Trading on-line: nulli gli acquisti senza firma digitale.

Gli acquisti online di strumenti finanziari sono nulli se non autorizzati per iscritto o con firma digitale, non essendo sufficiente la sottoscrizione del contratto quadro. Ecco una precisazione assai importanti per tutti coloro quali si dedicano a questo genere di transazione finanziaria online.

L’articolo 23 comma 1 del Testo unico della finanza (Tuf) relativo al d.lgs. 24/02/1998 n.58 recita:

“I contratti relativi alla prestazione dei servizi di investimento (…) sono redatti per iscritto e un esemplare è consegnato ai clienti (…). Nei casi di inosservanza della forma prescritta, il contratto è nullo”.

Per quel che concerne le modalità di redazione ed i contenuti dei contratti, si può far riferimento all’art. 30 delibera Consob 11522/98, per i contratti stipulati prima della riforma Mifid, e all’art. 37 del. Consob 16190/07 per quelli stipulati successivamente alla riforma Mifid.

Questi i principi generali dei contratti di investimento che però sono estensibili agli ordini di acquisto online.

Il Tribunale di Ravenna, con una sentenza del novembre 2010, operando un’interpretazione estensiva dell’art. 23, ha dichiarato la nullità dell’acquisto di azioni Parmalat e condannato la banca alla restituzione del capitale investito, oltre interessi, rivalutazione monetaria e spese di lite, in quanto

“la conclusione del contratto relativo alla prestazione di servizi d’investimento deve avvenire per iscritto, pertanto la conclusione del contratto potrà avvenire via Internet solo ove sia effettivamente realizzabile la cosiddetta firma digitale, unica alternativa ammessa dalla legge alla forma scritta cartacea”.

Non basta pertanto che vi sia un contratto scritto per l’accesso al servizio (contratto generale), ma che anche “i singoli ordini di negoziazione danno luogo alla formazione di contratti e anche questi contratti hanno per oggetto una prestazione di servizi  di investimento”.

Il Tribunale ha dichiarato la nullità del contratto di acquisto nel trading on line, dunque, per difetto di forma, ritenendo che l’art. 23 TUF laddove prescrive la forma scritta sotto pena di nullità si riferisca non solo al contratto generale d’investimento, ma anche ad ogni singolo acquisto.

Pertanto, occorre,  nel caso di operazioni effettuate via internet, che il cliente sia munito della c.d. firma digitale o firma elettronica, non essendo sufficiente l’esistenza di un sistema informatico sicuro, con password e identificazione dell’utente, e di consolidato uso tra istituti di credito, poiché trattasi di contratto relativo alla prestazione di servizi d’investimento, soggetto come tale al disposto dell’art. 23 TUF.

Una conferma di ciò, quale «interpretazione autentica», si ha nella comunicazione Consob 30396 del 21.04.2000, che precisa:

«allo stato dell’ordinamento vigente, la conclusione del contratto relativo alla prestazione dei servizi di investimento deve avvenire, di regola, per iscritto. Pertanto, la conclusione del contratto potrà avvenire via Internet solo ove sia effettivamente realizzabile la c.d. firma digitale secondo quanto disposto dal D.P.R. 10 novembre 1997, n. 513, in attuazione dell’art. 15, co.2, della legge 15 marzo 1997, n. 59. Lo stesso è a dirsi per ogni altra dichiarazione negoziale in ordine alla quale sia richiesta dall’ordinamento, senza alternative, la forma scritta».

L’azione di nullità dell’operazione effettuata senza firma digitale deve essere esperita entro 10 anni dall’acquisto, e contestualmente si può richiedere la restituzione delle somme.

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