Divieto di fumo: ora anche all’aperto

Nel mese di Luglio appena trascorso il sindaco di Firenze ha emanato una norma che obbliga tutti i dipendenti che lavorano presso il Comune a timbrare il cartellino, sia per l’entrata che per l’uscita, quando si assentano per la “pausa sigaretta”. Questa decisione ha provocato varie polemiche: c’è chi lo considera un provvedimento che lede i diritti dei lavoratori, e perciò illegittimo. Non è certo l’unico caso in cui un’amministrazione locale emana una legge anti-fumo così restrittiva.

Vediamo se ci sono dei precedenti, e le motivazioni alla base di tali provvedimenti.

Nel nostro Paese, val la pena ricordarlo, vige il divieto di fumare in tutti i luoghi, pubblici o privati, che siano chiusi, ad esclusione dei locali dotati di apposite sale per i fumatori e le private abitazioni. Non si può dunque fumare nei ristoranti, nelle discoteche, a scuola, negli ospedali, negli uffici, negli studi professionali, nelle sale d’attesa delle stazioni ed aeroporti, nei musei, sui treni, nei bar, sul taxi, negli androni condominiali.

La legge n. 3 del 2003 non estende però tale divieto ai luoghi aperti: spiagge, parchi, piscine, ecc. Le sanzioni per chi non rispetta tali regole sono piuttosto severe: circa 550 euro per chi le viola, 2000 euro per i gestori di locali che non le fanno rispettare, 3.300 euro se l’impianto di aerazione del locale riservato ai fumatori non è a norma.

Vietato fumare anche all’aperto

Alcune amministrazioni locali hanno emanato dei provvedimenti che estendono il divieto di fumare anche nei luoghi aperti, al fine di rafforzare la protezione dei non fumatori e per educare le persone al non utilizzo del fumo. Qualche esempio?

A Trento e provincia non si può fumare nei luoghi aperti adiacenti o vicini alle scuole di ogni ordine e grado, comprese scuole materne e asili. Lo stesso divieto vale per tutte quelle strutture che ospitano minori di diciotto anni. Ad Alghero, in Sardegna, vige il divieto di fumare nei parchi pubblici, a tutela delle vittime del fumo passivo, in particolare anziani e bambini. Vi sono però aree dedicate in cui si può fumare.

A Napoli un’ordinanza dell’Assessore alla Sanità nel 2007 ha messo uno stop alle sigarette fumate in ben 43 parchi pubblici cittadini, se nelle vicinanze vi sono bambini fino a 12 anni o donne incinta. Non si fuma inoltre durante le manifestazioni (concerti, cinema all’aperto) che si tengono nei parchi pubblici. Seguono lo stesso esempio anche Verona e Bolzano.

 

In spiaggia senza fumo

A Bibione, invece, dal 6 Agosto è partita un’iniziativa che ha eliminato il fumo da circa mezzo chilometro di spiaggia: molti turisti si lamentavano infatti che il litorale fosse pieno di mozziconi di sigarette.

Le città costiere come Bibione che hanno vietato di fumare in spiaggia o stanno pensando di attuare un provvedimento simile hanno a cuore non solo la salute di chi sceglie di non fumare, ma anche la protezione dei mari. Si calcola che sia pari al 24,6% la percentuale di mozziconi tra i rifiuti trovati nel mare.

La legge che stabilisce il divieto di fumare nei luoghi pubblici, a otto anni dalla sua emanazione, non sembra aver avuto un impatto rilevante sulla popolazione dei fumatori, visto che il numero dei fumatori è diminuito solo del 3-4%. I fumatori in Italia sono ancora un esercito: ben 13 milioni.

14 Commenti

  1. Antonio
  2. Avv. Mary Corsi
  3. LORENA ARCI
  4. Oleandro
  5. adriano
  6. Alberto Campanini
  7. Avv. Mary Corsi
  8. giovanni
  9. francesco
  10. Avv. Mary Corsi
  11. federico
  12. selene

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