L’inquilino moroso agli arresti domiciliari.

La misura coercitiva degli “arresti domiciliari” è indipendente dalla vicenda privatistica della locazione.

*a cura dell’avv. Carla Di Lello*

La misura coercitiva degli “arresti domiciliari” è indipendente dalla vicenda privatistica della  locazione.

La misura anzidetta, infatti, può essere sempre revocata.

In particolare la  Corte di Cassazione, Sezione 4 penale Sentenza 23 settembre 2004, n. 37565, ha chiarito che ove il giudice – dopo avere disposto la misura degli arresti domiciliari – accerti la mancanza di un domicilio, presso cui trasferire l’imputato, può revocare il provvedimento, sostituendolo con la custodia cautelare in carcere.

In modo analogo, laddove sia in corso un’esecuzione per rilascio, il Tribunale di Sorveglianza deve provvedere alla revoca o sostituzione della misura coercitiva degli arresti domiciliari.

Infatti, l’articolo 299, comma 1, codice di Procedura penale, dispone infatti che «le misure coercitive e interdittive sono immediatamente revocate quando risultino mancanti, anche per fatti sopravvenuti, le condizioni di applicabilità previste dall’articolo 273 o dalle disposizioni relative alle singole misure ovvero le esigenze previste dall’articolo 274 codice di Procedura penale».

Qualora quindi l’inquilino risulti moroso, il locatore potrà attivarsi per  ottenere la convalida di sfratto o la sentenza di risoluzione del contratto, e, di conseguenza, agire in executivis per il rilascio dei locali.

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