Ebbrezza: per la confisca non è necessaria l’intestazione.

Sì alla confisca anche se il mezzo appartiene a terzi, ma vi è costante utilizzo.

Chi contesta la rigidità della norma che prevede la confisca del mezzo in caso di accertamento del reato di guida in stato di ebbrezza (ex art. 186, comma 2, lett c. del codice della strada),  dovrà prendere atto di un interpretazione ancora più restrittiva data dalla Corte di Cassazione.

Ricordiamo come la disciplina relativa prevede che “Con la sentenza di condanna ovvero di applicazione della pena a richiesta delle parti, anche se e’ stata applicata la sospensione condizionale della pena, e’ sempre disposta la confisca del veicolo con il quale e’ stato commesso il reato ai sensi dell’articolo 240, comma 2, del codice penale, salvo che il veicolo stesso appartenga a persona estranea al reato. Il veicolo sottoposto a sequestro può essere affidato in custodia al trasgressore. La stessa procedura si applica anche nel caso di cui al comma 2-bis”.

Sul concetto di appartenenza si è tanto detto. Tutti, me compresa, ritenevano che si dovesse riferire al dato fattuale di “proprietà” o “intestazione”.

La Suprema Corte, con la sentenza n. 20610 depositata lo scorso 1° giugno, ha invece interpretato il termine “appartenenza” prescindendo dal dato di pura forma, concernente l’intestazione del mezzo, ma avvolge anche il giudizio relativo alla concreta situazione di fatto desumibile dalla ricostruzione della vicenda ( in tal caso il motoveicolo intestato alla madre era condotto dal figlio).

La Corte afferma che il legislatore, nella redazione dell’art. 186 CdS, è impropriamente ricorso all’utilizzo di una fraseologia atecnica, cioè ha ritenuto di poter proficuamente usare un verbo (“appartenga”), il quale non trova alcun riscontro normativo e che, essendo concettualmente ben differente da istituti quali “proprietà” od “intestazione” – non risulta né assimilabile, né, tanto meno sussumibile nelle categorie che tali espressioni mirano ad indicare.

Detta approssimazione terminologica ha fornito il destro agli ermellini per fornire una interpretazione del termine utilizzato, che  privilegia l’aspetto fattuale e materiale rispetto a quello formale e giuridico.

Ovvero, diversamente da quanto affermato precedentemente conla sentenza 11791/2010 della VI sezione, che stabiliva il principio di escludere l’esecuzione della confisca se il mezzo fosse intetstato a terzi, nella fattispecie l’attenzione del Collegio si è incentrata sull’effettività e consistenza reale del rapporto di fatto fra il veicolo ed il soggetto che lo ha utilizzato in condizioni psico-fisiche alterate.

E’ data, in questo modi, rilevanza alla concreta situazione di possesso materiale da parte dell’indagato la quale travalica il concetto di mera detenzione.

La Corte ha, infatti, affermato che la situazione (intermedia fra la detenzione e la proprietà del bene) così descritta dal legislatore, finisce, quindi, per prescindere in toto dal profilo prettamente formale, ben potendo prevalere su di esso.

Nel caso di specie si è ritenuto opportuno accordare preferenza alla realtà rispetto all’apparenza, poichè la non giovane età della madre intestataria del mezzo doveva ritenersi situazione soggettiva incompatibile con un utilizzo costante dello stesso.

In parole povere, se si accerta che il mezzo, ancorché intestato a terzi, è materialmente e costantemente utilizzato da chi commette il reato di guida in stato di ebbrezza, si applicherà la confisca in caso di condanna, sussistendo una una signoria sulla cosa…dell’imputato..al momento del fatto”.

 

2 Commenti

  1. Avv. Mary Corsi
  2. ale

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