Italia, risale il risparmio gestito

È il momento di fare un punto sulla finanza e sull’economia nell’anno che ci siamo lasciati alle spalle: secondo gli esperti, la situazione in Italia è migliorata, come testimonia la crescita della quota di risparmio gestito, ma continuano ad avanzare anche le altre forme di deposito capitale.

Un anno turbolento. In generale, il 2016 è stato probabilmente uno degli anni più turbolenti e imprevedibili di questo squarcio di secolo, anche per il succedersi di una serie di eventi di natura geopolitica che hanno influenzato molto l’opinione pubblica e i risparmiatori, in Italia e nel Mondo: basta citare i casi di Brexit o le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’America, o l’ultimo referendum costituzionale che ha portato alle dimissioni di Renzi, passando poi per i tantissimi attentati terroristici che hanno funestato l’anno e spesso sconvolto i mercati. Il risultato sono stati incertezza e forte volatilità dei prodotti finanziari.

Ricerca di sicurezza. Di certo non ha aiutato la fiducia il tracollo delle borse registrato a inizio anno, che ha determinato una prima fuga dei risparmiatori, spaventati anche dall’imprevedibilità delle oscillazioni dei listini, mentre i timidi rimbalzi successivi non hanno riportato a pieno la tranquillità tra gli investitori. E così, chi aveva una quota di risparmio e ha deciso di investirla ha avuto poche alternative per far fruttare i propri soldi, come testimonia il successo di Ing Direct e del suo conto deposito o il timido rialzo per l’industria italiana del risparmio gestito.

Scenari complessi. In realtà, il risparmio gestito si è assestato dopo un anno di “fasto”, con ritmi di crescita sostenuti dalla politica del quantitative easing delle banche centrali di Europa e Stati Uniti. Secondo gli analisti della Banca d’Italia, “nell’area dell’Euro e in Italia le condizioni monetarie espansive contribuiscono a sostenere la liquidità dei mercati finanziari, a ridurre i premi per il rischio sulle obbligazioni private, a contenere le tensioni sui titoli di Stato”. Per quanto riguarda gli scenari geopolitici e gli scenari dell’immediato futuro, invece, “dopo le elezioni negli Stati Uniti, i rendimenti obbligazionari sono aumentati in tutte le economie avanzate; lo spread sui titoli pubblici italiani è salito. Le prospettive di una crescita ancora modesta in Europa e l’incertezza legata agli sviluppi politici nei principali Paesi avanzati potrebbero alimentare forti variazioni dei corsi delle attività finanziarie nei prossimi mesi. Gli indicatori di mercato hanno registrato un aumento della volatilità sulle azioni italiane, in corrispondenza con il referendum sulla riforma costituzionale”.

Il patrimonio gestito. E l’incertezza dei mercati ha convinto gli italiani a rivolgersi a specialisti di settore per la gestione dei propri risparmi, e in particolare alla sottoscrizione di quote in fondi di investimento: i dati del 2016 parlano di un saldo di raccolta netta di poco inferiore al miliardo di euro, mentre il patrimonio gestito ha sfiorato i 2 mila miliardi di euro, grazie in particolare all’apporto delle gestioni collettive, che hanno registrato un saldo positivo di oltre 28 miliardi di euro, quasi 10 miliardi in più di quanto raccolto dalle gestioni di portafoglio nel corso del 2016.

La situazione in Italia. A tirare le somme sul risparmio gestito è Tommaso Corcos, nuovo presidente della principale associazione italiana del settore, Assogestioni, commentando come “la nostra industria si è definitivamente lasciata alle spalle la pesante eredità della duplice crisi finanziaria e del debito sovrano mettendo a segno risultati di assoluto rilievo”. Più in particolare, secondo il numero uno di Assogestioni la crescita è stata alimentata dalla “ricomposizione di portafoglio delle famiglie italiane, che hanno abbandonato l’investimento diretto in titoli per entrare nel risparmio gestito”. Inoltre, ormai il “trend di sviluppo dell’asset management globale è giunto a una fase di maturità”.

Il presidente Corcos ha anche individuato le caratteristiche principali del mercato italiano, indicando il ruolo della componente retail, particolarmente dinamica negli ultimi anni, e l’elevata apertura alla concorrenza internazionale come caratteristiche distintive per la crescita anche nei prossimi mesi.