Recesso del socio di una Sas per giusta causa

Ogni socio è libero di recedere dalla società in presenza di una giusta causa. Lo stabilisce il codice civile, all’art. 2285 (2° comma), e questa norma è applicabile, ai sensi degli art. 2315 e 2293 c.c. anche alle società in accomandita semplice. Il recesso del rapporto sociale è da ricondursi sempre ad una violazione dei doveri di lealtà, fedeltà, correttezza e diligenza degli altri soci, che hanno minato la natura fiduciaria del rapporto. In assenza di una normativa che dia precise indicazioni al riguardo, è intervenuta la giurisprudenza.

Ricordiamo che nella società in accomandita semplice vi è una differenza tra i soci accomandatari e quelli accomandanti circa l’amministrazione della società stessa e la responsabilità patrimoniale nei confronti dei terzi. L’art. 2320 c.c. stabilisce il divieto di immistione, la cui violazione può senz’altro essere considerata una “giusta causa” di recesso da parte del socio. Tornando all’art. 2285 c.c., questo non prevede alcun preavviso prima del recesso per giusta causa, ma la semplice comunicazione agli altri soci.

Su questo punto la dottrina e la giurisprudenza sono concordi: il recesso è una dichiarazione di volontà unilaterale recettizia. Da quando il recesso viene conosciuto dagli altri soci, il socio receduto non fa più parte della S.a.s. Quando vi è un unico socio accomandatario, all’interno della società si verifica una situazione di stallo.

L’art. 2323 c.c. stabilisce che, se vengono a mancare tutti i soci accomandatari, gli accomandanti provvedono a nominare un amministratore provvisorio per compiere gli atti di ordinaria amministrazione, ma questa gestione anomala potrà avere una durata massima di sei mesi. La società si scioglie quando restano soltanto soci accomandanti o accomandatari, a meno che nei sei mesi successivi non si provveda a sostituire il socio che è venuto meno.

L’amministratore provvisorio dovrà provvedere anche ad inoltrare le comunicazioni obbligatorie alla Camera di Commercio competente. Il socio receduto non è più legittimato a richiedere iscrizione di atti societari, visto che non ne fa più parte.

Se i soci accomandanti non ottemperano all’obbligo di nominare un amministratore provvisorio e di comunicare la variazione alla Camera di Commercio competente, si verifica la violazione dell’art. 2320 c.c. Inoltre, se da tali omissioni ne derivano dei danni al socio receduto, potrebbero essere chiamati a risarcire i danni eventualmente cagionati.

Le cause principali di scioglimento di una s.a.s. sono: volontà di tutti i soci; decorso del termine; mancanza della pluralità dei soci accomandanti o accomandatari, se entro sei mesi la società non si ricostituisce; esistenza di soli soci accomandatari o accomandanti, se entro sei mesi la situazione non viene normalizzata; conseguimento dell’oggetto sociale o impossibilità sopravvenuta di conseguirlo.



Potreste trovare interessanti anche questi articoli:

  • No Related Posts



Questo articolo ha 2 commenti

  • D.ssa Cristiana Lenoci scrive:

    Gentile Luisella, a questo proposito ci viene in aiuto l’art.2259 c.c. che disciplina la revoca del socio amministratore che commette un fatto che fa venir meno la fiducia degli altri soci oltre alla denuncia penale per appropriazione indebita e/o furto. Cordiali saluti

  • luisella scrive:

    nel caso in cui in una sas ci siamo 2 accomandatari e 2 accomandanti, un accomandatario ruba dai c/c sas, e si puo’ dimostrare, cosa puo’ fare l’altro amm.re? Nel caso, e’ stato fatto verbale in cui l’accomanmdatario che ha rubato ha dato procura ad un altro socio che ha approvato la sua esclusione dai poteri.Vale come una notifica? Per escluderlo completamente cosa bisogn a fare?
    grazie

Lascia un Commento

Si prega di inserire solo commenti inerenti l'articolo e l'argomento trattato.