Facebook, attenzione ai commenti troppo audaci

Ormai questo social network sta spopolando, e non è solo un fenomeno da “ragazzini”. Data la sua enorme popolarità, è chiaro che si incomincino a riscontrare irregolarità e illeciti che toccano la privacy di alcuni utenti. Sulla vicenda che vi proponiamo il Tribunale di Monza è intervenuto con una pronuncia dello scorso 2 Marzo. Una storia d’amore tra ragazzi finisce. Lui non si rassegna, e approfitta di Facebook per “vendicarsi” della sua ex- fidanzata. Come? Aggiungendo come commento ad una foto della giovane qualche giudizio non proprio benevolo sul suo conto, riferendosi a caratteristiche psichiche, fisiche e gusti sessuali delle

Ormai questo social network sta spopolando, e non è solo un fenomeno da “ragazzini”. Data la sua enorme popolarità, è chiaro che si incomincino a riscontrare irregolarità e illeciti che toccano la privacy di alcuni utenti. Sulla vicenda che vi proponiamo il Tribunale di Monza è intervenuto con una pronuncia dello scorso 2 Marzo.

Una storia d’amore tra ragazzi finisce. Lui non si rassegna, e approfitta di Facebook per “vendicarsi” della sua ex- fidanzata. Come? Aggiungendo come commento ad una foto della giovane qualche giudizio non proprio benevolo sul suo conto, riferendosi a caratteristiche psichiche, fisiche e gusti sessuali delle quali era venuto a conoscenza proprio grazie alle informazioni che giravano sul social network.

La giovane nel ricorso ha dichiarato di essere stata lesa nell’onore e nella reputazione dalle parole scritte dall’ex fidanzato, e quindi per questo esige un risarcimento per i danni non patrimoniali che ha subito. Il tutto quantificabile nella cifra di 15 mila euro. E’ chiaro che la ragazza ha ricevuto un danno dalla condotta illecita del suo ex fidanzato, ma- come ha specificato il Tribunale- chi si iscrive a Facebook è consapevole delle enormi possibilità di relazione che tale social network offre, e nel contempo i rischi che si corrono per la riservatezza e la privacy.

L’abitudine di “taggare” (dall’inglese “tag”, che significa “etichetta”) offre la possibilità di diffondere e amplificare immagini e dati di più persone. La vicenda in oggetto, che è stata esaminata dai giudici, ha lasciato emergere due fattispecie di reato: l’ingiuria (prevista all’art.594 del codice penale), e la diffamazione (successivo art. 595).

In effetti, le considerazioni poco carine del giovane sono state divulgate su Facebook, e come tali fruibili da più persone. A quanto pare, anche i reati si adeguano ai tempi che corrono. Questa è la dimostrazione di come le mode e le abitudini si modificano nel tempo, ma il concetto di illecito resta tale. Attenti, quindi, a ciò che si scrive (spesso ingenuamente) sull’immenso contenitore di parole e immagini che è Facebook.

4 Commenti

  1. Avv. Mary Corsi
  2. celeste
  3. Avv. Mary Corsi
  4. Ugo

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