Facebook: legge e privacy

Cominciano i primi problemi, dovuti all’enorme tasso di crescita di utenti. Facebook, il social network con il più alto numero di iscritti al mondo (ben 150 milioni) già da un po’ di tempo è diventato un fenomeno sociale.

Partono le polemiche sulle prime restrizioni da parte dell’amministrazione di FB che risultano, da una parte, rigidissime (vedi la rimozione delle foto di seni che allattano) e dall’altra placidamente tolleranti su canti di lode a capomafia come Toto’ Riina, o alle Brigate Rosse.

Non erano sorte discussioni sino a quando Facebook non aveva censurato immagini o gruppi considerati contrari alla morale pubblica, o a valori riconosciuti di primaria importanza. In questo modo, in effetti, si sono ravvisati elementi di parzialità, con l’accusa agli amministratori di aver svolto valutazioni di carattere soggettivo non da tutti condivise.

Ora, o su Facebook viene consentito tutto, in ossequio ai principi di massima espressione della propria libertà di manifestazione del pensiero, oppure i controlli debbono essere seriamente regolamentati, con chiare regole su cosa possa essere pubblicato e cosa no.

Ovviamente l’impresa è piuttosto ardua, posta la diversità di regole e tipizzazione dei reati nei vari paesi.

Quanto al singolo cittadino, si sono sollevate polemiche sulla gestione della privacy degli utenti e sull’autonomia che questi possano avere, ovvero l’eventuale poco rispetto che Facebook avrebbe nei confronti dei dati personali, che gli utenti sottoscrivono e diffondono attraverso il social network.

A seguito di un’indagine svolta da Channel 4, si è rilevato come sia difficile cancellare il proprio account da Facebook e tutti i dati presenti per chi voglia dileguarsi dalla community. Molti dei dati inseriti vengono, infatti, mantenuti in vita anche dopo che un account è stato disattivato, così che sia più facile eventualmente riattivarlo. Chi volesse cancellare ogni traccia della propria presenza su Facebook, dunque, dovrebbe eliminare manualmente ogni foto che lo ritrae, anche dai post scritti prima di disattivare il proprio account. Questo accade per chi, spontaneamente, si sia iscritto.

Quando, invece, si pubblicano foto di persone ignare?

A Torino si è verificato il primo caso di violazione della privacy. Alcuni dipendenti di una struttura sanitaria (si parla di infermieri) avrebbero fotografato colleghi e pazienti ricoverati con videotelefonini nel corso di alcune pause di lavoro.

Le fotografie sono state pubblicate su alcuni gruppi di discussione, alcune ritoccate con Photoshop, e riportano frasi offensive per la dignità della persona umana di alcuni pazienti. Si tratta di un episodio grave, cui potrebbero adombrarsi implicazioni di tipo giuridico, psicologico e sociologico.

Un altro aspetto molto curioso e che potrebbe interessarmi direttamente, è la possibilità di effettuare notifiche ufficiali su facebook. E’ accaduto in Australia. Due coniugi, nel mirino degli avvocati che da tempo erano sulle tracce della coppia per la notifica dell’ingiunzione di pagamento per un recupero dei crediti, si sono rivolti alla Corte Suprema del Territorio di Canberra, la quale, con una decisione senza precedenti, ha dichiarato che quelle notifiche possono essere considerate valide anche se consegnate su Facebook, dove la coppia aveva, per un certo periodo, attivato i due profili.

L’unica attenzione richiesta dai giudici è che, oltre alla notifica su facebook, i documenti in questione fossero notificati anche all’ultimo indirizzo e-mail e all’ultimo indirizzo fisico noto dei due.

Ritengo che in Italia, oltremodo garantista, la strada sia particolarmente tortuosa in merito. Ma non dispero.

Mary Corsi

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