Milleproroghe e prescrizione dell’anatocismo. La parola alla Corte Costituzionale

Nei giudizi incardinati per il rimborso degli interessi anatocistici che rischiano la declaratoria di prescrizione, a seguito delle norme salva-banche del decreto cosiddetto “Milleproroghe”, attendiamo la decisione della Corte Costituzionale in merito.

Con le modificazioni apportate in sede di conversione al decreto legge 29 dicembre 2010 n. 225” è stato introdotto nell’ordinamento la seguente norma: “Modificazioni apportate in sede di conversione al decreto legge 29 dicembre 2010 n. 225 : all’art. 2 dopo il comma 19 sono aggiunti i seguenti commi: …omissis… .In ordine alle operazioni bancarie regolate in conto corrente l’art. 2935 del codice civile si interpreta nel senso che la prescrizione relativa ai diritti nascenti  all’annotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dell’annotazione stessa. In ogni caso non si fa luogo alla restituzione di importi già versati alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge”.

Ciò vuol dire che per intraprendere azioni di risarcimento e di nullità degli interessi anatocistici, si ha tempo 10 anni, non dalla chiusura del rapporto di conto corrente, come aveva affermato la Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite con la sentenza n. 24418/2010, ma dalla singola annotazione dell’interesse che la banca effettua.

Ne conseguirebbe la prescrizione di una moltitudine di procedimenti in corso. Ebbene, i Giudici non ci stanno. Molti Tribunali hanno iniziato a disapplicare la norma, ritenendo che il termine di prescrizione decorra dalla chiusura del conto corrente, sussistendo una continuità del rapporto che si estingue solo con la detta chiusura e da quel momento decorrerà l’invocato termine di prescrizione.

Da annotare una recente decisione del Tribunale di Benevento che ha ritenuto di rimettere la questione alla Corte Costituzionale (come anche i Tribunali di Treviso, Ancona e Brindisi). Secondo il Giudice, con l’impugnata norma il legislatore manifesta  apertamente l’intento di attribuire alla stessa natura di norma di interpretazione autentica dell’art. 2935 codice civile (La prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere) aggiungendo che “ In ordine alle operazioni bancarie regolate in conto corrente l’art. 2935 del codice civile si interpreta nel senso che la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall’annotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dell’annotazione stessa.

Le norme sulla prescrizione, pur avendo una natura sostanziale, producono i loro effetti sul piano processuale, atteso che invocando l’effetto estintivo delle stesse è possibile impedire ai titolari di diritti di ottenerne la realizzazione in via giudiziaria. Ne consegue che, ove l’impugnata norma si applicasse anche per il passato e ai giudizi in corso, si avrebbe non solo una violazione del principio di uguaglianza e un’ingiustificata disparità di trattamento, ma anche una frustrazione dell’articolo 24 della  Costituzione, oltre che un’invasione ingiustificata delle prerogative proprie della Magistratura Ordinaria con violazione dell’art. 102 della Costituzione.

L’impugnata norma realizza, infine, un’eclatante violazione dei principi di tutela del risparmio delle famiglie e delle imprese, delle quali ultime intacca la libera di iniziativa economica, così violando gli artt. 41 e 47 della Costituzione. La norma in parola, infatti, paradossalmente contenuta in una legge titolata “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie” più che sostenere famiglie ed imprese incide invece negativamente sulle legittime aspettative di esse di ottenere in restituzione ingenti somme indebitamente contabilizzate dalla controparte durante lo svolgimento di rapporti in conto correnti e percepite in violazione di norme di ordine pubblico quale il divieto dell’anatocismo e del decorso della prescrizione dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere, favorendo così anche condotte dagli effetti tendenzialmente usurari.

D’altra parte la norma, di iniziativa governativa ed inserita con un maxi emendamento nel testo di un ennesimo decreto legge c.d. Milleproroghe a pochi giorni dalla scadenza dello stesso e sottoposto a voto di fiducia con consequenziale sostanziale frustrazione del potere del Parlamento di apportarvi delle modifiche (è noto che molti dei deputati e dei senatori sono avvocati che ben conoscono il contenzioso civile in atto tra banche e correntisti ), pur se definita dai primi commentatori come “legge salva banche”, rischia di pregiudicare irrimediabilmente anche il diritto delle banche ad ottenere in restituzione somme date a mutuo ai correntisti in regime di apertura di credito in conto corrente, se annotate prima di dieci anni dalla formale richiesta di rientro o di pagamento del saldo finale di chiusura del conto.

Dunque, il Tribunale di Benevento, per violazione degli artt. 3, 24, 41, 47 e 102 della Costituzione, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale della legge 26/2/2011, n. 10 di conversione con modificazioni del decreto legge 29/12/2010, n. 225 nella parte in cui all’art. 1 comma 1, richiamando l’allegato “Modificazioni apportate in sede di conversione al decreto legge 29 dicembre 2010, n. 225” ha introdotto nell’ordinamento giuridico la predetta  norma.

Ora la parola passa alla Corte Costituzionale che, nel decidere, dovrà certamente tener conto dei molteplici riflessi che la pronuncia produrrà sull’economia del nostro Paese in crisi.

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