Cassazione: non è reato uccidere un animale per necessità

Ecco una sentenza della Suprema Corte che ha suscitato vivaci reazioni. La pronuncia riguarda il caso di un uomo che ha ucciso un pastore tedesco per difendere il suo cagnolino dall’aggressione e per impedire che il cane potesse attaccare anche la moglie, accorsa in aiuto per salvare l’amato cucciolo.

Il Tribunale di Salò aveva condannato l’uomo che aveva ucciso il cane pastore tedesco al pagamento di un’ammenda di 140 euro più i danni per il risarcimento civile. Gli era stato contestato il reato di uccisione di animale. Ma, a quanto pare, tale sentenza di primo grado è stata annullata dalla Seconda Sezione Penale della Cassazione, poiché, secondo i giudici, l’azione dell’uomo sarebbe stata motivata dalla necessità di difendere il suo cucciolo e la moglie dall’aggressione del cane. Tale pronuncia, ovviamente, ha scatenato la reazione delle associazioni che tutelano gli animali.

In particolare la LAV teme che questo principio di “legittima difesa” subisca un’eccessiva estensione anche là dove non è necessario, per giustificare le uccisioni di animali. La LAV interviene dicendo che se è importante estendere l’applicabilità dell’esimente dello “stato di necessità” previsto dall’art. 54 c.p. , è anche vero che l’impunibilità è ammessa “sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo”. Resta quindi cruciale il problema della corretta custodia degli animali e la capacità di affrontare eventuali pericoli attraverso la conoscenza adeguata dell’animale e senza alcuna presunzione. Vorrei raccogliere i vostri pareri sull’argomento.

Una risposta

  1. Giancarlo Nicoli

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