Il contratto di rete, una forma di aggregazione per le imprese e i vantaggi.

Forme di aggregazione tra imprese e gli innumerevoli vantaggi: il contratto di rete.

Il contratto di rete è una nuova forma di aggregazione tra imprese prevista per la prima volta dall’art. 3, comma 4-ter, D.L. n. 5/2009, come convertito dalla legge n. 33/2009.

Cos’è un contratto di rete

Questa nuova formula contrattuale rappresenta una risposta del legislatore alla presa d’atto di come «le imprese italiane sono caratterizzate da dimensioni potenzialmente troppo ridotte per competere pienamente a livello internazionale, secondo l’organizzazione per filiere disintegrate verticalmente (catene globali del valore, cgv) che si è affermata nell’ultimo decennio» (Documento di economia e finanza, Def, approvato dal consiglio dei ministri il 18.04.2012).

Le altre forme di aggregazione tra imprese

Le Reti di imprese rappresentano, da un punto di vista economico, una libera aggregazione tra soggetti con l’obiettivo di accrescere la loro capacità di competere innovandosi. Le figure utilizzate per dare vita a tali aggregazioni erano costituite fino ad un passato recente dal contratto di società o di consorzio, dall’Ati, dalla joint venture, dal franchising. A queste tipologie si aggiunge oggi quella del contratto di rete, la cui peculiarità è data dall’ampia libertà che viene lasciata all’autonomia delle parti per la definizione precisa dei contenuti contrattuali nel caso specifico.

Perché il contratto di rete

Ma vediamo perché si dovrebbe decidere di fare un “contratto di Rete”

  1. è uno strumento “modellabile” sulle esigenze delle parti e sugli obiettivi che si intendono perseguire, lasciando all’iniziativa privata la possibilità di regolamentare il contenuto dell’accordo nel modo più confacente alle esigenze concrete, eventualmente anche attraverso l’applicazione (in via suppletiva) di norme previste in materie e settori specifici (consorzi, cooperative ecc.).
  2. ai consorzi per l’internazionalizzazione sono concessi contributi per la copertura del 50% delle spese da essi sostenute per l’esecuzione di progetti per l’internazionalizzazione, da realizzare anche attraverso contratti di rete con piccole e medie imprese non consorziate.
  3. strumento flessibile che consente anche alle piccole imprese, che, pur non volendo o non potendo far parte del consorzio, abbiano voglia di partecipare solo ad un singolo progetto, di accedere alla contribuzione agevolata e quindi di investire sul mercato.
  4. possono essere istituiti nei territori costieri (con D.P.C.M., su richiesta delle imprese del settore che operano nei medesimi territori, previa intesa con le Regioni interessate) i distretti turistico-alberghieri, con l’obiettivo di riqualificare e rilanciare l’offerta turistica a livello nazionale e internazionale, di accrescere lo sviluppo delle aree e dei settori del distretto, di migliorare l’efficienza nell’organizzazione e nella produzione dei servizi, di assicurare garanzie e certezze giuridiche alle imprese che vi operano con particolare riferimento alle opportunità di investimento, di accesso al credito, di semplificazione e celerità nei rapporti con le pubbliche amministrazioni.
  5. alle imprese dei distretti, solo se costituite in rete (art. 3, comma 4-bis, D.L. 10.02.2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 09.04.2009, n. 33) si applicano le disposizioni agevolative in materia amministrativa, finanziaria, per la ricerca e lo sviluppo (art. 1, comma 368, lett. b, c, d, legge 23.12.2005, n. 266), previa autorizzazione rilasciata con decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze di concerto con il ministero dello Sviluppo economico, da adottare entro sei mesi dalla relativa richiesta.

Avv. Carla Di Lello – Specialista in Diritto Europeo – Dottore di Ricerca in Diritto Pubblico

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