LA CHIRURGIA ESTETICA E IL CONSENSO INFORMATO

*a cura dell’avv. Agnese Rosaria Racioppi*     “Quando ad un intervento di chirurgia estetica consegua un inestetismo più grave di quello che si mirava ad eliminare o ad attenuare, all’accertamento che di tale possibile esito il paziente non era stato compiutamente e scrupolosamente informato consegue ordinariamente la responsabilità del medico per il danno derivatone, quand’anche l’intervento sia stato correttamente eseguito”.   Questo è quanto la Suprema Corte di Cassazione Civile, Sezione III, ha pronunciato in una recentissima sentenza del 6 giugno 2014 n. 12830, in tema di consenso informato nell’ambito della chirurgia estetica. Il caso particolare ha riguardato un

*a cura dell’avv. Agnese Rosaria Racioppi*

 

 

“Quando ad un intervento di chirurgia estetica consegua un inestetismo più grave di quello che si mirava ad eliminare o ad attenuare, all’accertamento che di tale possibile esito il paziente non era stato compiutamente e scrupolosamente informato consegue ordinariamente la responsabilità del medico per il danno derivatone, quand’anche l’intervento sia stato correttamente eseguito”.

 

Questo è quanto la Suprema Corte di Cassazione Civile, Sezione III, ha pronunciato in una recentissima sentenza del 6 giugno 2014 n. 12830, in tema di consenso informato nell’ambito della chirurgia estetica.

Il caso particolare ha riguardato un intervento di chirurgia estetica volto alla rimozione di un tatuaggio sulla spalla.

Il chirurgo aveva omesso di informare il paziente, in modo dettagliato e puntuale, che l’operazione di rimozione del tatuaggio avrebbe potuto lasciare delle cicatrici (si legge nella sentenza che la cicatrice aveva un forma di losanga il cui asse maggiore era di 4,5 cm e quello minore di 2,5 non aderente ai tessuti sottostanti, con colorazione simil-cutanea, ma con striature ipercromiche).

In primo grado, la condanna di risarcimento danni richiesta per il medico viene respinta.

A conclusione contraria giunge la Corte di Appello.

Il sanitario impugna la sentenza di Appello e propone ricorso in Cassazione.

I Giudici di legittimità rigettano il ricorso proposto dal medico, ritenendolo responsabile per il danno procurato al paziente.

Per la Corte, l’assenza di un’informazione chiara e dettagliata ha reso l’intervento di chirurgia estetica illegittimo poiché il paziente non è stato posto nella condizione di maturare una scelta libera e consapevole e ciò anche nell’ipotesi in cui l’intervento sia compiuto a regola d’arte.

Dalla sentenza emerge con chiarezza che nel caso di interventi non necessari, come quello di chirurgia estetica, il consenso informato costituisce legittimazione e fondamento del trattamento sanitario finalizzato ad un miglioramento dell’aspetto fisico.

Gli ermellini hanno confermato che l’omessa informazione, nel caso specifico, di esiti cicatriziali ha determinato un danno alla salute sotto il profilo del peggioramento delle condizioni estetiche.

Pertanto, se manca il consenso informato, l’operazione di chirurgica estetica non deve essere compiuta poiché  l’intervento stesso diventa il fatto illecito che provoca un danno ingiusto.

 

 

avv. Agnese Rosaria Racioppi
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