La “colpa grave” del chirurgo estetico

*a cura dell’avv. Agnese Rosaria Racioppi*   Oggi, sempre più spesso, si ricorre alla chirurgia estetica con l’idea di voler migliorare il proprio aspetto fisico, ritenuto imperfetto. Di fronte ad un aumento della domanda di interventi di chirurgia estetica assistiamo ad un consequenziale aumento delle richieste di risarcimento danno legate ad errori del chirurgo. Di recente, la Corte di Cassazione – IV Sez. Pen. – con la sentenza 2347 del 22 gennaio 2014,  ha condannato un chirurgo estetico per lesioni colpose gravi a seguito di un intervento volto ad eliminare un pregiudizio estetico. Il caso riguarda un intervento chirurgico di

*a cura dell’avv. Agnese Rosaria Racioppi*

 

Oggi, sempre più spesso, si ricorre alla chirurgia estetica con l’idea di voler migliorare il proprio aspetto fisico, ritenuto imperfetto. Di fronte ad un aumento della domanda di interventi di chirurgia estetica assistiamo ad un consequenziale aumento delle richieste di risarcimento danno legate ad errori del chirurgo.

Di recente, la Corte di Cassazione – IV Sez. Pen. – con la sentenza 2347 del 22 gennaio 2014,  ha condannato un chirurgo estetico per lesioni colpose gravi a seguito di un intervento volto ad eliminare un pregiudizio estetico.

Il caso riguarda un intervento chirurgico di mastoplastica additiva.

Più precisamente, il medico aveva operato la propria paziente per aumentare il volume e migliorare l’aspetto dei suoi seni.

La paziente, purtroppo, aveva dovuto affrontare, a seguito dell’intervento, quaranta giorni di notevoli sofferenze fisiche e psichiche, con un evidente e grave danno estetico per le permanenti cicatrici causate dalle incisioni del bisturi e per il distaccamento di due muscoli mammari.

Citato in giudizio, il chirurgo chiedeva a propria difesa l’applicazione dell’art. 3 del Decreto Balduzzi (Legge 189/2012). Tale Decreto prevede che l’esercente della professione sanitaria che, nello svolgimento della propria attività, si attiene alle c.d. “linee guida” ed alle “buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica”, non risponde penalmente per “colpa lieve” in caso di danni alla persona del proprio paziente.

Inoltre, il medico rafforzava la propria difesa sul presupposto che la sua paziente avesse firmato il modulo per il consenso informato all’intervento, dimostrando di essere al corrente dei relativi rischi.

Il caso arriva davanti i Giudici di legittimità, secondo i quali non ci sono elementi per ricondurre la condotta del medico nella fattispecie della “colpa lieve” prevista dal decreto Balduzzi.

Il chirurgo non ha dimostrato di aver osservato linee guida o pratiche virtuose, accreditate dalla comunità scientifica. Per la Corte è palese che il medico deve rispondere per “colpa grave”, tutt’ora rilevante nell’ambito della professione medica e rinvenibile nell’errore inescusabile, poiché l’intervento chirurgico aveva mostrato un notevole grado di imperizia nella realizzazione della mastoplastica incriminata, resa ancora più negativa dall’uso di protesi assolutamente inadeguate.

Altresì, il consenso informato all’intervento non si configura come una scriminante per l’attività del medico. L’acquisizione del consenso informato rappresenta solo una condizione di liceità dell’operare del chirurgo, ma non influisce assolutamente sulla valutazione della condotta di quest’ultimo.

 

avv. Agnese Rosaria Racioppi
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