Illegittima la disposizione sull’inserimento “in coda”, anziché “a pettine”, nelle graduatorie scolastiche provinciali.

Di recente la Corte costituzionale si è pronunciata su una questione che nasce a seguito del ricorso presentato da alcuni docenti precari iscritti nelle ex graduatorie permanenti, ora ad esaurimento per effetto dell’art. 1, comma 605, lett. c), della legge 27 dicembre 2006 n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2007), i quali avrebbero impugnato alcuni atti ministeriali, nella parte in cui stabilivano, per il biennio 2009-2011, che i docenti che chiedevano il trasferimento ad altra provincia sarebbero stati collocati in coda alla relativa graduatoria.

Il ricorso veniva accolto nel 2008 dal TAR Lazio (sentenza n. 10809/2008) secondo cui la collocazione nelle graduatorie provinciali per l’insegnamento doveva avvenire sulla base del criterio meritocratico del punteggio conseguito dagli iscritti, in relazione ai titoli e alle esperienze formative maturate da ciascun insegnante e non potesse quindi essere disposta sulla base della maggiore anzianità di iscrizione in una medesima e chiusa graduatoria, ciò confliggendo oltre che con la richiamata normativa primaria di riferimento anche con i principi costituzionali richiamati in ricorso (di uguaglianza, art. 3; di buon andamento della p.a., art. 97; di accesso agli uffici pubblici in condizioni di uguaglianza, art. 51, comma 1).

La sentenza veniva impugnata dal Ministero soccombente che ne chiedeva, in via incidentale, la sospensione dell’efficacia, ma la richiesta di sospensiva veniva rigettata con ordinanza n. 1525/2009 in quanto il giudice di appello avrebbe “ritenute, allo stato, condivisibili le argomentazioni svolte nella sentenza appellata”; di conseguenza respingeva l’istanza cautelare di sospensione dell’efficacia della sentenza n. 10809/2008 del TAR Lazio.

Malgrado la piena efficacia della sentenza del TAR, tuttavia gli Uffici Scolastici benchè intimati non davano esecuzione alla sentenza, dal momento che, pubblicando le rispettive graduatorie a esaurimento per gli anni scolastici 2009-2011, non veniva disposta l’inclusione “a pettine” dei ricorrenti che avevano chiesto il trasferimento ad altra provincia .

I ricorrenti si vedevano pertanto costretti ad adire nuovamente il TAR Lazio per l’ottemperanza della citata  sentenza non sospesa dal Consiglio di Stato.

Nelle more del giudizio di ottemperanza, il nuovo Governo emanava il D.L. n. 134/2009, contenente “Disposizioni urgenti per garantire la continuità del servizio scolastico ed educativo per l’anno 2009-2010”, al cui art. 1 è stato aggiunto – in sede di conversione disposta con L. n. 167/2009 – il comma 4-ter. Il decreto disponeva che la lettera c) del comma 605 dell’articolo 1 della L. n. 296/2006, e successive modificazioni, si sarebbe dovuta interpretare nel senso che nelle operazioni di integrazione e di aggiornamento delle graduatorie permanenti di cui all’articolo 1 del D.Lgs. n. 97/2004 (convertito con modificazioni dalla L. n. 143/2004) è consentito ai docenti che ne fanno esplicita richiesta, oltre alla permanenza nella provincia prescelta in occasione dell’aggiornamento delle suddette graduatorie per il biennio scolastico 2007-2008 e 2008-2009, l’inserimento anche nelle graduatorie di altre province dopo l’ultima posizione di III fascia nelle graduatorie medesime. Analogamente la medesima norma statuiva che, in ottemperanza a quanto previsto dall’articolo 1, comma 4, del D.L. n. 97/2004, convertito con modificazioni dalla legge n. 134/2004, in occasione del successivo aggiornamento delle graduatorie il principio informatore di tale aggiornamento sarebbe stato quello del diritto di ciascun candidato al trasferimento della provincia prescelta, con il riconoscimento del punteggio e della conseguente posizione in graduatoria. In sostanza nelle operazioni di integrazione ed aggiornamento delle graduatorie per il biennio 2009-2011, sarebbe consentito ottenere il trasferimento da una graduatoria provinciale all’altra solo collocandosi “in coda” alla nuova graduatoria prescelta. Diversamente, a decorrere dagli aggiornamenti delle graduatorie dei bienni 2011-2012 e 2012-2013, tale collocamento sarebbe dovuto avvenire solo “a pettine”, ovvero con il riconoscimento del punteggio pregresso.

La norma in oggetto, qualificata come interpretativa, era chiaramente lesiva nella parte in cui stabiliva che in occasione dell’aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento per il biennio scolastico 2009-2011 i docenti che avessero chiesto di cambiare provincia sarebbero stati inseriti nella relativa graduatoria in ultima posizione. Di converso per il biennio successivo tale eventuale mutamento avrebbe comportato il riconoscimento del punteggio e della conseguente posizione attribuita al docente nella graduatoria di provenienza.

Il TAR a questo punto decideva di sollevare la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 4-ter, del D.L. n. 134/2009, convertito nella L. n. 167/2009, per contrasto con gli artt. 3, comma 1, 24, commi 1 e 2, 51, comma 1, 97, comma 1, 113, comma 1, e 117, comma 1, della Costituzione dubitando della legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 4-ter, del D.L. n. 134/2009 (Disposizioni urgenti per garantire la continuità del servizio scolastico ed educativo per l’anno 2009-2010), nella parte in cui prevedeva che, in sede di aggiornamento per il biennio 2009-2011 delle graduatorie ad esaurimento, i docenti che avessero chiesto il trasferimento in una diversa provincia rispetto a quella in cui risultavano iscritti sarebbero stati collocati in coda alla relativa graduatoria senza, dunque, il riconoscimento del punteggio e della posizione occupata in quella della provincia di originaria iscrizione. In particolare, sarebbe stato violato il principio di eguaglianza di cui all’art. 3 Cost., nonché gli artt. 24, primo e secondo comma, 51, primo comma, 97, 113, e 117, primo comma, della Costituzione.

La Corte con la sentenza n. 41 del 7 febbraio 2011, ha accolto le considerazioni del TAR Lazio ed ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 4 – ter del D.L. n. 134/2009, in quanto si porrebbe in contrasto con l’art. 3 della Costituzione e di conseguenza dichiarando assorbite le ulteriori censure.

Avv. Carla Di Lello – Specialista in Diritto Europeo – Dottore di Ricerca in Diritto Pubblico

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