Finanziaria: rispunta la norma sul processo breve.

Reinserita la norma sul processo breve nella manovra finanziaria. Nella manovra finanziaria attualmente in discussione al Parlamento spunta una misura sulla giustizia. Viene riproposta una norma che riguarda il processo breve, placidamente copiato dalle precedenti bozze, che riguarda il risarcimento da “irragionevole durata dei procedimenti”.

Si parla sia di processi civili che penali e di due anni per il primo grado, due anni per l’appello e altri due in Cassazione.

Laddove vi sia un “successivo grado di giudizio nel caso di giudizio di rinvio” vi sarà un altro anno di “bonus”.

Nell’articolato, si legge: “Il processo penale si considera iniziato alla data di assunzione della qualità di imputato. Non rilevano, agli stessi fini, i periodi conseguenti ai rinvii del procedimento richiesti o consentiti dalla parte, nel limite di novanta giorni ciascuno. insomma, anche il processo penale (e non solo quello civile) secondo la bozza di manovra deve durare sei anni.

Ma non è tutto. La riproposizione della norma temporaneamente accantonata a seguito delle violente polemiche di magistrati e opposizioni, prosegue in molti altri articoli.

Ma quid iuris sui risarcimenti? Sino a oggi, in base alla legge Pinto sulla equa riparazione, un cittadino aveva diritto a un indennizzo se il processo di primo grado durava più di tre anni. Adesso il termine scende a due e scatta dal momento della richiesta di rinvio a giudizio. In base alla nostra macchina della giustizia, la maggioranza degli imputati potrà chiedere il risarcimento con enormi costi per lo Stato.

“Per ciascun giorno di ritardo è liquidato un indennizzo di euro 2,50, che può essere equitativamente ridotto fino a euro 2,00 o elevato fino a euro 3,00; l’indennizzo può essere ridotto fino a euro 0,50 quando il procedimento cui l’istanza di equa riparazione si riferisce è stato definito con il rigetto delle richieste del ricorrente, ovvero quando ne è evidente l’infondatezza”.

I risarcimenti potranno essere richiesti a processo in corso.

In pratica, se oggi il PM chiede il rinvio a giudizio di un imputato, questi, dopo un anno e mezzo potrà mettere in mora i Giudici, sollecitando il deposito della sentenza. Non si fa in tempo? Scatta il risarcimento. E gli atti del processo non ancora chiuso verrannono esaminati da un altro giudice.

Ma a ben vedere, le norme relative alla prescrizione breve non fanno altro che peggiorare la disciplina di cui alla legge Pinto in materia di equa riparazione per la violazione del principio di ragionevole durata del processo.

La norma apporta modifiche  restrittive e peggiorative rispetto alla precedente previsione normativa.

Il comma III dell’art. 1 del DDL  prevede che: “In sede di prima applicazione delle disposizioni di cui al comma 1, nei giudizi pendenti in cui sono già decorsi i termini di cui all’articolo 2, comma 3-ter, della legge n. 89 del 2001, introdotto dal comma 1, lettera b), del presente articolo, l’istanza di cui al comma 3-quinquies del citato articolo 2 è depositata entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

Tale istanza rappresenta una preclusione imposta al danneggiato per esercitare il diritto all’equo indennizzo; il comma 3° quinquies prevede, invero, che la domanda si considera “priva di interesse” se “la parte che, nel giudizio in cui si assume essersi verificata la violazione di cui al comma 1, non ha presentato, nell’ultimo semestre anteriore alla scadenza dei termini di cui al primo periodo del comma 3-ter, una espressa richiesta al giudice procedente di sollecita definizione del giudizio entro i predetti termini, o comunque quanto prima”.

Cosa vuol dire? Che la mancata presentazione di questa istanza risulterebbe precludere ogni pretesa successiva, con evidente responsabilità dei legali.

3 Commenti

  1. roberta
  2. roberta
  3. micaele

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