4YOU e MYWAY: anche la Corte d’appello di Salerno ne dichiara l’inefficacia.

Nuova sentenza di secondo grado a favore del consumatore

Sempre più numerose le sentenze di merito a favore del consumatore, arrivano le prime decisioni di secondo grado. Dopo la sentenza della Corte di Appello di Lecce, anche la Corte di Salerno, in riforma del giudizio di primo grado, dichiara l’inefficacia di detti contratti, per eccessivo squilibrio a vantaggio della banca e non meritevolezza di tutela giuridica.

Ricordiamo come, tra le violazioni riscontrate nei piani finanziari denominati 4YOU e MyWay,  molti Tribunali e Corti dìAppello abbiano evidenziato come la mancanza di trasparenza si collega alla informativa fornita al cliente mediante il testo contrattuale (censurato dalla Autorità garante), che non rendeva sufficientemente chiaro il collegamento stretto fra finanziamento e investimento, specialmente nel caso di recesso, né con riguardo alla fase finale. Il piano finanziario in oggetto non può assolutamente essere qualificato come ‘previdenziale’, non consistendo affatto in un semplice accumulo di risparmio, bensì in un mutuo (non soggetto ad alcuna agevolazione fiscale) finalizzato ad una speculazione finanziaria dall’esito incerto per il cliente, e in ogni caso vantaggiosa per la Banca. La spiccata natura tecnica del contratto, e la sua inidoneità a fornire una visione globale del rapporto atipico da esso generato è stata d’altronde sottolineata dalla Autorità garante. A ciò si aggiunge la particolare natura del prodotto, oggetto tra l’altro di pubblicità ingannevole, e studiato ‘a tavolino’ da menti sopraffine per massimizzare la raccolta del risparmio (anche inesistente), che rendeva necessari –comunque al di là delle mere clausole contrattuali– i chiarimenti
ulteriori sopra indicati
.

L’Istituto bancario è chiaramente incorso nella violazione del dovere specifico di informativa previsto dall’art. 21 TUF, non avendo dato alcuna preventiva informazione sulla convenienza e adeguatezza dell’investimento rispetto al profilo finanziario del
proprio cliente; l’obbligo non è certamente assolto attraverso la consegna di fogli informativi contenenti clausole incomprensibili.

La  valutazione sull’adeguatezza dell’operazione, proprio in considerazione della  rischiosità del prodotto richiesto o presentato, costituisce un quid pluris rispetto al generale obbligo informativo di cui all’art. 28, II comma reg. CONSOB e, per tale ragione, deve essere più penetrante e raggiungere in modo più incisivo la sfera cognitiva del cliente. Ne deriva che l’obbligo di valutazione e di eventuale disincentivazione dall’investimento non viene meno, né è attenuato, nell’ipotesi di rifiuto del cliente di fornire  informazioni circa la personale propensione al rischio e la situazione finanziaria, prima della stipulazione del contratto di gestione e di consulenza. Né tale obbligo è ridotto dalla mera apposizione delle crocette relative alle conoscenze personali in ambito finanziario e con espressione così sintetica degli obiettivi di investimento, espressione del tutto disancorata dalla valutazione dell’operazione in concreto effettuata.

 

 

Di seguito il testo della sentenza:

 

CORTE D\’APPELLO DI SALERNO – 30 settembre 2009

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