Tradimento e separazione dei coniugi, ancora una sentenza

Se entrambi i coniugi violano i doveri che sono a fondamento del matrimonio, ai fini della pronuncia di addebito della separazione non rileva che uno dei due abbia tradito l’altro. Il giudice, secondo la Corte di Cassazione (sentenza n. 6697/2009), è tenuto a confrontare il comportamento e la condotta di entrambi i coniugi, prima di pronunciarsi sull’addebito della separazione. E’ importante, infatti, che si stabilisca quale delle condotte abbia determinato in maniera più rilevante la crisi di coppia, poi sfociata nella separazione. In capo al giudice si ravvisa un potere-dovere di accertamento (che deve essere il più rigoroso e obiettivo

Se entrambi i coniugi violano i doveri che sono a fondamento del matrimonio, ai fini della pronuncia di addebito della separazione non rileva che uno dei due abbia tradito l’altro. Il giudice, secondo la Corte di Cassazione (sentenza n. 6697/2009), è tenuto a confrontare il comportamento e la condotta di entrambi i coniugi, prima di pronunciarsi sull’addebito della separazione. E’ importante, infatti, che si stabilisca quale delle condotte abbia determinato in maniera più rilevante la crisi di coppia, poi sfociata nella separazione.
In capo al giudice si ravvisa un potere-dovere di accertamento (che deve essere il più rigoroso e obiettivo possibile) ed una complessiva valutazione della condotta dei due coniugi, in modo da stabilire se e in quale misura l’eventuale infedeltà di un coniuge possa aver determinato l’addebito della separazione, e se l’infedeltà stessa sia stata la causa della rottura coniugale. Oppure, al contrario, il tradimento può non aver inciso concretamente sulla convivenza tra i coniugi e sull’unità familiare.

Il caso di specie esaminato dalla Suprema Corte concerne una ex moglie, alla quale i giudici di merito avevano addebitato la colpa della separazione, per aver tradito il marito, una sola volta. Ma evidentemente i giudici della Corte di Cassazione sono stati più equi, avendo ritenuto molto più grave e compromettente il comportamento del marito, che per due anni aveva nascosto a sua moglie di essere incapace alla procreazione. Insomma, si tratta di contemperare interessi diversi, a volte opposti, e trovare un giusto bilanciamento.

Certo, l’infedeltà costituisce una grave violazione dei doveri alla base del matrimonio, ma lo sono anche altri comportamenti, altrettanto irrispettosi della dignità del coniuge, quale per esempio quello del marito protagonista della sentenza in oggetto. Tacere una situazione così grave (quale l’incapacità a procreare) per così tanto tempo lede la dignità del coniuge, compromettendo seriamente la serenità e l’unione della coppia.

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