Sangue infetto: il Ministero responsabile sin dagli anni 60.

Il Ministero è responsabile fin dalla metà degli anni 60 per i contagi da sangue infetto.

Dopo le famose sentenze del 2008, molti Tribunali di merito hanno preso decisioni discordanti in merito al momento da cui far partire la responsabilità extra-contrattuale del Ministero della Salute, per i danni provocati dall’utilizzo di sangue infetto, nelle vaccinazioni ed emotrasfusioni.

La Cassazione parlava genericamente di anni 70. Ma quale anno, di preciso?

Finalmente è intervenuta la recente sentenza n. 20765 dello scorso 28.09.2009 dello scorso settembre, con la quale si chiarisce il seguente concetto: per le infezioni da epatite C, il cui test fu approntato solo nel 1989, il Ministero della Salute è responsabile sin dalla data di rilevazione diagnostica dell’epatite B e non dalla data di identificazione dei singoli virus.

“…Pertanto, discostandosi dalla precedente decisione a S.U. n. 11609/2005, hanno affermato che, essendo unico l’evento lesivo elemento imprescindibile per la causalità omissiva – derivabile in caso di contagio di una malattia virale attraverso la trasfusione di sangue- e cioè la lesione dell’integrità fisica (essenzialmente del fegato) – e non già tre eventi lesivi, corrispondenti agli agenti patogeni dell’HBV, dell’HIV e dell’HCV, poiché fin dai primi anni 70 era nota la contrazione dell’epatite B in conseguenza dell’assunzione di sangue infetto, già a partire dalla data di rilevazione diagnostica dell’epatite B e non più quindi dalla data di identificazione dei singoli virus della HBV, HIV ed HCV, e, cioè, rispettivamente da 1978, 1985 e 1988 – sussiste la responsabilità del Ministero della Sanità per aver omesso di dirigere, autorizzare e sorvegliare sulla circolazione del sangue e degli emoderivati, tanto più in un periodo in cui l’approvvigionamento proveniva anche dall’estero, rendendo in tal modo possibile la diffusione del contagio virale, a prescindere dal tipo di infezione contratta. Perciò, considerato inoltre che il pericolo di contagio attraverso la trasfusione del sangue era avvertito dal Ministero della Sanità già a metà degli anni 60, avendo con apposita circolare escluso dalla possibilità di donare il sangue coloro i cui valori delle transaminasi e delle GPT indicatori della funzionalità epatica – erano alterati rispetto ai ranges prescritti; che con circolari n. 1188 del 30.6.1971, 17 febbraio e 15 settembre 1972 lo stesso Ministero ha disposto la ricerca sistematica dell’antigene Australia (cui fu dato poi il nome di antigene di superficie del virus dell’epatite B) … è da ribadire la responsabilità del Ministero per qualsiasi contagio virale da emotrasfusione se ha omesso di sorvegliare che fosse accertata dalle strutture sanitarie addette al servizio di emotrasfusione la presenza dell’epatite B a decorrere dalla data di conoscenza del metodo per rilevarla, infatti sussiste in tal caso la sua colpevolezza per aver omesso di prevenire anche il possibile incremento delle probabilità del rischio di altre infezioni virali epidemiologicamente coincidenti con il virus dell’HBV e che pertanto non era inverosimile potessero derivare – secondo il principio per il quale un evento è da considerare causato da un altro se il primo non si sarebbe verificato in assenza del secondo, in base al criterio della cosiddetta causalità adeguata per il quale, all’interno della serie causale, gli eventi che appaiono, ad una valutazione “ex ante”, più probabili che non, alla luce della ricerca scientifica e della scienza medica e diagnostica evolutasi in quel periodo – e così cagionato l’aumento della probabilità di contagio anche da HCV e HIV, pur se all’epoca i marcatori per la rilevazione,- di queste infezioni non erano ancora disponibili.”. (Cass. Civile n. 20765 del 28.09.2009).

La Corte di Appello di Catania ha ritenuto che tale responsabilità possa configurarsi sin dal 1967, perchè la legge “disciplina sin dal 1967 i compiti di controllo del ministero relativi alla raccolta, preparazione, conservazione e distribuzione del sangue umano per uso trasfusionale“.

Il provvedimento citato dalla Corte è la legge n. 592 del 1967, il cui articolo 1 “attribuisce al ministero le direttive tecniche per l’organizzazione, il funzionamento ed il coordinamento dei servizi inerenti alla raccolta, preparazione, conservazione e distribuzione del sangue umano per uso trasfusionale, alla preparazione dei suoi derivati e ne esercita la vigilanza“, ed il cui articolo 21 impone invece al Ministero “il compito di autorizzare l’importazione e l’esportazione di sangue umano e dei suoi derivati per uso terapeutico“.

La Corte di Appello di Milano, con sentenza n. 1568/09 afferma: “ … il rischio di contagio da sangue sarebbe stato noto, nella letteratura scientifica, sin dalla data di conoscenza dell’epatite B, quindi, quantomeno, dal 1966. Le trasfusioni nel caso in esame risalirebbero al 1974, periodo nel quale, pertanto, il rischio commesso all’uso del sangue sarebbe stato noto. […] La Corte di Cassazione ha, infatti, riconosciuto la piena responsabilità del Ministero della Salute per il contagio dei virus HIV e HCV a partire dalla scoperta del virus dell’epatite B, ossia dal 1965. Tale decisione pertanto conferma in toto la statuizione, sul punto, del Giudice del Tribunale di Milano, la quale viene pertanto condivisa e confermata da questa Corte”.

Secondo il Tribunale  Milano,  sez. X 16 ottobre 2009 n. 12311:“La circostanza che, all’epoca delle emotrasfusioni (novembre 1977) la scienza medica non avesse ancora individuato il virus dell’epatite “C” e che non fossero disponibili i test per accertare la presenza dello stesso virus nel sangue, non esime il Ministero da responsabilità. Infatti, già da allora (dagli anni 70) era noto ai medici che il sangue infetto veicolava virus responsabili del contagio di epatiti e, già da allora era in uso presso numerosi centri trasfusionali la prassi medica, ancorché normativamente non prevista, di sottoporre i donatori ad attento esame anamnestico che consentisse l’esclusione dei donatori infetti, e già da allora era in voga la cautela consistente nel sottoporre i donatori di sangue ad analisi cliniche, che accertassero i loro livelli di transaminasi nel sangue, il cui eccesso, come è noto, può essere indice ed in molti casi è indice di epatiti da virus a trasmissione sessuale o per via parentale. L’adozione di dette cautele conduceva a risultati del tutto incoraggianti per i centri trasfusionali, consentendo di escludere il contagio fino ai 60% dei casi dei donatori infetti.”. 

Lo studio ha incardinato cause di risarcimento per oltre 9 milioni di euro.

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Questo articolo ha 10 commenti

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    Il problema relativo all’anno di trasmissione virus è ancora dibattuto in giurisprudenza. Addirittura alcuni giudici di merito continuano a sostenere che la responsabilità ministeriale decorre dal 1978, anno di scoperta del virus B. Sostenere una responsabilità ante primi anni ’70 è un grosso rischio. Tra le sentenze a favore vi è quella del Tribunale d Milano n. 5801 del 17 maggio 2012 che condanna il Ministero per trasfusione del 1968. Valuta tu.

  • marco avv. meduri scrive:

    Buonasera Collega,
    io ho affrontato una causa di risarcimento per un mio cliente che ha contratto l’infezione epatite cronica HCV in occasione di una trasfusione nel luglio del 1966. La sentenza di primo grado è stata di rigetto malgrado io abbia citato tutta la giurisprudenza a favore. Ci potrebbero essere gli estremi per proporre appello ? Grazie
    Marco Meduri

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    la raccomandata è bene inviarla il prima possibile, deve contenere espressa richiesta di risarcimento danni e messa in mora. La problematica sull’eventuale risarcimento potrebbe essere collegata all’anno di contrazione del virus, poiché non vi è certezza in merito all’anno da cui far decorrere la responsabilità ministeriale.

  • Loredana scrive:

    Buongiorno Avv. Mary Corsi,
    mia suocera ha contratto l’epatite c con una trasfusione di sangue durante il parto avvenuto il 14 dicembre 1967.
    Abbiamo scoperto il contagio 2 anni e mezzo fa e stiamo aspettando di essere chiamati per la visita dal CMO. Nel frattempo vorrei capire cosa scrivere nella lettera raccomandata al Ministero…
    Siamo di Milano, secondo lei ci sono speranze di vincere una causa di risarcimento?
    Grazie e buon sabato
    ldm

  • lucilla scrive:

    Gentilissima avv/ssa Corsi, La ringrazio vivamente per le sue risposte esaurienti.Vorrei dirle che,sono fiduciosa per quanto riguarda la data dell’infezione,e,come recita un articolo di questo blog,la reità del Ministero è con ogni probabilità,da risalire sin dagli anni 60/65.Se davvero,come credo,la giustizia alfine vince,spero di vederne la mia vittoria.Cordialissimi saluti,e,graziemille di tutto.Lucilla.

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per LUCILLA:
    non mi aveva parlato di aver fatto causa di risarcimento. Se è così, non Le resta che attendere la Sentenza.
    Poi però parla di causa per la rivalutazione che è tutt’altra cosa da non confondere con il risarcimento.
    In ordine alla Sua domanda mi è davvero impossibile rispondere. Si vince se si prova il nesso causale, la responsabilità, se non è caduto in prescrizione, etc etc. Non saprei dirLe nulla nemmeno se leggessi tutti gli atti di causa (bisogna valutare come si difende il ministero, l’orientamento del giudice).
    Posso darLe solo un parere di massima e, se l’azione civile è stata, come credo, ben elaborata da Suo avvocato, l’unico problema potrebbe esere la data di infezione e la responsabilità addebitabile al Ministero, poichè per alcuni giudici esso risponde per i contagi dal 1978 in poi.

  • lucilla scrive:

    Avv. Mary Corsi :per LUCILLA:non vi è mai certezza in Tribunale. Tutto può accadere.Per quanto riguarda il Suo caso, riterrei, putroppo, che non abbia possibilità:1. certamente varrebbe la pena provare, quanto alla data di contrazione del virus, anche se molti Tribunali interpretano la Cassazione in maniera differente (resp. dai primi anni 70, o addirittura dal 78), e dunque, sarebbe difficile ottenere una sentenza positiva, ma non impossibile se non fosse che….2. il problema, nel Suo caso, è la prescrizione: non concordo con chi ha interpretato che il termine di 5 anni per far valere il proprio diritto debba riferirsi alla domanda di indennizzo (per la quale il Suo diritto sarebbe caduto in prescrizione); ma pur volendo ritenere che i 5 anni decorrano dalla notifica del verbale della CMO che attesta il nesso causale, siamo fuori ugualmente.A meno che, nel frattempo, non abbia sospenso tale prescrizione inviando una lettera raccomandata al Ministero…

    GentileAvv..Corsi,grazie per la sua tempestiva risposta.Devo dire però che,e perdoni l’ignoranza,non hò capito a cosa si riferisce con il termine “prescrizione”Le spiego:nel 2000 hò ricevuto i benefici della legge 210/92, ( La domanda nel 1999),in seguito nel 2004 feci domanda per il risarcimento.Stando alle tabelle del limite dei 5 anni,io non dovrei essere prescritta.Inoltre per la rivalutazione,attualmente ,il Ministero appellante mi rimanda ad aprile 2011.Spero di essere stata chiara.Se vorrà di nuovo delucidarmi,le sarei veramente grata. Cordiali saluti.Lucilla

  • Avv. Mary Corsi scrive:

    per LUCILLA:
    non vi è mai certezza in Tribunale. Tutto può accadere.
    Per quanto riguarda il Suo caso, riterrei, putroppo, che non abbia possibilità:
    1. certamente varrebbe la pena provare, quanto alla data di contrazione del virus, anche se molti Tribunali interpretano la Cassazione in maniera differente (resp. dai primi anni 70, o addirittura dal 78), e dunque, sarebbe difficile ottenere una sentenza positiva, ma non impossibile se non fosse che….
    2. il problema, nel Suo caso, è la prescrizione: non concordo con chi ha interpretato che il termine di 5 anni per far valere il proprio diritto debba riferirsi alla domanda di indennizzo (per la quale il Suo diritto sarebbe caduto in prescrizione); ma pur volendo ritenere che i 5 anni decorrano dalla notifica del verbale della CMO che attesta il nesso causale, siamo fuori ugualmente.
    A meno che, nel frattempo, non abbia sospenso tale prescrizione inviando una lettera raccomandata al Ministero…

  • lucilla scrive:

    gent..avvocati,vorrei un vostro parere se,vi è la certezza di essere nel diritto al risarcimento. Sono stata trasfusa nel lontano marzo 1969,a 21 anni.Percepisco l’indennizzo della legge 210/92,in 8″ categoria fin dall’anno 2000.Scoperta dell’epatite c cronica attiva nel 1993.Quali sono i miei diritti?Ringrazio sentitamente per le vostre risposte.Cordiali saluti,Lucilla

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