Affidamento condiviso: cosa dice la legge?

Le famiglie italiane sono in crisi, e non soltanto dal punto di vista economico. L’Istat ha calcolato che si verificano 286 separazioni e 178 divorzi ogni mille matrimoni. Sempre più coppie, però, decidono di lasciarsi di comune accordo, scegliendo l’affidamento condiviso dei figli. Un bel passo in avanti, quindi, per il nostro ordinamento giuridico, che ha introdotto il concetto di “bi-genitorialità”. La legge che regola l’istituto dell’affidamento condiviso è la n. 54 del 2006. Se una coppia non va più d’accordo non significa che non sia capace di continuare a svolgere il suo ruolo genitoriale. L’affidamento condiviso cerca di aiutare

Le famiglie italiane sono in crisi, e non soltanto dal punto di vista economico. L’Istat ha calcolato che si verificano 286 separazioni e 178 divorzi ogni mille matrimoni. Sempre più coppie, però, decidono di lasciarsi di comune accordo, scegliendo l’affidamento condiviso dei figli. Un bel passo in avanti, quindi, per il nostro ordinamento giuridico, che ha introdotto il concetto di “bi-genitorialità”. La legge che regola l’istituto dell’affidamento condiviso è la n. 54 del 2006.

Se una coppia non va più d’accordo non significa che non sia capace di continuare a svolgere il suo ruolo genitoriale. L’affidamento condiviso cerca di aiutare i figli a crescere in modo sereno, e a non vivere la separazione come un trauma o una perdita. Oggi la normativa abbandona il concetto di mono-genitorialità, e punta alla condivisione del ruolo tra entrambi i genitori, ugualmente responsabili dei minori. Il giudice è chiamato a regolare i tempi e le modalità di presenza dei figli a casa di ciascun genitore, oltre alla cura, il mantenimento, l’educazione e l’istruzione degli stessi.

Se vi è una situazione di fatto che non può essere superata a causa della sua oggettiva gravità, il giudice può sconsigliare l’affidamento condiviso. Questo deve essere sempre attuato avendo come obiettivo principale l’interesse del minore. La legge prevede anche l’intervento del mediatore familiare, una figura professionale prevista dal Tribunale per aiutare i coniugi a raggiungere un accordo, in vista della tutela dell’interesse materiale e morale dei figli. L’istituto della mediazione familiare rappresenta un valido supporto per i giudici. Quando si stabilisce l’affidamento condiviso, lo si fa anche circa il mantenimento. Il giudice decide il modo e la misura in cui ogni genitore dovrà contribuire a mantenere i figli.

Eventualmente il giudice può stabilire che venga corrisposto un assegno periodico mensile, per realizzare la proporzionalità tra risorse personali e spese. Questo assegno tiene conto delle esigenze del figlio, del tenore di vita goduto durante la convvenza con i genitori, nonché delle risorse economiche e i compiti di cura assunti da ciascun genitore. L’importo che si riceve per il mantenimento dei figli non va dichiarato, in quanto non costituisce reddito. L’assegno versato per il mantenimento del coniuge invece è deducibile, soltanto se non viene corrisposto periodicamente. Essendo quest’ultimo considerato come un reddito da lavoro dipendente, anche a chi lo riceve spetta dichiararlo.

5 Commenti

  1. Avv. Mary Corsi
  2. alex
  3. MARIA
  4. Avv. Mary Corsi
  5. marco-giorgia

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