In caso di condanna per usura, le clausole contrattuali sugli interessi sono nulle.

La condanna per usura, pertanto, comporta l’automatica nullità delle clausole sugli interessi ultralegali ed il diritto alla ripetizione dell’indebito a favore delle vittima.

Interessante sentenza del 2 febbraio 2012 emessa dal tribunale di Varese in merito all’automatica nullità delle pattuizioni relative ai frutti civili, in caso di patteggiamento per il reato di usura.

 Riferisce il Giudice varesino che la sentenza penale di applicazione della pena ex art. 444 c.p.p. costituisce indiscutibile elemento di prova per il giudice di merito il quale, laddove intenda disconoscere tale efficacia probatoria, ha il dovere di spiegare le ragioni per cui l’imputato avrebbe ammesso una sua insussistente responsabilità, ed il giudice penale abbia prestato fede a tale ammissione; detto riconoscimento ben può essere utilizzato come prova nel corrispondente giudizio di responsabilità in sede civile (v. Trib. Piacenza, sez. civ. sentenza 28 aprile 2011, n. 346, est. G. Morlini; v. Cass. civ., sez. lav., sentenza 5 maggio 2005 n. 9358, Rv. 581838).

La consumazione del delitto di usura, ai danni dell’attore mutuatario, determina l’inefficacia delle pattuizioni relative ai frutti civili. Infatti, ai sensi dell’art. 1815, comma 2, c.c., come modificato dalla Legge 1996, n. 108, “se sono convenuti interessi usurari la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”.

La condanna per usura, pertanto, comporta l’automatica nullità delle clausole sugli interessi ultralegali ed il diritto alla ripetizione dell’indebito a favore delle vittima.

Inoltre il sequestro conservativo dei beni si converte ipso iure in pignoramento, così che non può essere accolta la richiesta attorea di conferma di tale misura cautelare.

La richiesta di conferma del sequestro, da parte dell’attore, non può trovare accoglimento. Durante il giudizio di merito di cui all’art. 669-octies c.p.c., infatti, non è prevista la convalida del provvedimento cautelare, emesso durante la fase sommaria (v. Trib. Monza, Sez. IV, 3 settembre 2007); infatti, l’art. 686 c.p.c. prevede che il sequestro conservativo si converta ipso iure in pignoramento dal momento in cui il creditore sequestrante ottiene sentenza di condanna esecutiva, iniziando, in quello stesso momento, il processo esecutivo, di cui il sequestro stesso, una volta convertitosi in pignoramento, costituisce il primo atto. (Cass. civ., sez. III, sentenza 29 aprile 2006 n. 10029).

L’assunto è testimoniato dall’art. 156 disp. att. c.p.c., dove sono espressamente previste le modalità di esecuzione della sentenza di condanna, ottenuta successivamente ad un sequestro. Ciò significa che gli effetti prodotti dal sequestro, ex art. 2906 del codice civile, nel periodo anteriore divengono attuali con la conversione in pignoramento, sempreché questo non divenga inefficace per il mancato adempimento delle formalità di cui all’art. 156 disp. att. c.p.c..

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