La Banca non paga il modello F24 iva: la copia del modello timbrato dimostra l’avvenuto conferimento dell’incarico. Condannata.

Il modello F24 IVA timbrato ha valore probatorio del conferimento di incarico alla banca, a nulla valendo la mancata contabilizzazione del versamento. L’Istituto risponde per comportamento colposo o doloso del preposto.

Il Tribunale di Teramo, con una recentissima sentenza ottenuta dal nostro studio, condanna un noto Istituto bancario, per aver omesso il pagamento di un F24 relativo all’iva da parte di una società. La banca si era difesa riferendo che, nella contabilità dell’Istituto, non vi era alcuna traccia del detto pagamento e che, pertanto, non poteva essere dichiarata responsabile per il mancato versamento dell’imposta.

Il cittadino si era visto recapitare una cartella esattoriale ove veniva richiesto il pagamento dell’imposta che non risultava versata, oltre a interessi e sanzioni, che avevano, altresì, provocato un’ipoteca su un bene immobile da parte dell’Erario. Portatosi presso la Banca con copia del modello F24 timbrato, si sentiva rispondere che, non risultando negli archivi bancari alcun movimento, nessuna responsabilità poteva ascriversi ad essa. Rivoltosi al Tribunale, il Giudice così ha deciso:

dalla documentazione versata in atti, e segnatamente dal “modello F24”, per l’importo di € …………….., rilasciato dalla banca convenuta in data 2004 con proprio timbro e sigla del cassiere, può ritenersi dimostrato l’assunto attoreo in ordine al conferimento ad esso istituto bancario della delega al pagamento di tributi per l’indicato importo nonché il versamento di tale importo alla banca stessa per provvedervi.

Sul punto, infatti, premesso che la banca convenuta non ha mai disconosciuto la paternità della sigla apposta sul menzionato documento dal proprio dipendente, deve, sempre in via preliminare, osservarsi che alcun dubbio può sorgere, in generale, circa la genuinità del citato modello F24 atteso che la C.T.U. grafologica svolta, il cui contenuto questo Giudicante condivide e fa proprio per essere il detto elaborato immune da vizi tecnico-logici, ha accertato, al di là di ogni dubbio, sia che la sottoscrizione del cliente è effettivamente appartenente a ……………, legale rappresentante della società attrice, sia che “lo status quo” del documento stesso “segnatamente costituito dalle sottoscrizioni e dai timbri presenti”… “è risultato perfettamente integro sotto tutti gli aspetti chimico-fisici, non avendo subito alterazioni e/o manipolazioni” e che “in particolar modo la firma del cassiere e i timbri della banca, non presentano alcun tipo di difformità o anomalia rispetto a quelli utilizzati a fini comparativi”.

Ciò posto, dal medesimo documento può dirsi effettivamente provato l’avvenuto versamento della somma in esso indicata da parte del ………………….., nella sua qualità.

Deve, infatti, osservarsi che, sebbene il modello F24 di cui si tratta non presenti l’apposizione di una specifica dicitura “pagato” o altra similare, nella specie, il rilascio da parte del cassiere del documento con l’apposizione del timbro di cassa con sovrapposta la propria sottoscrizione in sigla può ritenersi equipollente ad una tale dicitura ove sol si osservi che, come risulta dall’ulteriore documentazione versata in atti, tale era il modus operandi adoperato dalla banca per quietanzare l’avvenuto pagamento dei modelli di pagamento in parola.

L’attrice ha, infatti, prodotto altre due modelli F24, incontestatamente pagati dal cliente per contanti nella stessa data di quello oggetto di contestazione, i quali, al pari di quello per cui è causa, presentano unicamente il timbro del cassiere e la sua sovrapposta sigla.

Né l’anzidetto valore probatorio del documento oggetto di lite può dirsi superato dalla circostanza, rilevata dal C.T.U., della mancata contabilizzazione del versamento in contanti da parte della banca nei propri libri contabili informatizzati ben potendo la stessa dipendere proprio da un comportamento colposo o doloso dello stesso preposto dell’istituto bancario.

Ne deriva che la banca convenuta, non avendo provveduto all’effettivo versamento all’Agenzia dell’Entrate di quanto oggetto della delega di pagamento e dovendo rispondere ex art. 1228 c.c. dell’operato dei propri ausiliari, deve considerarsi contrattualmente responsabile del danno subito dalla società attrice.

Venendo all’esame di tale danno, lo stesso deve identificarsi, in primo luogo, in quanto inutilmente versato alla banca in occasione della più volte menzionata delega di pagamento e cioè in € ………. e, poi, nei maggiori esborsi che l’attrice ha dovuto affrontare in ragione del mancato tempestivo pagamento all’Erario.

Il maggior esborso causalmente collegabile alla condotta inadempiente della banca deve, perciò, identificarsi  in € ……., per sanzione, ed ……….., per interessi, versati in più dall’attrice in relazione al mancato versamento della sola I.V.A. 2003.  

Può, inoltre, riconoscersi all’attrice il risarcimento del danno da lucro cessante per il mancato godimento della somma equivalente al danno emergente subito ed avuto riguardo al suo presumibile utilizzo.

Tale danno, sulla scorta dei principi espressi da Cass, SS.UU., n. 1712/1995, può determinarsi, anche in via equitativa, tenuto conto delle condizioni oggettive e soggettive della danneggiata (società di capitali), nell’importo pari agli interessi al tasso annuale del 3,0%, calcolati, senza anatocismo, sull’anzidetta somma di € ………., dal momento in cui l’attrice ha effettivamente subito il danno emergente, da identificarsi nel 14.12.2007 (data del nuovo versamento a Equitalia Pragma), fino alla data di deposito della presente sentenza.

Sull’intero complessivo importo su liquidato a titolo di risarcimento del danno – ivi compreso il lucro cessante – decorrono, poi, gli interessi, al saggio legale, dalla pronunzia della presente sentenza al soddisfo determinandosi la trasformazione del debito da debito di valore in debito di valuta.

Le spese di lite seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

Sempre per il principio della soccombenza si pongono definitivamente a carico della banca convenuta le spese di entrambe le C.T.U. svolte.

 

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