Bamboccioni: la Cassazione stila una guida

I figli non vanno via di casa, neppure a trenta anni. E non solo: molti di loro trascinano i genitori in tribunale con richieste e pretese davvero assurde. A fronte delle numerose pronunce in questo senso, la Corte di Cassazione ha stilato un promemoria dedicato ai genitori, con dei consigli su come comportarsi nei confronti dei figli. L’Italia è un paese “sui generis” in tal senso: rispetto ad altre realtà europee, i ragazzi raggiungono tardissimo l’indipendenza economica, e rimangono a casa con i genitori anche oltre i trenta anni. L’appellativo “bamboccione” coniato qualche tempo fa da un ministro, disegna una

I figli non vanno via di casa, neppure a trenta anni. E non solo: molti di loro trascinano i genitori in tribunale con richieste e pretese davvero assurde. A fronte delle numerose pronunce in questo senso, la Corte di Cassazione ha stilato un promemoria dedicato ai genitori, con dei consigli su come comportarsi nei confronti dei figli.

L’Italia è un paese “sui generis” in tal senso: rispetto ad altre realtà europee, i ragazzi raggiungono tardissimo l’indipendenza economica, e rimangono a casa con i genitori anche oltre i trenta anni. L’appellativo “bamboccione” coniato qualche tempo fa da un ministro, disegna una situazione tutta italiana che chiama in causa anche i giudici della Suprema Corte.

Ecco una serie di “consigli” stilata per aiutare i genitori a discernere quando le richieste dei figli sono legittime, e quando invece sono assolutamente campate in aria. Innanzitutto, secondo la Corte, i ragazzi fuori corso all’Università sono colpevoli in prima persona del “mancato guadagno” e se non riescono a completare gli studi è bene che trovino un lavoro per rendersi indipendenti, senza gravare sui genitori. In poche parole, non hanno diritto al mantenimento.

Sono previste anche le eccezioni: se un figlio svolge un lavoro non consono alle proprie aspirazioni ha diritto ad essere mantenuto ancora dai genitori fino a quando non ne trova uno adeguato, e lo stesso si verifica nel caso in cui un figlio ha subito la separazione dei genitori e ne è rimasto traumatizzato. Se invece un figlio ha compiuto diciotto anni ed è stato assunto da un mese con un contratto a tempo indeterminato (compreso il patto in prova di sei mesi) i genitori possono interrompere il mantenimento senza alcun problema. Insomma, basta dimostrare che potenzialmente il figlio può conseguire l’autonomia dal punto di vista economico. E’ interesse dei genitori provare che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica: in questo modo cessa l’obbligo di mantenimento.

La Corte di Cassazione ha detto stop al mantenimento nei confronti di una trentaquattrenne che, pur essendo stata assunta come segretaria presso uno studio di commercialista, ma continuava a dipendere economicamente dai genitori. La ragazza infatti non aveva provato di trovarsi in una situazione che non le permetteva una indipendenza economica. Questo tema suscita vivaci polemiche, poiché investe i punti di vista dei genitori e dei figli, da sempre in “rotta” generazionale. Voi cosa ne pensate?

Una risposta

  1. ANTONIA ROSSI

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