Danno patrimoniale e danno non patrimoniale. Il danno morale esiste.

va risarcito il danno morale ed il danno esistenziale

A seguito delle famose sentenze della Corte di Cassazione a Sezioni Unite n. 26978/2008, sull’annosa questione del danno esistenziale, il legislatore è intervenuto con il D.P.R. 37/2009, sancendo che il danno biologico è diverso da quello morale.

Tale normativa (che riguarda essenzialmente le infermità da cause di servizio per il personale impiegato nelle missioni militari all’estero) pone l’accento sull’autonomia di detta voce di danno.

Il danno morale non è assolutamente stato eliminato dalla responsabilità civile e neanche può ritenersi interamente assorbito in quello biologico c.d. omnicomprensivo.

Il danno biologico riguarda la salute (nel senso di malattia nel corpo e/o nella mente), ai sensi dell’art. 32 della Costituzione, mentre il danno morale attiene alla dignità umana, ex artt. 2-3 Cost.

L’art. 5 del suddetto D.P.R. 37/2009, infatti, recita:

Criteri per la determinazione dell’invalidità permanente
Per l’accertamento delle percentualidi invalidita’ si procede secondo i seguenti criteri e modalita’:
a) la percentuale d’invalidita’ permanente (IP), riferita alla capacita’ lavorativa, e’ attribuita scegliendo il valore piu’ favorevole tra quello determinato in base alle tabelle per i gradi di invalidita’ e relative modalita’ d’uso approvate, in conformita’ all’articolo 3, comma 3, della legge 29 dicembre 1990, n. 407, con il decreto del Ministro della sanita’ 5 febbraio 1992 e successive modificazioni, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 47 del 26 febbraio 1992, e il valore determinato in base alle tabelle A, B, E ed F1 annesse al decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1978, n. 915, e successive modificazioni, e relativi criteri applicativi. Alla classifica di cui alle categorie della tabella A e della tabella B sono equiparate le fasce percentuali d’invalidita’ permanente, riferite alla capacita’ lavorativa, secondo le corrispondenze indicate nella tabella in allegato 1. Alle invalidita’ o mutilazioni di prima categoria della tabella A che risultino contemplate anche nella tabella E corrisponde una invalidita’ permanente non inferiore al cento per cento;
b) la percentuale del danno biologico (DB) e’ determinata in base alle tabelle delle menomazioni e relativi criteri applicativi di cui agli articoli 138, comma 1, e 139, comma 4, del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, e successive modificazioni;
c) la determinazione della percentuale del danno morale (DM) viene effettuata, caso per caso, tenendo conto della entita’ della sofferenza e del turbamento dello stato d’animo, oltre che della lesione alla dignita’ della persona, connessi e in rapporto all’evento dannoso, in una misura fino a un massimo di due terzi del valore percentuale del danno biologico;
d) la percentuale di invalidita’ complessiva (IC), che in ogni caso non puo’ superare la misura del cento per cento, e’ data dalla somma delle percentuali del danno biologico, del danno morale e del valore, se positivo, risultante dalla differenza tra la percentuale di invalidita’ riferita alla capacita’ lavorativa e la percentuale del danno biologico: IC= DB+DM+ (IP-DB).
2. Fino alla data di predisposizione delle tabelle di menomazione di cui agli articoli 138, comma 1, e 139, comma 4, del citato decreto legislativo n. 209 del 2005, la percentuale del danno biologico e’ determinata in base alla tabella delle menomazioni e relativi criteri applicativi, approvata con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 12 luglio 2000, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 172 del 25 luglio 2000, e successive modificazioni. La percentuale del danno biologico, cosi’ determinata, puo’ essere aumentata, ai sensi degli articoli 138, comma 3, e 139, comma 3, del decreto legislativo n. 209 del 2005, da parte dei competenti organismi sanitari di cui all’articolo 6, comma 3, del presente regolamento.

 

Il danno morale, pertanto, dovrebbe essere calcolato, in aggiunta al biologico, caso per caso, tenendo conto dell’entità della sofferenza e del turbamento dello stato d’animo, oltre che della lesione alla dignità della persona, connessi e in rapporto all’evento dannoso, in una misura fino a un massimo di due terzi del valore percentuale del danno biologico.

Ed aggiungo che, a mio parere, in determinati ambiti di lesione di interessi costituzionalmente garantiti, deve essere riconosciuto, tra i danni non patrimoniali, anche il danno esistenziale.

Se pur è vero che, secondo l’affermazione delle Sezioni Unite, «non può farsi riferimento ad una generica sottocategoria denominata “danno esistenziale”»  la cosa non può avere identico rilievo in tutti i casi. Ciò che invece va sottolineato, della sentenza delle Sezioni Unite, é che «pregiudizi di tipo esistenziale sono risarcibili purché conseguenti alla lesione di un diritto inviolabile della persona».

Se il comportamento del terzo ha ad oggetto prestazioni volte a soddisfare interessi di natura non patrimoniale, debbono ritenersi prevedibili e debbono essere risarciti i danni ricadenti nella sfera non patrimoniale, e, dunque, tanto il danno morale soggettivo quanto il pregiudizio esistenziale. (Trib Roma 13.07.2009).

Si legge nella sentenza della Suprema Corte che il risarcimento del danno deve essere integrale, il danno non è uguale per tutti e, dunque, va personalizzato; e, da ultimo, è necessario evitare duplicazioni. Ne deriva che il danno esistenziale, come pure il danno morale, vengono indicati dalle SS.UU. mere sintesi descrittive riferibili a voci di pregiudizio comprese nella macro-categoria del danno non patrimoniale. Tale caratterizzazione non esclude, però, che tale genere di pregiudizi debbano continuare ad essere valutati e risarciti nella loro effettiva consistenza. 

Prendo ad esempio i casi che seguo personalmente, aventi ad oggetto il risarcimento del danno da sangue infetto contro il Ministero della Salute (per violazione degli artt. 2, 29, 30, 32 e 38 della nostra Carta Fondamentale): se si tiene conto che, oltre al patema d’animo interiore per il proprio status di infermo, il comportamento colposo del Ministero ha prodotto la lesione, sotto l’aspetto dinamico, relazionale ed esistenziale, dello svolgimento dei rapporti affettivi e familiari, nonché della consuetudine di vita quotidiana che incidono significativamente sulla qualità dell’esistenza e sul decorso della vita del danneggiato, non può che ravvisarsi un cumulo di responsabilità.

Pertanto, andrà risarcito il pregiudizio esistenziale laddove vi siano (e siano provati e la presunzione è un mezzo di prova al pari degli altri) i pregiudizi di natura esistenziale. Il Collegio, infatti, expressis verbis afferma: “anche il pregiudizio non patrimoniale consistente nel non poter fare è risarcibile”. Sarà compito del Giudice personalizzare il danno a seconda delle risultanze processuali. In pratica, il pregiudizio morale e il pregiudizio esistenziale dovranno essere adeguati al caso concreto: si parla, infatti, di equità circostanziata. Ne consegue che la personalizzazione, nel caso di specie, ha ad oggetto:

  1. il profilo interno (il danno morale e quindi la sofferenza soggettiva);
  2. il profilo esterno (l’aspetto dinamico, relazionale, esistenziale).

(Tribunale di Pinerolo, 17.03.2009).

La lesione viene, pertanto, individuata in riferimento ai valori  costituzionalmente tutelati e sopra richiamati e ciò in quanto il mutamento di una relazione familiare comporta – secondo l’id quod plerumque accidit – una “modificazione in peius della vita del soggetto, non limitata al momento del dolore, ma anche proiettata nel futuro in quanto viene meno l’apporto, l’affetto, la cura e l’assistenza che aiutano l’individuo a realizzarsi nel suo complessivo percorso esistenziale“(Tribunale di Messina 31.08.2009).

I postumi derivanti da fatto illecito (in ambito della salute) è incontrovertibile che provochino un’irreversibile mutamento della qualità della vita personale, coniugale e genitoriale delle attività quotidiane del danneggiato, con ciò determinando, oltre alla lesione della integrità fisio – psichica, un evidente danno alla sfera affettiva, alla direzione della vita e, in generale, ai valori di rango costituzionale inerenti alla persona ed alle manifestazioni della personalità: deve, duqnue, riconoscersi il risarcimento del danno non patrimoniale quale pregiudizio esistenziale che si differenzia da quello di tipo morale, integrato dalla sofferenza contingente e dal turbamento dell’animo che la malattia può causare, nella sua percezione soggettiva, al danneggiato.

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