Muore per una trasfusione infetta: ai figli 750mila euro di risarcimento

Ribadita la responsabilità del Ministero della salute per i contagi ante ’78. Ancora una condanna, ottenuta dal nostro studio, per il Ministero della Salute, che dovrà risarcire ai 5 figli di una signora, deceduta dopo aver contratto il virus dell’epatite C attraverso una trasfusione praticata negli anni ‘70, 150.000,00 euro ciascuno.

Il Giudice catanese, dopo aver dichiarato la prescrizione della domanda di risarcimento chiesta iure hereditatis, conformandosi alla ormai consolidata giurisprudenza di merito, secondo cui bisogna agire in giudizio entro  5 anni dalla domanda di indennizzo, ha però riconosciuto il risarcimento ai figli, iure proprio, per la perdita della madre.

Il presupposto per il risarcimento del danno ai singoli componenti della famiglia è la perdita del rapporto parentale, che è stato liquidato in via equitativa, comprensivo di danno morale ed esistenziale e del danno alla vita familiare conseguente alla malattia del congiunto.

Il giudice ribadisce che il dies a quo dell’azione di risarcimento iure proprio coincide con la morte della danneggiata e, pertanto, non era decorso il termine prescrizionale (in questo caso di 10 anni e non 5, essendo configurabile astrattamente il reato di omicidio colposo).

Importante sottolineare, come coerentemente ribadito recentemente dalla Suprema Corte di Cassazione, che la trasfusione infetta avvenne nel 1971, con ciò confermando la tesi della responsabilità ministeriale sin dai primi anni 70.

2 Commenti

  1. Avv. Mary Corsi
  2. vincenzzo

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