolgersi ad un legale.

  • Alessandro scrive:

    In un procedimento penale per calunnia, violenza privata,e minacce in cui io e mia moglie siamo le parti offese , iniziato nel Dicembre 2004 con rinvio a Giudizio per gli imputati , e’ da poco andato in prescrizione senza che sia stata emessa nessuna sentenza neppure in primo grado.In questo processo io e mia moglie ci siamo costituiti parte civile.
    Mi chiedo se posso chiedere i danni alla corte di strasburgo comprensivi di spese legali sostenute.
    Se si’ , come devo agire ???
    Grazie anticipatamente per l’eventuale risposta.

  • Raffaele scrive:

    Ti ho inviato una email. Non appena puoi, rispondimi. Mille ringraziamenti!
    Saluti, Raf

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per RAFFAELE:
    i miei contatti può trovarli nella sezione a lato “conosci gli autori”.

  • Raffaele scrive:

    Gentile Mary,
    ringrazio per la risposta e comprenda il mio stato morale…NON auguro a nessuno di ricevere tali umiliazioni a soprusi da parte di alcuna persona, specialmente se vestono l’abito dello Stato e per così tanto tempo. Hanno eseguito l’accesso alla mia abitazione per ben 3 volte….addirittura dopo 10 anni….pignorando quanto era di proprieta’ di mio figlio ( con tanto di fattura ! ) . Mi creda sono…adir poco….disgustato !
    Il curatore mi dice che non ha tempo …il G.D, cosa sta a fare ? Lui ha un compito preciso ( tra gli altri ), cioè quello di monitorare la procedura, oppure sbaglio ? Quindi se il curatore non ha voglia ( mi creda, per chiudere il fallimento non manca nulla di difficile, …è la sola buona volonta del tutto assente ! )…..e il G.D. non verifica i procedimenti in essere…..credo che entrambi stiano sbagliando e per questo devono…DEVONO essere puniti….anche perchè è previsto,…anzi, per loro esiste l’aggravante. In questo momento non mi interessano i denari,…voglio la loro punizione…così la smetteranno di fare altrettanto con altri sventurati. Il fallimento non è un gioco…non è quanto un uomo possa desiderate di meglio dalla vita. Noi tutti paghiamo le tasse e i “Signori” che devono amministrarci, devono essere responsabili e pronti a pagare, specialmente quando si rendono responsabili di fatti così eclatanti. Ma i soprusi che abbiamo ricevuto non finiscono qui ! c’è tanto altro da dire ! Ringrazio ancora, Saluti, Raf
    PS: dove ha lo studio ? Può contattarmi anche via email. Grazie, Raf

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per RAFFAELE:
    in ordine alle procedure fallimentari, la questione è abbastanza complessa. certo è che la Corte di Strasburgo ha molte volte ravvisato la violazione di diversi diritti da parte dello Stato italiano. La denunzia dei giudici mi pare eccessiva, a meno che non vi siano profili di responsabilità penale. Io direi di provare a chiedere un indennizzo per l’eccessiva durata del procedimento e chiedere anche i danni morali. Se vuole può inviarmi, senza impegno, la documentazione per valutare i presupposti.

  • Raffaele scrive:

    Gentile Avv. Corsi,
    sono stato dichiarato fallito ben 16 anni fa con procedura ancora aperta. Sono sempre stato trattato come …anzi, peggio di un cane. Mi fu vietato di lavorare…di avere una qualsiasi utenza a me instestata…di avere un motorino…insomma,..Io per il curatore dovevo “sparire”. …..Sono arrabbiatissimo ! Le chiedo….posso presentare domanda di grazia al Presidente della Repubblica e chiedere nel contempo la punizione dei colpevoli (curatore e giudice delegato )? Il bello è che l’Italia manda a morire i suoi giovani in Paesi lontani al fine di diffondere democrazia, giustizia è diritti umani…..dimenticando che siamo un Paese che non offre simili diritti e garanzie ai propri cittadini. Ringrazio e porgo distinti saluti

  • angelo scrive:

    Gentilissima Avvocato Mary Corsi

    non vedo dove sia la polemica, sopratutto nei Suoi confronti.
    Circa “ancora uno sforzo” dovevasi interpretare in relazione al fatto che già aveva risposto a due mie domande ed il “semmai pago la parcella” era da ritenersi alla circostanza che, se da Lei ritenuta presupponibile l’azione di responsabilità, l’avrei incaricata.
    Ma il finale è chiaro: per “scrupolo professionale non agisco contro un collega”: come al solito (verrebbe a mente l’antico adagio “cane non mangia cane”) “a meno che non si sia reso reo di fatti gravissimi”. I fatti che ritengo gravissimi sono quelli per cui l’azione potrebbe essere dichiarata irricevibile e quindi perdere il diritto al ristoro. Ma evidentemente questo non è un fatto gravissimo per l’Avvocato. Evidentemente per Lei è gravissimo solo l’omicidio….del cliente.
    La esonero dalla risposta perchè qualsiasi sia lo stile va sempre in direzione della “casta”.
    Distintamente.
    Angelo

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per ANGELO:
    caro sig. Angelo, colgo una vena polemica nei miei confronti che, onestamente, non so da dove derivi. Io sono giovane, esercito da soli 6 anni in totale autonomia e mi sento di affermare che, ovviamente, mi può capitare di sbagliare. Infatti ho stipulato, come la maggior parte dei colleghi, una polizza professionale. Non sono certo io a doverLe suggerire di agire contro un collega, perchè errare è umano. Ma, è altresì vero che se a rimetterci è un cliente, è giusto che si paghi e che si riconoscano i propri errori. La pregherei di rivolgersi a me con un altro tono se vuole che continui a risponderLe. Ci sono persone che scrivono su questo blog che, forse, hanno davvero necessità di un consiglio e di un appoggio che, solitamente (IO) offro in maniera del tutto gratuita. Altresì non mi è mai chiara la Sua posizione, gradire capire a cosa si riferisce quando scrive “dai ancora uno sforzo, poi semmai pago la parcella…”. Oltre a non agire, per mio scrupolo professionale, contro un collega, a meno che non si sia reso reo di fatti gravissimi, non sono nella posizione di assumere altri impegni lavorativi.
    Mi auguro vivamente che riesca a risolvere il Suo problema.
    Saluti.

  • angelo scrive:

    La ringrazio ancora della solerzia. Poichè Lei è “Avvocato” quando mai le capiterà di ammettere “ebbene si, ho sbagliato” da cui far discendere un’azione di responsabilità nei Suoi confronti?
    Non sarebbe forse meglio (perl’Avvocato)prospettare la ripresentazione della “domanda” alla ECHR, ignorare d’aver perso un anno e poi magari sentirsi eccepire – fra un anno – dalla controparte (“Repubblica ITALIANA”) che il ricorso deve essere dichiarato irricevibile perchè non presentato nei termini previsti dalla Convenzione (entro sei mesi dal deposito in cancelleria della sentenza di cassazione).
    Dai, ancora uno sforzo (poi, semmai, pago la parcella per l’azione contro “quel” Legale!…). Quanto riferisto sta occorrendo in tempo reale.
    Cordialmente, Angelo (Brescia)

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per ANGELO:
    se l’irricevibilità e contestuale spirare dei termini, tale da non poter più presentare domanda, laddove vi sia una precisa responsabilità del legale, porebbero esserci i presupposti per una dichiarazione di responsabilità professionale, anche se, onestamente, verificherei le possibilità di “riaprire il caso”. Può capitare di fare degli errori che, benché gli effetti siano importanti, non sono così gravi. Valuti Lei, insieme al Suo legale, le possibilità che ci sono.

  • angelo scrive:

    In conclusione, se fosse dichiarato “irricebile” dalla Corte proprio ai sensi dell’articolo 35, posso rivalermi sull’Avvocato?
    Questo è il cardine del discorso attuale.
    Di nuovo, con cordialità.
    Angelo

  • angelo scrive:

    Gentilissima Mary Avv. Corsi
    provo a tradurre il “senso” della mia: se il ricorso che andava presentato entro il 30/10/08 (ai sensi dei termini della “ricevibilità” di cui all’art. 35 della “Convenzione” stessa) è andato “distrutto” dalla Cancelleria (della Corte di Strasburgo) per inadempimento del legale di parte (che poi reintroduce il ricorso dopo un anno – 30/10/09).
    Tale (nuovo) ricorso, potrà subire la contestazione di irricevibilità da parte dello stato membro (ITALIA)poichè presentato dopo 18 mesi dalla sentenza ultima nazionale? (Proprio in ragione del citato art. 35 che fissa un termine di ricevibilità perentorio di 6 mesi).
    Grazie, Angelo

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per ANGELO:
    premesso che non mi è chiara l’ultima parte del Suo questito, la Corte Europea, ai sensi dell’art. 45 deve motivare le sentenze e le decisioni che dichiarano il ricorso irricevibile. Putrtoppo è un pò una falla della procedura ove, ultimamente, i comitati si pronunciano adottando una formula in contrasto con la norma citata.
    Ai sensi dell’art. 37 la Corte può decidere una nuova iscrizione a ruolo, quando ritenga che ciò è giustificato dalle circostanze. Provate a formulare la relativa istanza.

  • angelo scrive:

    Gen.ma Mary Avv.Corsi
    ho citato “ITALIA” alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in ordine a problemi che qui (con ogni probabilità)non interessano. Il punto è un altro: ai sensi della “Convenzione” l’accesso alla Corte deve essere svolto entro 6 mesi dalla definitiva pronuncia (di cassazione) che – per effetto dell’art. 35 – può divenire “irricevibile” superato questo intervallo. Ora, l’Avvocato mi riferisce che tale ricorso è stato distrutto in quanto non ha dato seguito alle richieste della cancelleria (di Strasburgo)che (Egli) riteneva fossero banali circolari ed invece concludevano chiaramente “… se Lei non produce il codice a barre di cui qui La dotiamo, il procedimento verrà distrutto”.
    Lo stesso Avvocato adesso riferisce che è stata possibile la “ricostruzione” (…dopo un anno!; a mio parere lo Stato membro (ITALIA) potrebbe eccepire che proprio ai sensi della “Convenzione” il procedimento deve essere dichiarato “irricevibile” (e quindi, la Corte impossibilitata a dichiarare la ricevibilità dell’atto.
    Che ne dice?
    Grazie – Angelo

  • alessandro scrive:

    Grazie Avvocato per i suoi preziosi consigli.
    Sinceri Saluti

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per ALESSANDRO:
    se, in effetti, le lungaggini sono dovute agli uffici giudiziari e non al comportamento delle parti (ai fini dilatori per quanto sopra esposto) ci potrebbero essere i presupposti del ricorso. Ovviamente vanno valutati con attezione gli atti processuali.

  • alessandro scrive:

    Ill.mo avvocato la ringrazio per la sua tempestiva risposta,mi lascia intendere che non ho diritto al risarcimento del danno,anche se non abbiamo mai cercato di allungare i tempi processuali cosa mi consiglia di fare,ancora
    Grazie per il suo interessamento,e complimenti per la sua preparazione professionale.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per ALESSANDRO:
    Ai fini del diniego di accoglimento della domanda di equa riparazione proposta a norma degli artt. 2 e 3 della legge 89/2001, non è sufficiente ad escludere la sussistenza del danno (sia patrimoniale sia non patrimoniale) che possa essere derivato al ricorrente per effetto del ritardo eccedente il termine ragionevole di cui al primo comma del citato art. 2, il semplice fatto che tale ritardo abbia prodotto l’estinzione, per prescrizione, del reato ascritto al medesimo ricorrente, occorrendo invece apprezzare se l’effetto estintivo della prescrizione stessa sia intervenuto o meno a seguito dell’utilizzo di tecniche dilatorie o di strategie sconfinanti nell’abuso del diritto di difesa, ben potendo un effetto del genere prodursi, in tutto o almeno in parte (ed, in questa seconda ipotesi, con valenza preponderante), indipendentemente da simili tecniche e da tali strategie ovvero a prescindere dalla reale volontà del sottoposto al procedimento penale ed a autorità procedenti, senza che, del resto, in quest’ultimo caso, possano ritenersi di per sé in grado di elidere completamente il danno, nella sua duplice accezione dianzi riportata, né la mancata rinuncia alla prescrizione ad opera dell’imputato né la certezza, eventualmente acquisita da parte di quest’ultimo, circa la sopravvenienza della prescrizione stessa.
    Cassazione italiana . sezione prima civile – sentenza 05 novembre 2002, n. 15449.

  • alessandro scrive:

    buona sera vorrei chiedervi cortesemente un consiglio,si tratta di un processo penale del 2002 con sentenza di primo grado emessa nel 2005 e dall’ora ancora pendente in appello (4 anni)nel frattempo il processo si e prescritto posso da imputato chiedere un risarcimento per equa riparazione processo troppo lungo.
    grazie

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per GABRIELE:
    riterrei di no. La Corte Europea “condanna” lo Stato a risarcire limitatamente per la causa relativa alla lungaggine del processo. Quello che può fare è, in caso di vittoria del relativo giudizio (eccessivamente lungo), è chiedere il risarcimento all’amministrazione sua controparte.

  • Gabriele scrive:

    Carissima Dott.. Mary,sono sempre Gabriele,la ringrazio per la risposta che mi diede tempo fa’ ma gia’ sapevo che io potevo richiedere una indennizzo per il ritardo della giustizia, a dire il vero gia’ il ricorso si trova alla corte europea dei diritti dell’uomo quello che vorrei sapere,se potrei chiedere dei danni conseguenziali dal ritardo.
    Per esempio dal 1992 ad oggi io per apsettare la soluzione di questo problema sono stato pregiudicato perche ‘ i miei versamenti per la pensione sono fermi a 16 anni quelli che avevo quando intrapresi questa guerra con lo stato.
    Faccio presente che se non si definiva questo processo in tempi brevi non potevo versare nemmeno volontariamente,per assicurarmi una pensione dignitosa.
    Vorrei sapere se posso chiede alla corte europea dei diritti uomo il versamento per questi anni eccessivi di durata come versamenti per la pensione poiche’ un danno causatomi per il ritardo della Giustizia.

    Grazie
    Gabriele

  • Mary Corsi scrive:

    per AGOSTINO:
    la proposizione dell’istanza di indennizzo ex lege Pinto non pregiudica nulla in tema di impugnazioni, perchè non entra nel merito. Infatti, sia il vincitore che il soccombente possono agire per il riconoscimento di detto indennizzo. L’unico limite è quello temporale (ovvero entro 6 mesi dal passaggio in giudicato). Se ci sono già i presupposti, può tranquillamente agire.
    Art. 4. Legge 89/2001
    (Termine e condizioni di proponibilita’)
    1. La domanda di riparazione puo’ essere proposta durante la pendenza del procedimento nel cui ambito la violazione si assume verificata, ovvero, a pena di decadenza, entro sei mesi dal momento in cui la decisione, che conclude il medesimo procedimento, e’ divenuta definitiva.

  • agostino scrive:

    Salve. avrei due domande da sottoporre. Ho presentato un ricorso al tar piemonte nell’anno 2002. Nel mese di giugno dopo ben tre istanze di prelievo presentate nel corso dei vari anni, è stata depositata la sentenza peraltro di rigetto del ricorso.
    Per poter richiedere il risarcimento previsto dalla Legge Pinto posso incaricare da subito un legale o devo aspettare che la sentenza del tar diventi irrevocabile, quindi attendere la notifica della stessa (1 anno e 45 giorni)? Inoltre, l’attivazione delle procedure previste dalla legge Pinto mi pregiudicheranno la possibilità di impugnare il provvedimento presso il Consiglio di Stato? Grazie

  • Mary Corsi scrive:

    per FRANCESCO:
    non deve far altro che rivolgersi ad un avvocato che le è necessario per la presentazione del relativo ricorso.

  • Francesco scrive:

    Salve,mio nonno aveva inziato un ricorso per ottenere la pensione di guerra,ancora la corte dei conti di palermo non si è pronunciata,acji devo notificare il ricorso Legge pinto (min Ec. e finanze o Pres del consiglio?
    Inotre è conpetente la corte di appello di Palermo trattandosi di nandempienza della corte dei conti sempre di palermo? Grazie

  • firefox scrive:

    In merito alla legge Pinto volevo precisare e nel contempo avere “lumi” in merito, che a mia moglie è stato riconosciuto dalla Corte d’Appello di Torino un indennizzo come equa riparazione di XXXXXX Euro il 22/12/08.

    L’Avvocato dopo i tempi tecnici ha provveduto a chiedere “copia esecutiva” di tale decreto per procedere al recupero di tale somma ad oggi mai pagata.

    Ho telefonato personalmente all’Ufficio contabilità della Corte di Torino dove il responsabile Dott. XXXXX mi ha candidamente confidato che manca la copertura finanziaria ed entro il 2009 saranno liquidate solo le sentenze emesse sino a marzo 2008.

    Che dire?

    Il cittadino purtroppo ha sempre il coltello dalla parte sbagliata…oltre al danno la beffa!!

    Saluti

  • Mary Corsi scrive:

    per MAURO:
    dipende da Lei. Chieda al Suo avvocato di contattare gli uffici preposti per conoscere i tempi di pagamento. Possono essere giorni come mesi. O aspetta, o agisce esecutivamente.

  • mauro scrive:

    grazie per la risposta cosa intende per notevolmente e a chi mi posso rivolgere.un saluto e tante grazie.da mauro

  • Mary Corsi scrive:

    per MAURO:
    il decreto è immediatamente esecutivo, ciò vuol dire che lo stato dovrebbe pagare subito. Se i tempi si allungano notevolmente può procedere con l’esecuzione forzata.

  • mauro scrive:

    ciao a tutti lo stato è stato condannato al risarcimento per i tempi eccessivi ho mandato i dati per l accredito e sono passati 2 mesi qualcuno sa quali sono i tempi di legge per definire la cosa grazie

  • Mary Corsi scrive:

    per TERESA:
    no. C’è una specifica tabella che prevede le Corti d’appello competenti. Per il Tribunale di Nola, facente parte del distretto di Napoli, la Corte d’Appello competente è quella di ROMA.
    Vi allego la tabella:

    DOVE PRESENTARE LE DOMANDE

    Il processo si è svolto in un Ufficio giudiziario facente parte del distretto della Corte di Appello di:

    La domanda di equa riparazione per eccessiva durata del processo si propone alla Corte di Appello di:

    Roma > Perugia

    Perugia > Firenze

    Firenze > Genova

    Genova > Torino

    Torino > Milano

    Milano > Brescia

    Brescia > Venezia

    Venezia > Trento

    Trento > Trieste

    Trieste > Bologna

    Bologna > Ancona

    Ancona > L’aquila

    L’aquila > Campobasso

    Campobasso > Bari

    Bari > Lecce

    Lecce > Potenza

    Potenza > Catanzaro

    Cagliari > Palermo

    Palermo > Caltanissetta

    Caltanissetta > Catania

    Catania > Messina

    Messina > Reggio Calabria

    Reggio Calabria > Catanzaro

    Catanzaro > Salerno

    Salerno > Napoli

    Napoli > Roma

  • teresa scrive:

    mi può spiegare qual è la Corte d’appello competente? per esempio se il giudizio si è svolto a Nola è competente la corte d’appello di Napoli?

  • Mary Corsi scrive:

    per GABRIELE:
    la legge pinto si applica esclusivamente ai procedimento civili, penali e amministrativi troppo lunghi, a prescindere dal merito. Premesso che non ho compreso esattamente l’iter di tutta la faccenda, se Lei è in causa dal 1992, sicuramente ci sono gli estremi per ottenere un indennizzo. Dieri che è il caso di rivolgersi ad un legale quanto prima. Saluti

  • gabriele scrive:

    Mi scuso vorrei sapere se posso chiamare ai danni la mia ex amministrazione perche’
    con tutto questo ritardo sono stato fortemente pregiudicato ai fini di versamenti per la pensione poiche’ non definendosi la mia posizione in tempi brevi io non potevo versare contributi prima di avere la mia posizione definita in tempi ragionevoli,percui oggi mi trovo solo con i contributi versati prima dell’accaduto circa 16 anni,con note di qualifica sempre di OTTIMO.
    Vorrei sapere dato questo gran ritardo se possono essere obbligAti a darmi almeno i versamenti per la pensione per questi anni di ritardo.

    Nell’attesa di una risposta Cordiali Saluti
    Gabriele

  • gabriele scrive:

    Carissimi Mi chiamo Gabriele vorrei sapere se tutto cio’ che mi fecero e legale oppure e illegale.
    1º io fui tenuto dalla mia amministrazione in sospenzione cautelare 5 anni e 6 mesi
    per reato estraneo alle mie funzioni.
    2º mentre ero in sospenzione cautelare contrassi matrimonio,feci domada per gli assegni faminilari ma ebbi solo silenzio,dopo un anno mi naque una figlia,feci una seconda domanda per gli assegni familiari per la figlia ed ebbi ancora una volta
    silenzio,loro mi davono solo il 50º per cento dello stipendio.
    3º fui destituito di diritto perche’ ritenuto colpevole di detenzione spaccio e consumo di sostanze,faccio presente che dalla data della sentenza definitiva della cassazione invece di passare 180 giorni come diceva la legge nel 1990 di giorni ne passarono ben 545 cioe’ il triplo percui la delibera commissariale di destituzione dobrebbe considerarzi inesistente perche emessa molto in ritardo.
    4ºFaccio presente che vie’ una legge che dice che un tossicodipendente condannato che intraprende una cura riabilitativa deve avere la salvagnardia del posto di lavoro.
    5º io fui affidato ai servizi sociali con esito positivo, ma quando arrivai al ricorso nel 1999 al Tar mi fu’ respinto lo steso,percui dove si evidenzia la buona fede da parte della amministrazione e la ragionevolezza della stessa.
    Faccio presente che tutto questo mio procedimento dura dal 1992 ad oggi poiche’ ancora si incontra ALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO.
    6 Faccio presente che gia’ dal 1994 la mia pena era stata dichiarata estinza
    INCLUSIVAMENTE LA PENA ACCESSORIA,considerato che il reato non era ne’ Concussione,ne’ Associazione Mafiosa,ne Pedofilia,ne’falsificazione di documenti,
    non riesco a comprendere tutto questo Accanimento affinche’ perdessi il mio posto di lavoro di misero archivista dattilografo,non Direttore Generale.

    Grazie
    Gabriele
    n.b. Guando poi abbiamo gente nel governo
    Riabilitate come me che occupano posti di molta
    responsabilita’

  • Mary Corsi scrive:

    per Giuseppe:
    premesso che la legge Pinto è applicabile anche alle procedure fallimentari, la Cassazione ha chiarito, però, che il fallimento è una procedura complessa. Pertanto, spesso, i ritardi non sono dovuti alla lentezza della macchina della giustizia, ma a problematiche oggettive che non dipendono da nessuno e, quindi, non sono indennizzabili. Altre volte, invece, il ritardo nella chiusura può dipendere dal curatore fallimentare, con sua precisa responsabilità. Bisogna valutare con attenzione ogni singolo passaggio della procedura e stabilire se vi sono responsabilità e a chi sono imputabili (con accesso alla documentazione), ed agire di conseguenza. Se il Suo legale Le ha detto di attendere avrà avuto buoni motivi. Comunque, laddove vi sia la certezza della responsabilità statale, può agire con ricorso anche prima della chiusura del fallimento.

  • giuseppe scrive:

    buona sera mi chiamo giuseppe l’azienda per cui lavoravo ( camst catering line) “di palermo” nel 1992 mese di settembre falliva e da all’ora sono trascorsi diciasetteanni e ancora oggi non si parla di chiudere il fallimento, sono iscritto al ruolo come altri circa 30 lavoratori guando andiamo dall’avvocato o dal giudice ci danno sempre delle risposte evasive.il Ns avvocato dopo averci fatto pagare una quota per attingere alla legge pinto a distanza di circa nove mesi non e stata presentata nessuna domanda dice che lo fara dopo che si chiude il fallimento. domanda cosa dobbiamo fare? distinti saluti

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