Le nuove norme sull’antiriciclaggio

Questo articolo, elaborato dall’avv. Clara di Pillo, nasce dall’esigenza di fornire un momento di riflessione sull’evoluzione della normativa di attuazione della Direttiva 2005/60/CE (III Direttiva Antiriciclaggio) che detta le regole per la prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo.

Norme sull’antiriciclaggio

Il principio cardine del D.Lgs. n. 231 del 2007, è quello di adottare misure più restrittive relativamente all’uso del contante e di mezzi di pagamento al portatore finalizzato al riciclaggio di denaro di provenienza illecita. Il denaro contante, infatti, è per antonomasia il mezzo di pagamento meno tracciabile e, quindi, il più sicuro per chi è dedito al riciclaggio del denaro e al suo reinvestimento in attività illecite.

Le nuove disposizioni hanno un ambito di applicazione più circoscritto non solo in termini di soglia ma anche rispetto ai soggetti abilitati; infatti, il comma 1, dell’art. 49 del D.Lgs. n. 231/07 dispone che, a decorrere dal 30 aprile 2008, è vietato il trasferimento tra soggetti diversi di denaro contante o titoli al portatore, quando il valore dell’operazione, anche frazionata, è complessivamente pari o superiore a 12.500,00 euro (limite così aumentato dal D.L.112/2008).

Per operazione frazionata s’intende un’operazione unitaria sotto il profilo economico, di valore pari o superiore ai limiti stabiliti dal presente decreto, posta in essere attraverso più operazioni, singolarmente inferiori ai predetti limiti, effettuate in momenti diversi e in un circoscritto periodo di tempo fissato in sette giorni, fermo restando la sussistenza dell’operazione frazionata quando ricorrano elementi per ritenerla tale. (art. 1, comma 2).

Il trasferimento, tuttavia, può essere eseguito per il tramite di banche, istituti di moneta elettronica e Poste Italiane S.p.A.

Il divieto di utilizzare il contante per regolare operazioni commerciali e finanziarie o per compiere atti di acquisto, se non entro un determinato importo, è teso, pertanto, a limitare il più possibile la circolazione del denaro contante. Tale divieto è esteso anche alle operazioni a titolo gratuito (es. donazioni, prestiti tra parenti). Il denaro contante, in sostanza, potrà essere speso come meglio si crede, ma sempre nei limiti suesposti, al di fuori dei quali vige l’assoluto divieto di pagamenti in contanti. Peraltro, si deve evidenziare come per i pagamenti oltre il limite, non solo viga il divieto dell’utilizzo del contante, ma questi debbano essere effettuati, altresì, per mezzo di assegno non trasferibile, bonifici, quindi per mezzo di strumenti che risultino tracciabili. Le restrizioni imposte dalla normativa antiriciclaggio sono, indubbiamente, finalizzate a far sì che transazioni economiche di un certo rilievo siano condotte per il mezzo di intermediari finanziari, di modo che negli archivi da questi tenuti rimanga traccia dell’operazione economica intercorsa, diversamente da quanto avverrebbe utilizzando denaro contante o titoli al portatore. In sostanza, ogni cittadino è libero di depositare e di prelevare presso le banche e le Poste nonché presso gli istituti di moneta elettronica, qualsiasi somma di denaro contante, senza correre il rischio di incorrere in alcuna sanzione amministrativa. Le restrizioni suesposte hanno efficacia soltanto una volta che il denaro prelevato sia impiegato all’esterno delle banche nell’effettuazione di operazioni commerciali, finanziarie o di pagamenti con altri privati, sempre che sia superata la soglia.

TABELLA RIASSUNTIVA DELLE NOVITA’ SULL’ANTIRICICLAGGIO

In sintesi, le novità che il D.Lgs. n. 231/2007 ha introdotto sono le seguenti dopo la modifica attuata dal D.L  25 giugno 2008 n. 112

a. vietato il trasferimento di denaro in contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuata a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, quando il valore dell’operazione, anche frazionata, è complessivamente pari o superiore a Euro 12.500,00. Il trasferimento può, tuttavia, essere eseguito per il tramite di banche, istituti di moneta elettronica e Poste Italiane S.p.A.;

b. dal 30 aprile 2008 i moduli di assegni bancari e postali sono rilasciati dalle banche e da Poste Italiane S.p.A., muniti di clausola di non trasferibilità. Il cliente può richiedere, per iscritto, il rilascio di moduli di assegni bancari e postali in forma libera. Per ciascun modulo di assegno bancario o postale richiesto in forma libera ovvero per ciascun assegno circolare o vaglia postale o cambiario rilasciato in forma libera è dovuta dal richiedente, a titolo di imposta di bollo, la somma di 1,50 euro.

c. Gli assegni bancari e postali emessi per importi pari o superiori a Euro 12.500,00 devono recare l’indicazione del nome e della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità;

d. il limite oltrepassato il quale scatta l’obbligo di identificazione della clientela è stato innalzato da 12.500 € a 15.000 €;

e. il trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore tra soggetti non abilitati è stato portato a Euro 12.500 (anche nel caso di operazioni frazionate). Ciò significa che dal 25 giugno, qualora il pagamento sia pari o superiore complessivamente a 12.500,00 euro, non può essere regolato in contanti o titoli al portatore per più di una singola rata pari o superiore a tale limite;

f. dal 1° gennaio 2008 presso la Banca d’Italia è istituita l’Unità di informazione finanziaria per l’Italia (UIF) mentre è stato soppresso l’UIC (Ufficio Italiano Cambi);

g. non tutti gli adempimenti inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono sottoposti agli obblighi di individuazione e registrazione;

h.    è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria, che può variare da 5.000,00 a 50.000,00 Euro, nel caso di omessa istituzione dell’Archivio Unico Informatico (AUI).

i. le segnalazioni di operazione sospette devono essere inviate direttamente all’UIF o, in alternativa, agli Ordini Professionali, i quali a loro volta provvederanno a trasmetterle all’UIF;

j. il comma 6 dell’art. 36 del D.Lgs. n. 231/2007 dispone che i dati e le informazioni registrate ai fini della tenuta dell’Archivio Unico Informatico possano essere utilizzati, altresì, ai fini fiscali.

k. E’ stata  prevista una riduzione della Sanzione applicabile per l’omessa segnalazione delle operazioni sospette. In precedenza la misura della sanzione variava dal 5 al 50% dell’importo dell’operazione non segnalata. Ora l’art. 57 comma 4, prevede l’irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria dall’1 al 40% dell’importo dell’operazione non segnalata.

Per gli addetti all’intermediazione bancaria vige un triplice obbligo:

a.    Obbligo di adeguata verifica della clientela (art. 16). L’obbligo di verifica è disciplinato dagli artt. 18 e 19 del D.Lgs. n. 231/2007. In particolare, l’art. 18 prescrive di: 1) identificare il cliente e verificarne l’identità sulla base di documenti, dati o informazioni ottenuti da una fonte affidabile e indipendente; 2) identificare l’eventuale titolare effettivo e verificarne l’identità; 3) ottenere informazioni sullo scopo e sulla natura prevista del rapporto continuativo o della prestazione professionale; 4) svolgere un controllo costante nel corso del rapporto continuativo o della prestazione professionale.

b.    Obbligo di registrazione (art. 36). In base a tale obbligo, i professionisti devono conservare i documenti e registrare le informazioni acquisite per poter assolvere l’obbligo di adeguata verifica di clientela. Tali adempimenti sono funzionali a eventuali indagini relative a operazioni antiriciclaggio o al finanziamento del terrorismo che potranno essere effettuate dall’UIF (Ufficio Italiano Cambi) o da altra autorità competente. I dati e le informazioni ivi registrate sono sempre utilizzabili anche ai fini di eventuali controlli fiscali. Il legislatore ha previsto, altresì, un limite temporale di dieci anni per la tenuta e la conservazione dei documenti e dei dati richiesti per assolvere l’obbligo di adeguata verifica del cliente, nonché per la conservazione delle scritture e registrazioni inerenti alle operazioni effettuate per il cliente. Tale limite decorre dalla fine del rapporto continuativo con il cliente o dal momento in cui si è conclusa l’operazione professionale.

c.    Obbligo di segnalazione dell’operazione sospetta (art. 41). In primo luogo, è bene chiarire come tale obbligo non comporti una violazione del dovere del segreto professionale, penalmente sanzionata dall’art. 622 del c.p., poiché la segnalazione dell’operazione sospetta è imposta proprio dalla legge e, quindi, la fattispecie penale risulta scriminata. In base all’art. 41, 1 comma, del D.Lgs. n. 231/07 “i professionisti inviano una segnalazione sospetta quando sanno, sospettano o hanno motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo”.

Tale segnalazione deve essere inviata all’UIF.

La normativa antiriciclaggio mira, dunque, alla prevenzione e alla repressione del fenomeno del riciclaggio dei proventi di attività criminose nonché del finanziamento del terrorismo. Nell’ambito delle finalità preventive previste dall’anzidetta normativa, vi è quella di limitare incisivamente la circolazione del denaro contante e dei titoli di credito emessi in forma libera, nonché prevedere oneri in capo ai professionisti, quali adempimenti di identificazione, registrazione e segnalazione delle operazioni sospette. Le finalità repressive dovranno essere realizzate per mezzo della previsione di sanzioni amministrative e penali in caso di violazione degli obblighi suesposti.

La disciplina sull’antiriciclaggio, congegnata primariamente come uno strumento finalizzato a impedire il reimpiego del denaro proveniente da attività criminose, a seguito delle modifiche intervenute con il D. Lgs. n. 231 del 21 novembre 2007, diviene, altresì, un interessante strumento di controllo fiscale, soprattutto per mezzo del contenimento dell’utilizzo del contante e di pagamenti non tracciabili, opponendo così un freno legale al ricorso dei pagamenti effettuati in nero. Il che sul piano teorico si traduce in un valido tentativo di lotta all’evasione, da affiancare ai tradizionali indagini finanziarie e bancarie.

Clara Di Pillo

2 Commenti

  1. ivo
  2. Francesco

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