Alunni bocciati: non bisogna prendersela con il professore

E’ tempo di esami e scrutini scolastici, che impegnano studenti e professori nell’ultimo sprint finale prima delle (meritate) vacanze. Non poteva mancare, a questo proposito, una pronuncia della Corte di Cassazione. I giudici della Suprema Corte si sono trovati davanti ad un caso che è sempre più frequente nelle aule italiane, e che crea conflitti e tensioni da parte di docenti, alunni (e genitori). Di fronte alla bocciatura di un alunno, i genitori non possono prendersela con il professore. La Corte di Cassazione ha per questo condannato per il reato di ingiuria una mamma colpevole di aver inviato alla professoressa

E’ tempo di esami e scrutini scolastici, che impegnano studenti e professori nell’ultimo sprint finale prima delle (meritate) vacanze. Non poteva mancare, a questo proposito, una pronuncia della Corte di Cassazione. I giudici della Suprema Corte si sono trovati davanti ad un caso che è sempre più frequente nelle aule italiane, e che crea conflitti e tensioni da parte di docenti, alunni (e genitori).

Di fronte alla bocciatura di un alunno, i genitori non possono prendersela con il professore. La Corte di Cassazione ha per questo condannato per il reato di ingiuria una mamma colpevole di aver inviato alla professoressa del figlio una lettera nella quale la accusa di non aver tenuto conto dei progressi scolastici del ragazzo, e che addirittura non è degna si avere tra i suoi alunni un ragazzo come F. L’insegnante, dal canto suo, ha esposto denuncia.

I giudici della Cassazione le hanno dato ragione, convalidando la pronuncia di primo grado in suo favore. La madre dell’alunno bocciato ha sostenuto di essersi lasciata andare ad un semplice sfogo verso la docente, non avendo alcuna intenzione di procurarle un offesa. La sentenza in questione è la n. 21264/2010, ed è emessa dalla quinta sezione penale.

Aldilà del singolo episodio qui raccontato, la decisione della Corte suscita qualche riflessione. Si dice che la scuola italiana è un’istituzione ormai in piena crisi: i docenti hanno perso autorità e le loro decisioni (un tempo non lontano quasi insindacabili) ora devono lasciare il passo a compromessi e “sfoghi” personali da parte di genitori scontenti.

Ma mi chiedo: chi è mai stato contento della bocciatura inflitta ad un figlio? Un tempo però la si accettava, la si rielaborava, magari si dava una punizione esemplare al figlio non proprio diligente. Oggi no, il prof non conta nulla, magari non è stato bravo a spiegare la sua materia. Teniamoci anche questa, ma dov’è finito quel timore reverenziale che un tempo si aveva verso i propri insegnanti? E perché molti genitori si rendono complici delle malefatte dei figli, assecondando i loro vizi? Ai posteri l’ardua sentenza…

Una risposta

  1. Elvio Petrecca

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