Il fallimento

In questo articolo vi spieghiamo in dettaglio che cos’è il FALLIMENTO, termine assai utilizzato e che spesso ricorre sulla stampa e nelle notizie giornalistiche. Il fallimento è una procedura concorsuale che ha come scopo quello di soddisfare coattivamente le ragioni dei creditori, posti in condizione di parità reciproca (par condicio creditorum), mediante la messa in liquidazione delle attività esistenti nel patrimonio dell’imprenditore insolvente.

La procedura fallimentare è compresa tra due atti ineliminabili: la sentenza dichiarativa di fallimento e il decreto di chiusura del fallimento.

Affinché il Tribunale dichiari il fallimento è necessario che sussistano due presupposti:

1) Presupposto soggettivo:
la natura di imprenditore commerciale privato e non  piccolo del debitore,  che sia in attività o che non abbia cessato l’esercizio entro l’anno

2) Presupposto oggettivo:
la sussistenza dello stato di insolvenza .

IL PRESUPPOSTO SOGGETTIVO

Sono soggetti alle norme sul fallimento gli imprenditori che esercitano un’attività commerciale.  Può trattarsi di imprenditore individuale o collettivo, cioè in forma di società di persone e di capitali.

Ne sono esclusi:

a) Gli enti pubblici

b) I piccoli imprenditori (i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i commercianti e coloro che esercitano un’attività professionale organizzata, anche in relazione al capitale investito, prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia). Il decreto correttivo della riforma delle procedure concorsuali, in vigore dal 1° gennaio 2008, abolisce ogni riferimento alla nozione di piccolo imprenditore. Per la dichiarazione di fallimento non occorre l’esercizio attuale di un’impresa, potendo esser dichiarato fallito l’imprenditore che ha cessato l’esercizio dell’impresa e quello defunto. Gli imprenditori che hanno cessato l’attività non possono essere dichiarati falliti, trascorso un anno dalla cancellazione dal registro delle Imprese, se lo  stato di insolvenza si sia manifestato anteriormente alla medesima o entro l’anno.

IL PRESUPPOSTO OGGETTIVO

L’insolvenza può essere definita come l’incapacità da parte dell’imprenditore, non transitoria, di far fronte ai propri impegni finanziari, alle regolari scadenze e con i normali mezzi di pagamento, determinata dalla mancanza dei mezzi necessari per effettuare i pagamenti dovuti e dall’impossibilità di procurarsi tali mezzi mediante il ricorso al credito. Il credito dell’impresa è pertanto, il parametro fondamentale ai fini della valutazione della sussistenza dello stato di insolvenza.La forma principale di manifestazione dello stato d’insolvenza dell’imprenditore è data da reiterati inadempimenti che costituiscono un grave e serio indizio delle difficoltà finanziarie dell’imprenditore. Tuttavia lo stato d’insolvenza non va confuso con l’inadempimento: vi può essere solvenza  ma inadempimento, se per esempio, l’imprenditore non si ritiene obbligato.

L’insolvenza può manifestarsi attraverso altri svariati indici quali:

a) La fuga, l’irreperibilità, la latitanza dell’imprenditore
b) La chiusura dei locali
c) Il trafugamento, la sostituzione o la diminuzione fraudolenta dell’attivo
d) Il suicidio o tentato suicidio dell’imprenditore
e) La pluralità dei procedimenti esecutivi avviati dai creditori, pignoramenti negativi
f) Il rifiuto da parte delle banche d’intrattenere rapporti di credito o commerciali con l’impresa
g) La svendita della merce sottocosto
h) Il ricorso all’usura

La procedura fallimentare non è applicabile all’imprenditore commerciale assoggettabile ad una procedura di liquidazione coatta amministrativa, né all’imprenditore che abbia fatto domanda di concordato preventivo.

INIZIATIVA PER LA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO (ART. 6 L.F.)

La sentenza dichiarativa di fallimento potrà essere pronunciata, ricorrendone i presupposti, dal Tribunale del luogo ove l’imprenditore ha la sede dell’impresa:

a) Su richiesta del debitore stesso
b) Su ricorso di uno o più creditori
c) Su istanza del pubblico ministero.

L’ISTANZA DI FALLIMENTO

Si tratta di una domanda rivolta al giudice del luogo in cui ha sede l’impresa del debitore affinché  questi, accertato lo stato di insolvenza dell’impresa, ne dichiari il fallimento. L’istanza di fallimento deve essere contenuta in un ricorso da depositare presso la cancelleria della sezione fallimentare del Tribunale nella cui circoscrizione l’imprenditore in stato di insolvenza ha la sede principale dell’impresa.

Il ricorso deve contenere i requisiti indicati nell’art. 125 c.p.c.

Ufficio giudiziario
Parti
Oggetto
Ragioni della domanda
Istanza
Data
Sottoscrizione del ricorrente oppure del difensore con procura.

Il creditore deve indicare la causa che ha dato origine al proprio credito ed indicare esattamente l’ammontare del credito stesso. In genere vengono evidenziati i tentativi di recupero della somma (lettere di sollecito, decreti ingiuntivi, pignoramenti, negativi), e si prospetta molto probabile lo stato d’insolvenza.

Al ricorso si allegano i documento comprovanti il credito, quali ad esempio:

a) Fatture
b) Atti relativi ad azioni di recupero
c) Visura commerciale e protesti

Al momento del deposito in Cancelleria l’istante deve allegare il contributo unificato per un importo di € 70,00 e marche per diritti pari ad € 8,00.

Informazioni tratte dal “Manuale operativo del RECUPERO CREDITI” edito da EXPERTA  edizioni



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Questo articolo ha 6 commenti

  • Cristiano Luiso scrive:

    Un articolo chiaro e molto stimolante. Anche sul sito http://www.ilfallimentarista.it ho trovato delle analisi e dei contributi d’autore molto interessanti sul diritto fallimentare, lo consiglio

  • claudia scrive:

    il tfr e le ultime tre mensilità posono essere recuperate grazie all’istituzione del fondo di garanzia dell’inps a cui bisogna inoltrare, corredata dai documenti comprovanti il credito, la relativa domanda

  • chiara scrive:

    se concessionario fallisce posso perdere auto già pagata per intero e ritirata da 3 mesi?
    grazie

  • giovanni scrive:

    Buonasera,propongo una domanda:e se io dipendente di un’azienda che chiude l’attivita’ con in arretrato 3 mensilita’ e TFR di 11 anni come faccio a prendere i soldi e soprattutto da chi?
    Grazie.

  • Gianello federico scrive:

    Buon giorno,
    Sono un artigiano in impresa familiare con mio figlio, settore idraulico,che ha aperto l’attività nel 2002, dopo la chiusura dell’azienda presso cui lavoravo. Sino al 2007 gli affari hanno avuto un buon andamento, lavoravamo per aziende che praticamente hanno chiuso. Nel 2008 abbiamo incontrato un fallimento di 22.000€ una insolvenza di 9.000, una di 15.000, e altre 45.000 € poi recuperati a singhiozzo. In ogni caso il lavoro c’è, abiamo fatturato più del 2007. Attualmente per salvare la nostra aziendina e far fronte al pgamento dei fornitori dobbiamo avvalerci di un credito di 80.000 € che non riusciamo ad ottenere. Abbiamo già una ingiunzione di un fornitore. Se dovessimo disgraziatamente fallire , quale sarebbe la strada più percorribile per non perdere la casa intestata a me e alla moglie? Grazie

  • cri scrive:

    Buonasera,propongo una domanda:e se io dipendente di un’azienda che chiude l’attivita’ con in arretrato 4 mensilita’ 13ma e TFR di 7 anni come faccio a prendere i soldi e soprattutto da chi?

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