Cassazione: tempi duri per i raccomandati

In molti ritengono che l’Italia sia un Paese di raccomandati, e che la raccomandazione sia ormai diventato un fenomeno di costume, alla faccia della meritocrazia e di chi dedica anni e anni a studiare. Ma le cose stanno cambiando, e la sentenza n. 38617/2009 della Corte di Cassazione ne è un esempio lampante. Una raccomandazione fatta in una certo modo può essere considerata a tutti gli effetti un reato di concussione. I giudici della Suprema Corte hanno annullato una sentenza di assoluzione pronunciata nei riguardi del presidente di un Consiglio comunale, che aveva esercitato una serie di pressioni affinchè i

In molti ritengono che l’Italia sia un Paese di raccomandati, e che la raccomandazione sia ormai diventato un fenomeno di costume, alla faccia della meritocrazia e di chi dedica anni e anni a studiare. Ma le cose stanno cambiando, e la sentenza n. 38617/2009 della Corte di Cassazione ne è un esempio lampante. Una raccomandazione fatta in una certo modo può essere considerata a tutti gli effetti un reato di concussione.

I giudici della Suprema Corte hanno annullato una sentenza di assoluzione pronunciata nei riguardi del presidente di un Consiglio comunale, che aveva esercitato una serie di pressioni affinchè i responsabili di un ipermercato, che si sarebbe aperto di lì a poco, procedessero all’assunzione di 250 persone segnalate per nome. In caso contrario, il Presidente aveva prospettato, seppure in modo implicito, che ci sarebbero stati degli ostacoli per l’apertura del centro commerciale.

In appello il Presidente è stato assolto, ma il caso è giunto al vaglio dei giudici della Corte di Cassazione, che invece hanno ritenuto come l’uomo si sia servito della carica pubblica rivestita e della sua autorevolezza politica per piazzare i suoi “raccomandati” all’interno della struttura commerciale. I giudici della Corte di Cassazione hanno ravvisato che il comportamento dell’uomo, di tipo evidentemente intimidatorio, può configurare il reato di concussione.

Il consigliere, inoltre, aveva determinato uno stato di soggezione nei responsabili tale da far loro prospettare la possibilità che il progetto di apertura dell’ipermercato non andasse in porto se non si procedeva alle assunzioni. Insomma, non tutte le raccomandazioni costituiscono un reato di concussione, ma solo quelle che vengono perpetrate con evidenti modalità intimidatorie, tali da provocare nei uno stato di soggezione, come nel caso esaminato. E’ però importante che la Corte abbia preso posizione circa questo argomento, visto che la raccomandazione è purtroppo una pratica comune e diffusa. Adesso aspettiamo i vostri commenti!

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